Hillary: un non-sogno finito

Erica Jong dice che questo dovrebbe essere un giorno di lutto per tutte le donne. In parte si deve darle ragione. Con la sconfitta di Hillary muore una speranza che in realtà non è mai del tutto nata, un sogno che le donne non hanno abbastanza sognato. La sua candidatura non è mai stata sostenuta da un forte movimento femminile. Hillary ha ballato da sola, e molte cose non le sono state perdonate. L’essere la moglie di un presidente, per cominciare. Ma soprattutto la qualità “maschile” della sua straordinaria ambizione, tutta una vita giocata su questo tavolo.
Simbolicamente con Hillary muore l’emancipazione, affonda definitivamente la nave che ci ha portate tutte fin qui, e che merita senz’altro bandiere listate a lutto, ma che è pronta per essere smantellata, perché non ci potrà condurre un solo miglio più in là.
Da oggi la domanda sul potere delle donne, sulle sue regole e sulla sua morfologia, diventa ineludibile. La ricerca si fa più stretta, improrogabile, consapevole. Si tratta di sapere e voler vedere che cosa nasce, in questo giorno di “lutto”. E io credo che da questa disillusione definitiva possa anche nascere più libertà femminile.

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2 Risposte

  1. Quella del “potere femminile” è una delle più curiose questioni che si dibattono ormai da decenni. E tra le più irresolubili. Infatti, la storia, sin dall’antichità, presenta numerosi esempi eccellenti di donne reggitrici di stati o di grande influenza in ambito etico-politico e morale. La saggezza strategica di Plotina, moglie di Traiano; Giulia Mesa, nonna di Eliogabalo, che, sostanzialmente, resse lo Stato per l’evanescente nipote e la figlia Giulia Mamea che fece lo stesso per il giovane Alessandro Severo; il vigore statuale di Zenobia di Palmira; la grandezza di Elisabetta I dalla quale si avviò quella mondiale del suo Paese e il rinascimento inglese dell’età shakespeariana; figure come Adelaide di Borgogna, moglie, madre e nonna dei tre Ottoni al volgere dell’anno mille, centro e riferimento di consiglio e di direzione politica europea; Matilde di Canossa, con la madre Berta, capo di Stato e mediatrice di politica internazionale fra impero e papato; Maria Teresa, donna innamorata del marito e madre di molti figli e, tuttavia, culmine della storia asburgica, fra tanti predecessori, e successori, uomini mediocri; una figura d’eccezione come la Tatcher in quell’importante torno di tempo in cui la Gran Bretagna vide contemporaneamente tre vertici femminili nella regina, nel premier, nella “lady” mayor di Londra; capi di Stati “difficili” come Golda Meyr, la Gandhi, la Buttho. E gli esempi potrebbero continuare. Comunque le si voglia giudicare, sono tutte figure che testimoniano del vigore di “reggitrici” che le donne hanno saputo svolgere nella storia. Ebbene, tutto questo sembra scomparire nell’ideolgia della nostra età che ignora la realtà per la sua tenace visione manichea e vede in Hillary quasi la “prima occasione storica” di emancipazione. E se si oppongono quei fatti concreti, ci si sente spesso rispondere che quelli, però, furono esempi di gestione di un “potere maschile”. Perché nulla resiste ai modelli ideali, ancorché inesistenti. Cosa sarebbe, dunque, questo “potere femminile” che neppure le donne più eminenti avrebbero saputo incarnare nella storia, in cui, invece, tutto, prima o poi, si svolge inevitabilmente senza possibilità di schemi? E’ un simbolo, un ideale inettettualistico? In che consisterebbe, se si pretende che non si sia mai visto esercitato nemmeno da donne? E come, una cosa “reale” non avrebbe mai potuto avere reale attuazione? Forse, è un “modello”, una proiezione come quella, psicologica, di Bachofen nel Mutterrecht; e il “modello ideale” non può trovare attuazione perché non esiste. Proprio come “l’uomo ideale” vagheggiato da moltre donne, che penalizza, al paragone, molti uomini in carne e ossa.
    Io penso che un presidente americano donna verrà, conforme la necessità dei tempi, anche se, probabilmente, sarà ancora interpretato come potere maschile. E che con Hillary non si sia persa nessuna occasione, ma che si sia raggiunto un importante grado di “avvicinamento”.

  2. sai che non credo minimamente che Hillary abbia perso in quanto donna? O perlomeno non credo sia stato il motivo fondamentale! Senno’ sperare vincesse in quanto dsonna è specularmente lo stesso motivo che forse ha dato tanti voti a Obama solo perché dicolore!

    Al di la’ del fatto che a volte facciamo fatica a capire le dinamiche dietro le vittorie/ sconfitte di casa nostra, figuriamoci se siamo in grado di cogliere fino in fondo quelle straniere!
    Ovviamente però anch’io mi sono fatta una mia idea e credo che una delle molle sia stata la stessa che ha caratterizzato le sconfitte/ vittorie di casa nostra!
    A volte dietro il voto c’e’ semplicemente la voglia di cambiamento e la speranza che il nuovo/ o nuovamente ritrito ( nel nosto caso) possa portare qualcosa di buono

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