UN PIENO DI ENDORFINE

Mi sono messa a corricchiare anch’io, sapete: chi l’avrebbe mai dettoå? Sneakers, maglietta e pantaloncini, la mattina presto mi scaravento per strada, raggiungo a passo più svelto che posso un ameno percorso alberato che fiancheggia un corso d’acqua e poi corro per una mezz’ora, sbirciando le anatre e i martin pescatori tutti affaccendati nelle loro cose. E’ una pena, ogni volta: scendo i gradini in pieno down, attraverso il portoncino e regolarmente mi dico: “Stavolta non ce la farai, tesoro”. E’ un po’ come nella vita, la paura che aiuta a raccogliere le forze.
Ci vuole un po’ perché si ristabilisca una minima autostima, poi intorno al ventesimo minuto scatta il cosiddetto “high”, un piacevole senso di euforia e di onnipotenza scatenato dall’overdose di ossigeno e dal pieno di endorfine: non siamo che materia impregnata di roba chimica e spirito grondante.
Correre su un tapis roulant non è affatto la stessa cosa. Sul percorso incrocio passanti ancora rintronati dal sonno, pensionati mattinieri con il cagnolino, qualche galante perditempo, svariati ciclisti. E numerosi altri maratoneti. A occhio più uomini che donne. Ciascuno con il suo passo, non ce n’è uno che corra come l’altro. Il ritmo è diverso, e la velocità, la postura. Ci si scambia sempre uno sguardo, tra corridori. E’ uno sguardo speciale, commovente, impudico: un essere umano affaticato che vede un altro essere umano affaticato, e in un lampo gli fa capire che sa esattamente quello che l’altro sta passando, che è solidale con lui e lo ammira per il suo sforzo, che sarebbe pronto a dargli una mano, se servisse, e che dall’altro si aspetta altrettanto.
Non è usuale dirsi tutte queste cose in un ordinario sguardo metropolitano. La fatica condivisa dissolve l’indifferenza, le maschere dei ruoli si dissolvono, la nudità inerme, giusto un paio di scarpette e dei pantaloncini, dice la vulnerabilità e tutto il bisogno che si ha gli uni degli altri.
Torno ogni volta corroborata e piena di fiducia dalla mia corsa quotidiana. Ho il sospetto che non dipenda soltanto dall’aumentato tasso di endorfine.
(pubblicato su “Io donna”- “Corriere della Sera”)

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