LA RIVOLTA DELLE MADRI

C’è stato un tempo in cui per una donna non essere madre era quasi sinonimo di libertà. Quel tempo è finito. Ho provato una profonda emozione leggendo la storia di quelle 17 ragazzine di Gloucester, Massachussetts, che hanno stretto un patto per diventare ragazze madri tutte quante insieme. Maternità e libertà che si ricongiungono. Il desiderio dell’amore di un figlio, la scommessa su una relazione “per sempre” per poter essere individue libere. Ha scritto la teologa femminista Mary Daly che da almeno un quindicennio “la libertà riproduttiva delle donne è repressa ovunque”. Le donne devono negoziare la loro maternità con molti “nemici”. dal datore di lavoro al partner, che non è mai “pronto”. Da molte inchieste risulta che oggi le ragazze, visto come sono andate le cose alle loro sorelle maggiori sterilizzate a forza da una cultura antimaterna che nei fatti ha loro impedito di fare bambini al momento giusto, lasciandole childless per sempre, pianificano diversamente le loro vite, fanno i figli per tempo, e non accettano più di esserne tenute lontane da qualsivoglia “impegno di lavoro”, vogliono crescerseli, occuparsi di loro, guidare i loro primi passi, ascoltare le loro prime parole.  E’ una piccola grande rivoluzione, una rivolta simbolica che cambierà le vite di tutti.

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Una Risposta

  1. Possono non condividersi le osservazioni della teologa Daly sull’attuale cultura “antimaterna”?
    Capisco anche la bellezza di tutto ciò che vi si oppone: fare i figli, “crescerseli, occuparsi di loro, guidare i loro primi passi, ascoltare le loro prime parole”. Che oggi sarebbe veramente una rivolta simbolica che cambierà le vite di tutti ( con i modi di sempre).
    Lo capisco, ma non posso evitare il disagio per un eccesso di specificazione, che traspare, del rapporto tra madre e figlio, quello assoluto e sostanzialmente esente da interferenze di terzi. E che, il più delle volte, rischia di lasciare nella minorità chi non ci appartiene.

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