CI VUOLE UN FISICO BESTIALE

Si tratta di scegliere tra due inferni: l’inferno della coppia, o quello della solitudine. E’ quello che dico di solito alle amiche zitelle che non si decidono: buttare all’aria l’ordine perfetto delle loro cabine-armadio per fare (o rifare) spazio a giacche e cravatte? o archiviare la pratica in via definitiva?
Le single sono state celebrate e vituperate da almeno un decennio di stampa e di cinema. Propaganda fruttuosa: sono sempre di più, originarie o di ritorno. A Berlino i soli hanno superato gli imparentati. L’eventualità di una vita da soli entra ormai a far parte di ogni educazione sentimentale illuminata. I figli li si vorrebbe vedere “sistemati”, certo, e se il posto fisso è un miraggio, almeno un partner fisso, casomai due, e magari un paio di bambini. Ma poi la vita va come va, ed è meglio prepararli. Meglio che siano attrezzati per stare sulle loro gambe: saper fare conto su se stessi è sempre una cosa buona, certo, anche quando si viaggia in due.
Ma c’è un difetto, mi pare, in questa impostazione: che venuto meno l’obbligo di sposarsi, alla famiglia non si fa più pubblicità. Anzi, mettere su un nucleo e tenerlo in piedi è diventata un po’ una cosa da sfigati. Parlando di Berlino, dice lo scrittore Peter Schneider: “Si fa strada l’idea che che fare bambini e famiglie sia un affare per il Terzo mondo… E’ una perdita, per gli adulti come per i bambini. Non è uno sviluppo positivo per la società”. Come se ormai la solitudine fosse la condizione umana naturale, e la coppia un’eccezione.
Ma ai ragazzi va detto anche questo: che per stare soli ci vuole un fisico bestiale. Ci dev’essere qualcosa di molto importante da fare in cambio, una missione, un challenge, qualche genere di “figlio” che ti risarcisca. E se è vero che anche in coppia ci si può sentire soli, mai come si è soli da soli, però. Certo, ci vuole pazienza e rispetto per l’altro, che resterà sempre un altro, anche se ce lo sposiamo. Eventualmente ammirazione per la sua differenza. Si può stare benino, a saperci fare.
L’essere umano sembrerebbe congegnato per il due: ma mi pare di dire un’eresia, ci credete?
(pubblicato su “Io donna”-“Corriere della Sera”)

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