IL PROBLEMA DEGLI UOMINI

“Se c’è un tema che ritorna in tutti i miei libri è la questione dell’identità maschile. Di questi tempi il soggetto interessante non è più la donna ma il maschio. E il problema dell’uomo è la violenza. Anche le donne possono rivelarsi violente, ma la storia dimostra che all’origine di tutti i nostri mali non ci sono certo loro”: così lo scrittore inglese Martin Amis (“L’informazione”, eccetera), intervistato da Le Nouvel Observateur.

Il problema dell’uomo è la violenza. E capire, aggiungo io, che cosa ne è di un uomo se si estirpa quel nucleo doloroso. Questo è il pensiero che oggi i maschi hanno da pensare, e nei loro modi, che probabilmente non sono quelli -il parlarsi autocosciente- delle donne.

Direi anche questo, sugli uomini e le donne di oggi: che le donne hanno la forza, e talora anche l’arroganza, di desideri forti, precisi, trainanti, e gli uomini non più. Gli uomini girano a vuoto, tra rabbia e smarrimento, e questo li rende molto umani. In “American Beauty”, film magnifico e profetico, io mi sentivo dalla parte di lui.

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9 Risposte

  1. L‘uomo è rimasto quello che era, quello che la donna nel passato ha sempre voluto. Nell’uomo di oggi il nuovo atteggiamento provocatorio e antagonista della donna ha generato soltanto reazioni di violenza. Penso che nella ridefinizione dell’identità dell’uomo la donna ha una funzione essenziale. Mi chiedo cosa può fare lei concretamente per ricostruire l’uomo nuovo, per liberarlo dalla pigrizia e dal rifiuto delle responsabilità. Non nella lotta, ma nella reciproca comprensione esiste la soluzione del problema che non è solo dell’uomo, ma anche della donna.
    L’uomo e la donna sono nati per camminare felicemente insieme.
    Ringrazio dell’ascolto.

  2. Il maschio è smarrito e rabbioso; sicuramente. Oggi ci viene negata la dimensione selvatica, per noi fondamentale. E tutto e tutti ci obbligano a percorrere i binari forzati di un’ostilità urbana, civile, individualista e malcelata. ma noi vorremmo correre liberi, urlare e possiamo sfogarci appena un po’ a vedere indiana jones al cinema. In un mondo fatto così, o così facentesi, le donne se la cavano o se la caveranno molto meglio.

    In proposito c’è un bel libro: “Il Maschio selvatico”, di Paolo Crepet. Consigliatissimo.

    Saluto Marina e il suo stomaco da lettrice dei miei scritti, spesso indigesti.

  3. Il libro “Il maschio selvatico” non è di Crepet, ma di Claudio Risè.

  4. Ho 40 anni da almeno 20 sento che il maschio e’ smarrito e rabbioso e che la nostra ”aggressivita” e’ fonte di grande malessere.
    Si chiede a noi donne di assolvere al ruolo di madre ma con uomini adulti , non con piccini che si affacciano al mondo . Si chiede a noi di toglierli dalla pigrizia e dal rifiuto della responsabilita’, si chiede alle donne di lasciarli correre liberi e di riconoscere la loro parte di ”maschi selvatici”.
    Ma c’e”stato un tempo in cui anche noi eravamo donne selvatiche non solo prede, e ci dovra’ ancora essere un tempo in cui anche noi vorremo essere pigre magari con qualche responsabilita’ in meno . Se la ricetta e’ sempre ”aiutateci cosi’ starete meglio anche voi” , temo che siamo ancora molto molto molto lontani dal camminare insieme felicemente. QUANDO INIZIERA’ IL NOI DUE?

  5. Lo dirò con troppe semplificazioni, nonostante ci rifletta da mesi… ho l’impressione che sia riduttivo parlare di uomo e donna… al di là di questo, ho il sentire costante che questa realtà si stia trasformando sempre più in una realtà totalmente femminile. Chiunque conosca mi sembra donna,il genere fisicamente mantiene differenze, ma emotivamente non mi sembrano evidenti, smetto di percepirle, smetto di classificarle in generi.

  6. @marina
    mannaggia, giusto. è di risè, crepet ha prezzemolato così tanto che m’è entrato nella capa.

  7. uomini e donne…bella accoppiata…ce ne sono di luoghi comuni su di loro, come su di ogni altro argomento. Io, da parte mia ammiro moltissimo le donne ma nello stesso tempo il più delle volte le biasimo per le loro debolezze. Certo, anche gli uomini ne hanno, ma non so perchè, le loro mi suscitano tenerezza…sarà l’ancestrale istinto materno che spinge a proteggere il sesso diverso perchè meno conosciuto del proprio, non so. Quello che vorrei però è che le donne iniziassero ad essere più sicure di se stesse senza bisogno di scomodare la parità dei sessi o le quote rosa o il femminismo. Basterebbe solo che ciascuna donna accettasse in toto la propria femminilità con tutto ciò che essa comporta, dall’essere madre a casalinga a lavoratrice e tutto quello che si vuole essere, senza timori o paure o compromessi.
    P.s. benvenuta cara Marina nel mondo dei blog…sono felicissima di poterti leggere ogni giorno perchè credo che tu sia una delle migliori in circolazione…

  8. Cosa succede se la giudice (donna) premia le reiterate violenze sulla moglie con l’assegnazione a lei di alimenti “punitivi”? Forse non è solo l’identità del maschio ad essere in questione.

  9. A me pare, invece, che l’osservazione dello scrittore inglese soffra della solita metafisichetta classificante. Che sia un cliché del “pensiero volgare” ( come diceva un nostro grande filosofo), peraltro non affatto nuovo. Molti, infatti, ricorderanno la geremiade sulla guerra che sarebbe un fenomeno maschile, e sulla donna che di contro sarebbe naturalmente irenistica. Per giungere a queste costruzioni bisogna fare classi generali astratte, questa volta per sessi, donne e uomini, e poi pretendere che esse si muovano come individui. Molti che, nella loro quotidianità, non saprebbero gestire un’assemblea di condominio, nella sua varietà di bizzarrie umane, pretendono, poi, che il mondo si svolga con schemi prestabiliti e immutabili.
    All’origine dei nostri mali, nella storia, non c’è una classificazione ideologica che si muove come vogliamo noi, ma le nostre opere di individui in carne e ossa, e gli accadimenti effettuali, le relazioni che non si possono districare e che trascendono l’individuo stesso, l’eterogenesi dei fini. Solo che si studi la storia, cioè noi stessi, non sarà mai possibile seguire questo psicologismo, che è una cattiva filosofia, cioè una metafisica. E si troverà che l’umanità ha avuto molte vite, molti modi di uomini e di donne di svolgersi e di risolvere i problemi della loro età; che, ad es. la giovane donna della Roma imperiale studiava come i maschi, poteva ereditare e gestire il suo patrimonio, come quella dei codici napoleonici milleottocento anni dopo non poteva fare; che il femminismo che conosciamo è stato più contingente perché fu soprattutto una reazione a quella condizione della donna e non a millenni di un’unica condizione, appiattita e immutabile, in uno schema intellettualistico di filosofia della storia.
    Così, dire che la violenza è il carattere dell’uomo è volere ridurre la conoscenza a un gioco facile e banale. Perché sempre per gioco si potrebbero addurre numerosi esempi di vigore creativo che smentiscono quella violenza. E nell’elencazione frigida non la si finirebbe più, a segno della infondatezza del “metodo”.
    Io non so di dove escano fuori questa “rabbia” e questo “smarrimento” che alcuni uomini pur ammettono. Però, sono d’accordo sul fatto che il problema oggi non sia tanto quello delle donne ( che pure c’è perché si vive in relazione) quanto della latitanza della virilità, ossia dell’essere responsabili e padri, e non eterni “figli della madre” che fa quello che può, ma non esaurisce tutto ciò di cui la formazione umana ha bisogno. Un uomo, e non un semplice maschio, saprà porre nelle sue relazioni la giusta autorità che la donna richiede nell’offrirgli la sua. Autorità che, nella sua retta accezione, è amore e rispetto, servizio e sostegno reciproco, perché l’essere umano consiste e vive nelle relazioni. Così un uomo non potrà sentirsi “smarrito” perché suppone che la donna sia uscita fuori da “schemi” empirici, perché la libertà non ha schemi, e perché ogni epoca della storia ha i suoi problemi e le sue esigenze. Nonché smarrirsi egli saprà svolgere la libertà secondo le esigenze del suo tempo, con la “forza” che non è violenza, ma, al contrario, il vigore di mente e di cuore imprescindibile per stare al mondo,per creare, per operare il bene, per attuare l’amore.
    Per queste ragioni, non capisco nemmeno la pretesa natura “selvatica” che sarebbe una componente della natura maschile. Se è per questo, la “natura selvatica” è un nucleo comune dell’umanità, come vitalità, che poi si manifesta in modi diversi nell’uomo e nella donna per le loro specifiche attitudini. Se il livello è elementare, e proprio vogliamo classificare, si troveranno molti maschi atteggiantisi a “inseminatori”e molte donne “ricettive”, come loro reciproco. Cioè “maschi” e “femmine” secondo la basilarità naturale.
    Infine, alcune signore si dovrebbero rendere conto che gli uomini, in genere, hanno altre vie di relazione che non sono il “parlarsi autocosciente”, il quale non è metodo universale. Vie che non sono meno profonde e fondanti e coscienti, al punto che si può invertire l’esortazione e raccomandare a molte donne di adottarne talora,come possono, i modi.
    I problemi dell’umanita sono quelli che pongono le nostre opere e gli individui che le attuano sempre nuovi e diversi nel tempo. Non le cristallizzazioni di “tipi” psicologizzanti, naturistici e metafisici che rimangono fissi fuori della realtà.

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