INNAMORARSI/1

Secondo alcune ricerche psicoimmunobiologiche quando ci si innamora sul serio non ci si ammala per un paio d’anni. I conti tornano, se ci pensate: quei due anni sono giusto il tempo che serve per una bella luna di miele seguita da concepimento, gravidanza e svezzamento. Dopo di che il cucciolo può anche essere tirato su da altri. La mamma, e a quanto pare anche il papà, chiamato in questa fase a provvedere a entrambi -la “natura” prevede che la mamma stia con il piccolo ben oltre i tre mesi di maternità retribuita-, devono essere in buona forma per portare a termine il loro compito. A quanto pare alla “natura” importa poco del nostro stato di salute individuale. La sola cosa che conta sono i geni egoisti che più o meno degnamente veicoliamo. Nulla ci impedisce tuttavia di approfittare e godere insieme ai nostri geni di questa relativa immunità psicofisica: da innamorati ci sentiamo benissimo, la pelle splende, la forma è smagliante, i chili di troppo se ne vanno, la creatività è al massimo, il senso della vita ci appare univoco e lampante. Da non innamorati, viceversa, ed è la condizione che sperimentiamo per la gran parte della durata della vita, le nostre condizioni decadono. Quando diventiamo vecchi, poi, e da noi i geni non possono aspettarsi proprio più nulla, il decadimento è ulteriore e irreversibile. Ma essendo animali furbi e simbolici, ancorché geneticamente inutili tiriamo avanti, e con regolari check up riusciamo a rallentare lo show down.
Ecco: se io fossi un dottore, e dall’astrusità dei ragionamenti avrete capito che non lo sono, mi chiederei come si può fare a essere innamorati o pseudoinnamorati per la gran parte del tempo della nostra esistenza, con tutta la conseguente cascata di effetti benefici. L’innamoramento vero capita, a essere fortunati, giusto un paio di volte nella vita, massimo tre, ed è bene che non capiti di più, dato lo sconquasso che produce. Ma c’è modo di riprodurre “in vitro” questa condizione? C’è qualcuno o qualcosa di cui si può essere quasi costantemente innamorati, e senza danni? E di chi o di cosa, secondo voi?
(pubblicato su “Io donna”- “Corriere della Sera”)

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