NIENTE SCHERZI

Anche se ero molto piccola ricordo ancora il nome di quel distinto signore tunisino -Bechir Fatah: si scriverà così?-, tecnico specializzato in trasferta a Milano. Veniva nel bar-trattoria a conduzione familiare dove si vedevano mio papà e i suoi amici per cercarsi un pasto caldo e un po’ di amicizia. Niente alcol per Bechir, né carne di maiale. Un giorno, a sua insaputa, i burloni riuscirono a fargli ingurgitare del prosciutto. E una sera, una delle sere infinite di quella città ancora piena di energia, lo portarono a tradimento in un cimitero, Greco o Musocco, non so, e lo mollarono lì. Povero Bechir, lui che aveva il terrore dei morti. E sapete come andò? Che Bechir e i suoi aguzzini diventarono molto amici. Che quelle iniziazioni crudeli lo resero meno straniero.
A un altro straniero, terrone stavolta, certo signor Totò, calabrese e permaloso come da copione, fecero anche di peggio. Ne fecero una che qui non posso neanche dire. L’offesa più insozzante e tremenda che si possa fare a un uomo per così dire d’onore. E anche qui, sapete come andò? Che quando riuscirono a calmarlo e a convincerlo che forse non era il caso di lavare la cosa con il sangue, anche Totò divenne un grande amico. Forse uno dei più grandi. Molti anni dopo, anche lui ormai milanese compiuto, non mancò l’ultimo doloroso saluto a mio padre, il suo persecutore, composto nella cella frigorifera dell’ospedale.
Ripensandoci era una specie di istinto, soprattutto fra maschi. Usare la risata, il motto di spirito e lo scherzo anche feroce per abbattere le barriere tra le differenze e rendere la convivenza non solo possibile, ma perfino gradevole. Spostato sul terreno neutrale e universale del gioco, il peso delle appartenenze si faceva più leggero. Si duellava tra uomo e uomo, e ci si riconosceva. “Mandarino! Terùn! Olio d’oliva!”. E viceversa. Sono cresciuta tra gli scherzi e gli sfottò, quando gli stranieri erano tutta gente “di giù”. Si dirà che oggi con certe culture c’è poco da ridere, il sense of humour non è il loro forte. Però neanche il nostro, mi pare. Forse anche noi abbiamo perso tutta la voglia di scherzare.
(pubblicato su “Io donna”- “Corriere della Sera”)

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