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	<title>Commenti per MARINA TERRAGNI BLOG (maschilefemminile &amp; altro)</title>
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		<title>Commenti su COME SI FA? di Domenico Sabatini</title>
		<link>http://terragni.wordpress.com/2008/10/23/come-si-fa/#comment-605</link>
		<dc:creator>Domenico Sabatini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 10:32:39 +0000</pubDate>
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		<description>A MARINA TERRAGNI sull&#039;articolo  del 28 ottobre Corriere della Sera, pag 14, &quot;Gli uomini, i trans ecc.&quot; Lo scritto mi ha fatto l&#039;effetto strabiliante di chi legge quanto sentiva ma non sapeva esprimere (innamoramento culturale immediato). E però (fase intellettiva, quella fastidiosa,  dell&#039;innamoramento) trovo tutte spiegazioni psicologiche;  nulla sulla dipendenza psicologica di chi paga con i soldi; nulla di chi vive un suo doppio (familiare, pubblico). Ma soprattutto vorrei sapere da dove nasce -FISICAMENTE - questo tipo di attrazione per un ibrido come è il trans.  Grazie. D.S. medico geriatra</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A MARINA TERRAGNI sull&#8217;articolo  del 28 ottobre Corriere della Sera, pag 14, &#8220;Gli uomini, i trans ecc.&#8221; Lo scritto mi ha fatto l&#8217;effetto strabiliante di chi legge quanto sentiva ma non sapeva esprimere (innamoramento culturale immediato). E però (fase intellettiva, quella fastidiosa,  dell&#8217;innamoramento) trovo tutte spiegazioni psicologiche;  nulla sulla dipendenza psicologica di chi paga con i soldi; nulla di chi vive un suo doppio (familiare, pubblico). Ma soprattutto vorrei sapere da dove nasce -FISICAMENTE &#8211; questo tipo di attrazione per un ibrido come è il trans.  Grazie. D.S. medico geriatra</p>
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		<title>Commenti su ATTENZIONE: IL BLOG CAMBIA INDIRIZZO di maria vittoria adami</title>
		<link>http://terragni.wordpress.com/2008/10/24/attenzione-il-blog-cambia-indirizzo/#comment-604</link>
		<dc:creator>maria vittoria adami</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 09:13:39 +0000</pubDate>
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		<description>Leggendo la lettera sulla ragazza straniera (due settimane fa su Io Donna) che cercava una famiglia “di destra”, ho sorriso. Credo che il traduttore automatico abbia semplicemente tradotto “right” in “destra”, anzichè in “diritto”. la ragazza forse alludeva al suo “diritto a farsi una famiglia e ad avere un marito”. Il buffo è, piuttosto, che una lingua usi la stessa parola per “destra” e “diritto”. quasi a sancire una naturalità e una buona norma nella destra. infondo, ai nostri nonni, se scrivevano con la sinistra, non veniva legata la mano dietro, per obbligarli a scrivere “secondo natura”, con la destra? :-), Maria Vittoria, Villafranca di Verona</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo la lettera sulla ragazza straniera (due settimane fa su Io Donna) che cercava una famiglia “di destra”, ho sorriso. Credo che il traduttore automatico abbia semplicemente tradotto “right” in “destra”, anzichè in “diritto”. la ragazza forse alludeva al suo “diritto a farsi una famiglia e ad avere un marito”. Il buffo è, piuttosto, che una lingua usi la stessa parola per “destra” e “diritto”. quasi a sancire una naturalità e una buona norma nella destra. infondo, ai nostri nonni, se scrivevano con la sinistra, non veniva legata la mano dietro, per obbligarli a scrivere “secondo natura”, con la destra? :-), Maria Vittoria, Villafranca di Verona</p>
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		<title>Commenti su Info di maria vittoria adami</title>
		<link>http://terragni.wordpress.com/Info/#comment-603</link>
		<dc:creator>maria vittoria adami</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 09:12:33 +0000</pubDate>
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		<description>Leggendo la lettera sulla ragazza straniera (due settimane fa su Io Donna) che cercava una famiglia &quot;di destra&quot;, ho sorriso. Credo che il traduttore automatico abbia semplicemente tradotto &quot;right&quot; in &quot;destra&quot;, anzichè in &quot;diritto&quot;. la ragazza forse alludeva al suo &quot;diritto a farsi una famiglia e ad avere un marito&quot;. Il buffo è, piuttosto, che una lingua usi la stessa parola per &quot;destra&quot; e &quot;diritto&quot;. quasi a sancire una naturalità e una buona norma nella destra. infondo, ai nostri nonni, se scrivevano con la sinistra, non veniva legata la mano dietro, per obbligarli a scrivere &quot;secondo natura&quot;, con la destra? :-), Maria Vittoria, Villafranca di Verona</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo la lettera sulla ragazza straniera (due settimane fa su Io Donna) che cercava una famiglia &#8220;di destra&#8221;, ho sorriso. Credo che il traduttore automatico abbia semplicemente tradotto &#8220;right&#8221; in &#8220;destra&#8221;, anzichè in &#8220;diritto&#8221;. la ragazza forse alludeva al suo &#8220;diritto a farsi una famiglia e ad avere un marito&#8221;. Il buffo è, piuttosto, che una lingua usi la stessa parola per &#8220;destra&#8221; e &#8220;diritto&#8221;. quasi a sancire una naturalità e una buona norma nella destra. infondo, ai nostri nonni, se scrivevano con la sinistra, non veniva legata la mano dietro, per obbligarli a scrivere &#8220;secondo natura&#8221;, con la destra? :-), Maria Vittoria, Villafranca di Verona</p>
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		<title>Commenti su RIFARSI IL CERVELLO di laura</title>
		<link>http://terragni.wordpress.com/2008/05/05/rifarsi-il-cervello/#comment-602</link>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 08:28:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://terragni.wordpress.com/?p=58#comment-602</guid>
		<description>sono pienamente d&#039;accordo con ciò che viene detto in questo articolo. non è molto che pratico la meditazione o altre tecniche del pensiero consapevole per guarire il corpo ma sopra ogni cosa la mente. lavorando per cambiare i nostri atteggiamenti mentali i risultati si sentono anche nel fisico. è bellissimo sapere che ci si può curare dal demone della depressione(e io ne so qualcosa) senza uso di farmaci.avete pienamente ragione quando dite che si può guarire il cervello &quot;con una sorta di rieducazione emozionale.&quot; certo ci vuole costanza e praticare la meditazione tutti i giorni, ma possiamo ritagliarci del tempo ogni giorno anche se lavoriamo. grazie per questo bellissimo articolo .</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono pienamente d&#8217;accordo con ciò che viene detto in questo articolo. non è molto che pratico la meditazione o altre tecniche del pensiero consapevole per guarire il corpo ma sopra ogni cosa la mente. lavorando per cambiare i nostri atteggiamenti mentali i risultati si sentono anche nel fisico. è bellissimo sapere che ci si può curare dal demone della depressione(e io ne so qualcosa) senza uso di farmaci.avete pienamente ragione quando dite che si può guarire il cervello &#8220;con una sorta di rieducazione emozionale.&#8221; certo ci vuole costanza e praticare la meditazione tutti i giorni, ma possiamo ritagliarci del tempo ogni giorno anche se lavoriamo. grazie per questo bellissimo articolo .</p>
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		<title>Commenti su VERITA&#8217; MASCHILE di mario</title>
		<link>http://terragni.wordpress.com/2008/10/21/verita-maschile/#comment-599</link>
		<dc:creator>mario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 17:00:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://terragni.wordpress.com/?p=195#comment-599</guid>
		<description>&quot;L&#039;unico vero regalo che ogni giorno la vita mi offriva era lì davanti a me. Il mare, il cielo. A perdita d&#039;occhio. Con quella luce sempre uguale a nessun&#039;altra che nasceva dall&#039;uno e dall&#039;altro. Spesso mi accadeva di pensare che stringere il corpo di una donna era, in qualche modo, trattenere su di sè quella gioia ineffabile che scende dal cielo verso il mare&quot;.
(Jean-Claude Izzo, Solea, ed.e/o, 2000)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;unico vero regalo che ogni giorno la vita mi offriva era lì davanti a me. Il mare, il cielo. A perdita d&#8217;occhio. Con quella luce sempre uguale a nessun&#8217;altra che nasceva dall&#8217;uno e dall&#8217;altro. Spesso mi accadeva di pensare che stringere il corpo di una donna era, in qualche modo, trattenere su di sè quella gioia ineffabile che scende dal cielo verso il mare&#8221;.<br />
(Jean-Claude Izzo, Solea, ed.e/o, 2000)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su ATTENZIONE: IL BLOG CAMBIA INDIRIZZO di MANUELA</title>
		<link>http://terragni.wordpress.com/2008/10/24/attenzione-il-blog-cambia-indirizzo/#comment-598</link>
		<dc:creator>MANUELA</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 08:00:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://terragni.wordpress.com/?p=207#comment-598</guid>
		<description>Buongiorno,io non so assolutamente se sono nel posto giusto.Riguardo all&#039;articolo &quot;UOMINI CHE ODIANO IL MERCATO DELLE DONNE&quot; Volevo dire che sono completamente d&#039;accordo conl&#039;articolo,come donna, come mamma di un ragazzo e di una ragazza,credo che questa cosiderazione del corpo femminile sia nociva sia ai ragazzi,che pensano che le donne debbano essere tutte così, sia alle ragazze che vogliono essere così, con conseguenze anche gravi , vedi anoressia ecc. Credo che noi donne dovremmo cercare di fare a tutti i costi qualcosa per proibire almeno in TV CERTI SPETTACOLI.GRAZIE.Manuela</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno,io non so assolutamente se sono nel posto giusto.Riguardo all&#8217;articolo &#8220;UOMINI CHE ODIANO IL MERCATO DELLE DONNE&#8221; Volevo dire che sono completamente d&#8217;accordo conl&#8217;articolo,come donna, come mamma di un ragazzo e di una ragazza,credo che questa cosiderazione del corpo femminile sia nociva sia ai ragazzi,che pensano che le donne debbano essere tutte così, sia alle ragazze che vogliono essere così, con conseguenze anche gravi , vedi anoressia ecc. Credo che noi donne dovremmo cercare di fare a tutti i costi qualcosa per proibire almeno in TV CERTI SPETTACOLI.GRAZIE.Manuela</p>
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		<title>Commenti su URLATORI di donatella</title>
		<link>http://terragni.wordpress.com/2008/09/13/urlatori/#comment-597</link>
		<dc:creator>donatella</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 11:49:39 +0000</pubDate>
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		<description>? Terribile questo modo di contrapporre quel che siamo capaci di concepire, anche a danno di altri, e ciò che non siamo in grado di tollerare. Non tolleriamo che la vecchiaia ci ricordi che siamo mortali, forse, ma c&#039;è violenza gratuita in questo modo di dire delle proprie paure. Non tolleriamo ciò che non ci rappresenta, che non dice del nostro diritto di essere come noi siamo?
Invece vorrei  raccontare di come i &quot;suoni di vita&quot; hanno portato me quasi alla pazzia e non solo. Condominio. Famigliola apparentemente felice, in realtà due ragazzi un po&#039; tossici e un po&#039; delinquenziali ma molto indisturbati nei loro esercizi molesti perché nullafacenti ,  figli di ricchi, di piccoli potentati paesani con a loro volta una bambina. Feste continue di giorno e di notte, probabile uso di sostanze varie, liti fra tutti gli invitati, urla, oggetti pesanti gettati a terra e fatti rimbalzare fino all&#039;ossessione. Tutto questo sopra la mia testa fino alle tre, quattro del mattino, quasi tutte le notti, in uno stabile costruito come si fa oggi: risparmiando sui materiali. Dopo un po&#039;, chiedo con molto garbo di essere avvisata in occasione delle feste per provvedere diversamente al mio riposo, mi si risponde subito con tono rabbioso e irridente che sono pazza, che se voglio dormire devo andare in un ospizio e poi comincio a ricevere minacce e molestie di tutti i tipi: dal sentirmi rispondere al telefono: veniamo giù e ti sfondiamo il portone, al trovare incollata la serratura del mio garage, all&#039;acido gettato sul mio giardino,  al cloro sul bucato. Un escalation che aumentava mentre crescevano i miei tentativi di tenere bassissimo il livello di un conflitto per me inspiegabile. La mia vita sociale resa impossibile  in casa mia, dal fatto che non avrei potuto parlare con i mie ospiti perché il rumore che proveniva da sopra impediva di sentire le parole che potevamo scambiarci. Non sentivo neanche la tv, non si sentivano che loro, in tutto il quartiere, a tutte le ore, tranne al mattino quando non dovendo lavorare,  loro potevano dormire. Gli altri vicini tacevano, un po&#039; per paura, un po&#039; per quel rispetto verso i potenti,  un po&#039; perché non ricevevano il mio stesso disturbo (tromba delle scale che isolava in parte dal frastuono e cose del genere). Nessuno è voluto intervenire, neanche quando ho preso a far intendere che se la bambina urlava e correva indossando le scarpe con i tacchi della madre, anche per dodici ore di seguito senza interrompersi mai,  c&#039;era un problema grave e serio. I carabinieri mi hanno ripsosto: lei stia più calma, non è un reato fare rumore. La polizia mi ha detto che ero io a non capire che la bambina era &quot;vivace&quot;, l&#039;assistente sociale mi ha consigliato di denunciare in forma anonima, l&#039;amministratore di condominio che il problema era mio con loro e lui non poteva intervenire. Altri, interpellati, mi hanno dato risposte dello stesso tenore. L&#039;avvocato, invece, mi ha parlato di molestie e non di semplice rumore. Molestie per le minacce, per i danni e per quell&#039;osservarmi dal giardino accanto dove lui se non c&#039;era nessuno che in quel momento lo vedeva, si arrampicava di notte mentre io innaffiavo il mio . Oggi identifico con lo stalking, non a base sentimentale, quei comportamenti, aggiungendo le telefonate mute e tanto altro.Mi sono ammalata perché non dormire per due anni avendo in corpo rabbia, paura e impotenza non possono che questo. In prossimità della mia decisione di denunciare, quando anche i vicini si erano decisi a parlare e l&#039;ammistratore a intervenire,  accade un evento che blocca il mio intento e che definire tragico è nulla: la bambina, due anni e mezzo,  muore per una diverticolite fulminante sulla quale viene fatta un&#039;inchiesta ancora aperta. Il silenzio, a quel punto assordante e il dolore per quella morte si sono sovrapposti al mio ricovero, alla sala chirurgica e alla lettera trovata al mio ritorno dall&#039;ospedale nella quale mi si accusava di aver indotto con il mio non tollerare un rumore &quot;normale&quot;,  i due ragazzi ad inveire sulla bambina. Lettera scritta dalla madre di lui che mi avvisava: taci o  ti denuncio per diffamazione. Lettera che dice chiaramente di un dubbio terribile sulle ragioni di quella morte, ragioni che si vogliono imputare al mio bussare sul soffitto quando, a notte inoltrata, non ricevevo da loro nessuna risposta al telefono o al citofono (che forse neanche sentivano, soffocati dai loro fragori, sentivano il mio bussare, però). Io vivo sola, faccio un bel lavoro poco retribuito e non dispongo di protezioni sociali di alcun tipo. Vivo ancora con la paura di rientrare da sola di notte.  Se ne sono andati, si sono separati, mi dicono, ho ripreso a dormire e a risollevarmi dai miei mali. La paura non mi ha lasciato del tutto in ragione di quei &quot;suoni di vita&quot;. Mi resta la domanda del perché è morta una bambina costretta a restare sveglia fino al mattino per i &quot;suoni di vita&quot; dei suoi genitori. Del non aver fatto in tempo una denuncia che mi esponeva a rappresaglie peggiori, del voler credere che prima o poi si sarebbe risolto tutto bonariamente, di quella strana incredulità che ci prende quando non possiamo pensare  che tutto quello  stia capitando proprio a noi, della paura che mi ha attraversato in ogni fibra e della quale non mi riesce ancora di liberarmi. Ogni tanto quei due tornano e mi osservano minacciosi, tornano non insieme e accompagnati dai rispettivi genitori, gettano mozziconi di sigaretta e acqua sporca mista a cloro sul mio giardino che continua ad essere bruciato. Non più &quot;suoni&quot; o non molti e non di notte, altre tracce della loro &quot;vita&quot; che si fa sulla pelle degli altri. Indisturbati perché potenti. In un paesino dove sono andata a vivere credendo di trovare una dimensione più...umana! Il mio avvocato mi dice che si tratta di gente che non ha niente da perdere mentre io sono da sola. Spero spariscano dal mio orizzonte mentre cerco di risparmiare qualche soldo per affrontare un eventuale trasloco se dovessero tornare, con i loro magnifici &quot;suoni di vita&quot;. E&#039; questa la libertà di una donna che ha deciso di vivere da sola anche per avere relazioni che può scegliere? Cosa dire di relazioni &quot;scelte&quot; e coatte? Cosa dire dei miei amici che mi invitavano nelle loro case e a &quot;non dare peso&quot; a quanto accadeva nella mia?  Che avevano paura quanto me? che non mi volevano abbastanza bene per aiutarmi a difendermi? Che avrebbero testimoniato, sì, in un eventuale processo ma che si sarebbe celebrato troppo tardi per sperare di sopravvivere in quelle condizioni? Testimonianze di parte, alle quali loro avrebbero opposto le loro, ovviamente false se anche qualche vicino non avesse avuto il coraggio di darne a sua volta. E tante, tante altre domande che mi faccio in ragione di quei &quot;suoni di vita&quot;. Sembra una tragica esagerazione, la mia, perché a parlare di rumore, oggi, sembra non esserci neanche il diritto. Eppure accade anche questo che ho appena raccontato. E che cerco di elaborare come posso. C&#039;è qualcuno, te, Marina, che può aiutarmi un po&#039; in questo lavoro?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>? Terribile questo modo di contrapporre quel che siamo capaci di concepire, anche a danno di altri, e ciò che non siamo in grado di tollerare. Non tolleriamo che la vecchiaia ci ricordi che siamo mortali, forse, ma c&#8217;è violenza gratuita in questo modo di dire delle proprie paure. Non tolleriamo ciò che non ci rappresenta, che non dice del nostro diritto di essere come noi siamo?<br />
Invece vorrei  raccontare di come i &#8220;suoni di vita&#8221; hanno portato me quasi alla pazzia e non solo. Condominio. Famigliola apparentemente felice, in realtà due ragazzi un po&#8217; tossici e un po&#8217; delinquenziali ma molto indisturbati nei loro esercizi molesti perché nullafacenti ,  figli di ricchi, di piccoli potentati paesani con a loro volta una bambina. Feste continue di giorno e di notte, probabile uso di sostanze varie, liti fra tutti gli invitati, urla, oggetti pesanti gettati a terra e fatti rimbalzare fino all&#8217;ossessione. Tutto questo sopra la mia testa fino alle tre, quattro del mattino, quasi tutte le notti, in uno stabile costruito come si fa oggi: risparmiando sui materiali. Dopo un po&#8217;, chiedo con molto garbo di essere avvisata in occasione delle feste per provvedere diversamente al mio riposo, mi si risponde subito con tono rabbioso e irridente che sono pazza, che se voglio dormire devo andare in un ospizio e poi comincio a ricevere minacce e molestie di tutti i tipi: dal sentirmi rispondere al telefono: veniamo giù e ti sfondiamo il portone, al trovare incollata la serratura del mio garage, all&#8217;acido gettato sul mio giardino,  al cloro sul bucato. Un escalation che aumentava mentre crescevano i miei tentativi di tenere bassissimo il livello di un conflitto per me inspiegabile. La mia vita sociale resa impossibile  in casa mia, dal fatto che non avrei potuto parlare con i mie ospiti perché il rumore che proveniva da sopra impediva di sentire le parole che potevamo scambiarci. Non sentivo neanche la tv, non si sentivano che loro, in tutto il quartiere, a tutte le ore, tranne al mattino quando non dovendo lavorare,  loro potevano dormire. Gli altri vicini tacevano, un po&#8217; per paura, un po&#8217; per quel rispetto verso i potenti,  un po&#8217; perché non ricevevano il mio stesso disturbo (tromba delle scale che isolava in parte dal frastuono e cose del genere). Nessuno è voluto intervenire, neanche quando ho preso a far intendere che se la bambina urlava e correva indossando le scarpe con i tacchi della madre, anche per dodici ore di seguito senza interrompersi mai,  c&#8217;era un problema grave e serio. I carabinieri mi hanno ripsosto: lei stia più calma, non è un reato fare rumore. La polizia mi ha detto che ero io a non capire che la bambina era &#8220;vivace&#8221;, l&#8217;assistente sociale mi ha consigliato di denunciare in forma anonima, l&#8217;amministratore di condominio che il problema era mio con loro e lui non poteva intervenire. Altri, interpellati, mi hanno dato risposte dello stesso tenore. L&#8217;avvocato, invece, mi ha parlato di molestie e non di semplice rumore. Molestie per le minacce, per i danni e per quell&#8217;osservarmi dal giardino accanto dove lui se non c&#8217;era nessuno che in quel momento lo vedeva, si arrampicava di notte mentre io innaffiavo il mio . Oggi identifico con lo stalking, non a base sentimentale, quei comportamenti, aggiungendo le telefonate mute e tanto altro.Mi sono ammalata perché non dormire per due anni avendo in corpo rabbia, paura e impotenza non possono che questo. In prossimità della mia decisione di denunciare, quando anche i vicini si erano decisi a parlare e l&#8217;ammistratore a intervenire,  accade un evento che blocca il mio intento e che definire tragico è nulla: la bambina, due anni e mezzo,  muore per una diverticolite fulminante sulla quale viene fatta un&#8217;inchiesta ancora aperta. Il silenzio, a quel punto assordante e il dolore per quella morte si sono sovrapposti al mio ricovero, alla sala chirurgica e alla lettera trovata al mio ritorno dall&#8217;ospedale nella quale mi si accusava di aver indotto con il mio non tollerare un rumore &#8220;normale&#8221;,  i due ragazzi ad inveire sulla bambina. Lettera scritta dalla madre di lui che mi avvisava: taci o  ti denuncio per diffamazione. Lettera che dice chiaramente di un dubbio terribile sulle ragioni di quella morte, ragioni che si vogliono imputare al mio bussare sul soffitto quando, a notte inoltrata, non ricevevo da loro nessuna risposta al telefono o al citofono (che forse neanche sentivano, soffocati dai loro fragori, sentivano il mio bussare, però). Io vivo sola, faccio un bel lavoro poco retribuito e non dispongo di protezioni sociali di alcun tipo. Vivo ancora con la paura di rientrare da sola di notte.  Se ne sono andati, si sono separati, mi dicono, ho ripreso a dormire e a risollevarmi dai miei mali. La paura non mi ha lasciato del tutto in ragione di quei &#8220;suoni di vita&#8221;. Mi resta la domanda del perché è morta una bambina costretta a restare sveglia fino al mattino per i &#8220;suoni di vita&#8221; dei suoi genitori. Del non aver fatto in tempo una denuncia che mi esponeva a rappresaglie peggiori, del voler credere che prima o poi si sarebbe risolto tutto bonariamente, di quella strana incredulità che ci prende quando non possiamo pensare  che tutto quello  stia capitando proprio a noi, della paura che mi ha attraversato in ogni fibra e della quale non mi riesce ancora di liberarmi. Ogni tanto quei due tornano e mi osservano minacciosi, tornano non insieme e accompagnati dai rispettivi genitori, gettano mozziconi di sigaretta e acqua sporca mista a cloro sul mio giardino che continua ad essere bruciato. Non più &#8220;suoni&#8221; o non molti e non di notte, altre tracce della loro &#8220;vita&#8221; che si fa sulla pelle degli altri. Indisturbati perché potenti. In un paesino dove sono andata a vivere credendo di trovare una dimensione più&#8230;umana! Il mio avvocato mi dice che si tratta di gente che non ha niente da perdere mentre io sono da sola. Spero spariscano dal mio orizzonte mentre cerco di risparmiare qualche soldo per affrontare un eventuale trasloco se dovessero tornare, con i loro magnifici &#8220;suoni di vita&#8221;. E&#8217; questa la libertà di una donna che ha deciso di vivere da sola anche per avere relazioni che può scegliere? Cosa dire di relazioni &#8220;scelte&#8221; e coatte? Cosa dire dei miei amici che mi invitavano nelle loro case e a &#8220;non dare peso&#8221; a quanto accadeva nella mia?  Che avevano paura quanto me? che non mi volevano abbastanza bene per aiutarmi a difendermi? Che avrebbero testimoniato, sì, in un eventuale processo ma che si sarebbe celebrato troppo tardi per sperare di sopravvivere in quelle condizioni? Testimonianze di parte, alle quali loro avrebbero opposto le loro, ovviamente false se anche qualche vicino non avesse avuto il coraggio di darne a sua volta. E tante, tante altre domande che mi faccio in ragione di quei &#8220;suoni di vita&#8221;. Sembra una tragica esagerazione, la mia, perché a parlare di rumore, oggi, sembra non esserci neanche il diritto. Eppure accade anche questo che ho appena raccontato. E che cerco di elaborare come posso. C&#8217;è qualcuno, te, Marina, che può aiutarmi un po&#8217; in questo lavoro?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su PREZIOSISSIMO TEMPO PERSO di Claudia Cervellati</title>
		<link>http://terragni.wordpress.com/2008/07/05/preziosissimo-tempo-perso/#comment-596</link>
		<dc:creator>Claudia Cervellati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 23:09:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://terragni.wordpress.com/?p=81#comment-596</guid>
		<description>Dimenticavo un grazie profondo a don Federico per questo spunto di riflessione e il consiglio di leggere ciò che dice a riguardo il grandissimo direttore didattico Gianfranco Zavalloni nella sua &quot;Pedagogia della lumaca&quot;  ww.scuolacreativa.it</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dimenticavo un grazie profondo a don Federico per questo spunto di riflessione e il consiglio di leggere ciò che dice a riguardo il grandissimo direttore didattico Gianfranco Zavalloni nella sua &#8220;Pedagogia della lumaca&#8221;  ww.scuolacreativa.it</p>
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	<item>
		<title>Commenti su PREZIOSISSIMO TEMPO PERSO di Claudia Cervellati</title>
		<link>http://terragni.wordpress.com/2008/07/05/preziosissimo-tempo-perso/#comment-595</link>
		<dc:creator>Claudia Cervellati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 23:06:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://terragni.wordpress.com/?p=81#comment-595</guid>
		<description>Da ventisei anni faccio la maestra e porto qui solo una piccola e dolce testimonianza di bimbi lasciati riposare nel parco della scuola, a leggersi un libro, a chiacchierare con me, a scrivere o semplicemente a stare insieme. Questo, certo, nell&#039;ultimo mese di scuola, quando il clima e la stanchezza diventano pesanti. Ma per fare questo ho dovuto resistere alla tranquillità che quintali di pagine e chili di schede appiccicate sui quaderni sanno dare.E credere che anche l&#039;incontro con loro, in un tempo dilatato, anche l&#039;incontro tra loro, senza frenesia, fossero momenti di vita e di scuola che lasciano un segno .</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da ventisei anni faccio la maestra e porto qui solo una piccola e dolce testimonianza di bimbi lasciati riposare nel parco della scuola, a leggersi un libro, a chiacchierare con me, a scrivere o semplicemente a stare insieme. Questo, certo, nell&#8217;ultimo mese di scuola, quando il clima e la stanchezza diventano pesanti. Ma per fare questo ho dovuto resistere alla tranquillità che quintali di pagine e chili di schede appiccicate sui quaderni sanno dare.E credere che anche l&#8217;incontro con loro, in un tempo dilatato, anche l&#8217;incontro tra loro, senza frenesia, fossero momenti di vita e di scuola che lasciano un segno .</p>
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		<title>Commenti su Info di Gianluca Rossiello</title>
		<link>http://terragni.wordpress.com/Info/#comment-594</link>
		<dc:creator>Gianluca Rossiello</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 18:33:48 +0000</pubDate>
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		<description>Buonasera dottoressa Terragni ,
Sono Gianluca Rossiello responsabile della Libreria del Teatro di Bitonto (Ba). Col nostro gruppo di lettura abbiamo da tempo terminato la sua ultima fatica letteraria:
&quot;La scomparsa delle donne. Maschile, femminile e altre cose del genere&quot;.
Che  abbiamo apprezzato enormemente.
Ci piacerebbe tanto presentarlo, magari presso il nostro Teatro storico il &quot; Tommaso Traetta &quot; nel quale gestiamo gli incontri letterari. Ci rendiamo conto che questa nostra richiesta potrebbe essere (magari lo è) pretenziosa tenendo conto del suo prestigio e dei suoi numerosi impegni, ma comunque ci proviamo. Sarebbe disponibile? Naturalmente ci indichi lei delle date in cui lo e&#039;, il nostro Teatro e&#039; a sua disposizione. Magari se si trova in zona e volesse aggiungere alla sua agenda una data per noi, le saremmo molto grati. Anzi se lei fosse disponibile un intero week-end potremmo organizzarle noi una serie di incontri con realtà, Teatri (gestiamo lo spazio libri in diversi Teatri a Bari e provincia)librerie ed associazioni con le quali collaboriamo. Per quanto concerne i costi, naturalmente lei sarà nostro ospite.

Aspettiamo sue e grazie comunque,
Gianluca

(tel.080.3758368 - cell.3391810911 - 392.5226313)
www.libreriadelteatro.it</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buonasera dottoressa Terragni ,<br />
Sono Gianluca Rossiello responsabile della Libreria del Teatro di Bitonto (Ba). Col nostro gruppo di lettura abbiamo da tempo terminato la sua ultima fatica letteraria:<br />
&#8220;La scomparsa delle donne. Maschile, femminile e altre cose del genere&#8221;.<br />
Che  abbiamo apprezzato enormemente.<br />
Ci piacerebbe tanto presentarlo, magari presso il nostro Teatro storico il &#8221; Tommaso Traetta &#8221; nel quale gestiamo gli incontri letterari. Ci rendiamo conto che questa nostra richiesta potrebbe essere (magari lo è) pretenziosa tenendo conto del suo prestigio e dei suoi numerosi impegni, ma comunque ci proviamo. Sarebbe disponibile? Naturalmente ci indichi lei delle date in cui lo e&#8217;, il nostro Teatro e&#8217; a sua disposizione. Magari se si trova in zona e volesse aggiungere alla sua agenda una data per noi, le saremmo molto grati. Anzi se lei fosse disponibile un intero week-end potremmo organizzarle noi una serie di incontri con realtà, Teatri (gestiamo lo spazio libri in diversi Teatri a Bari e provincia)librerie ed associazioni con le quali collaboriamo. Per quanto concerne i costi, naturalmente lei sarà nostro ospite.</p>
<p>Aspettiamo sue e grazie comunque,<br />
Gianluca</p>
<p>(tel.080.3758368 &#8211; cell.3391810911 &#8211; 392.5226313)<br />
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