BENVENUTI!

Bene, grazie ai primi che mi hanno scritto, benvenute e benvenuti a tutti.

Come vedete il blog è essenziale e al momento non ricchissimo di percorsi, privo di illustrazioni, filmati e così via. Fatto in casa, e dunque un po’ di pazienza. Si arricchirà strada facendo, spero, anche se non vorrei affollarlo a scapito dei contenuti.

Un appuntamento che vorrei quotidiano, se possibile, come il caffè e la luce del mattino.

A presto e di nuovo grazie per la velocità del feedback.

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9 Risposte

  1. Perfetto. mi sono stampata la prima schermata con gli articoli sulle ragazze americane incinta. Ne farò oggetto di commento con le ragazze domani in aula.
    Grazie a presto.
    Elisabetta

  2. Sono felicissima della tua idea di tenere un blog…che di sicuro sarà essenziale…come il caffè e la luce del mattino :))

  3. Sono anche io felice di potermi fregiare del titolo di ” Terragni-blogger”….finalmente non dovrò aspettare necessariamente il sabato per leggere i suoi articoli!

  4. Idea strepitosa, dice bene Vincenzo.
    Grazie! Diventerà certamente un blog seguitissimo…

  5. Domani sarà un giorno importante,
    è bello aspettarlo leggendo nuove considerazioni.
    grazie.

  6. Elisabetta, poi fammi sapere che cosa ne pensano le ragazze (in aula, domani: ma a che aula ti riferisci? università?)

  7. Mi associo anch’io ai primi commenti… non aspettare il sabato, dialogare, sentire una presenza continua, di chi scrive e di chi è in ascolto.. buon blog

  8. Anch’io appoggio appieno l’idea, è sempre un piacere leggerti, e sapere di non dover aspettare il sabato è consolante. Se poi riuscissi a postare l’articolo “non è un paese x madri” mi renderesti ancora + felice – le pagine ritagliate a volte van smarrite…

  9. Penso anch’io sia molto interessante leggere i temi trattati dalla Signora Terragni con frequenza non solo settimanale, perché seppure sono originati da una profonda attenzione umana e culturale per il mondo della donna, sono svolti nella piena relazione con “l’altro” ( come si dice in terminologia “differenzionista”) e attingono un valore “universale”.
    Per la stessa ragione, è interessante anche per me lettore, conoscere che pensino dell’articolo sulle ragazze americane incinte, le scolare o universitarie della Signora Elisabetta Galli. Come giovani donne considerano questi fenomeni sociali importanti per loro ma anche per tutti. Certo, questo è un tema che, per la sua peculiarità, potrà essere ben trattato con il “transfert” con un’insegnante donna. Però, mi domando e domando alla professoressa Elisabetta, se, considerata l’attuale vasta femminilizzazione dell’insegnamento e la rarefazione di riferimenti “pedagogici” virili, non sia utile, qua e là, anche una appropriata e intelligente interlocuzione maschile. Non per intrudersi in regioni che le donne sentono, giustamente, intime e costitutive, ma per valutarne insieme i riverberi sociali, culturali e civili. Nei quali anche quella “identità” diventa di tutti e perciò, da tutti considerabile.

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