IL PAESE SIAMO NOI

Capiterà anche a voi di sentir parlare o anche di parlare, non senza un certo compiacimento postmoderno, di “spaesamento”, di “non-luoghi” e di “iperluoghi” (new entry). Cioè di quel sentirsi soli e da nessuna parte che patiamo ogni giorno. Senza radici, senza legami, di passaggio nei posti del nostro quotidiano: al supermercato, sul tram, al lavoro, nella cucina di casa (per non parlare della camera da letto).
C’è una vera estetica che canta gli spazi sterminati, il vuoto di relazioni, il flash degli sguardi, l’umanità virtuale, i surgelati e il discount. Una cosa un po’ infantile: come da bambini, quando si faceva sosta in autogrill, posto “moderno”, americano, colorato, il formaggio senza sapore nei panini, l’odore di disinfettante nei bagni, i pupazzi con le caramelle, le facce un po’ sfocate e tutte uguali di quella gente che non si sarebbe mai più rivista.
C’è però anche una contro-estetica non meno amata dalla pubblicità, specie a Natale. Una poetica dei sapori genuini e delle vecchie cose di una volta, il tinello, l’albero, il vino con le caldarroste. Uno straccio di amico d’infanzia che sa davvero chi sei, come sei, e che è al corrente di buona parte dei fatti tuoi (e casomai li spiffera in giro).
Non credo che il rimedio stia in certe radici artificiali: una casa in campagna con camino -gran bella cosa, comunque-, il ritratto a olio di una finta trisavola scovato al marché aux puces. La nostra dotazione di rimedi l’abbiamo dentro: si tratta di attivarla e di giocarsi. Si tratta non di negare lo spaesamento e l’angoscia, di riconoscerli e accettarli e di mobilitare energie inverse. Di farsi paese per se stessi e per gli altri, luogo ospitale dove passa verità e umanità, posto che gli altri e le altre possano a loro volta attraversare, riconoscendosi e radicandosi. La radice siamo noi. Si tratta di accettare di sembrare un po’ matti, all’inizio, quando si parla con il tassista, si sorride all’impiegato di banca e al vicino di tram, gli si fa capire che i fatti loro li sentiamo come nostri e siamo pronti a farcene carico. Però funziona.
(pubblicato su “Io donna”- “Corriere della Sera”)

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