PROBLEMATICI NIDI

Continuo a ricevere una tale quantità di posta sugli asili-nido da non poter fare a meno di ritornarci. Mamme –tantissime- che si identificano con il mio pensiero politicamente scorretto: che i nidi non sono necessariamente il meglio per i bambini, e neanche per loro stesse, le quali infatti si sono arrabattate per trovare altre soluzioni. Più esiguo il gruppo di madri e soprattutto di educatrici, punte nel vivo, che ha argomentatamente difeso il nido.
Per arrivare a una sintesi: meglio un buon nido, e di nidi eccellenti senz’altro ce ne sono molti, che una nonna svogliata o una madre sola e depressa. Nessun dubbio. Ma è altrettanto certo che essere  separato dalla mamma a 6 mesi, 8 mesi o un anno non è esattamente una fortuna per un bambino. Che a quell’età l’esperienza non può essere ritenuta “formativa”. In quella fase della vita capitano cono cose molto più importanti della formazione. Negli 0-3, il momento dell’imprinting, più mamma c’è e meglio è. E più la mamma è felice di esserci, a sua volta accudita dal “grembo” costituito da un buon compagno, da una famiglia e da una comunità accoglienti per il nuovo nato, meglio sarà.
Mi perdonino tutte le bravissime educatrici, ma dire che la situazione ideale è questa, e che la soluzione preferibile deve avvicinarsi a questa idealità non può costituire un’eresia che le offende.
Ancora poche righe per dire qualche altra cosa: anzitutto che l’interesse del bambino è sempre prioritario rispetto a quello della mamma, del papà, dei datori di lavoro, degli educatori e così via. E’ da quello che serve a lui che si deve cominciare a ragionare. Le mamme vanno in ogni modo supportate nello svolgimento di quel preziosissimo lavoro –il più prezioso di tutti- che è crescere un nuovo essere umano; ma supportarle non significa necessariamente sostituirle, e poi pare che le giovani mamme di oggi non vogliano affatto essere sostituite. Sulla base di questa nuova sensibilità e di questi nuovi bisogni forse si può provare a inventare qualcosa di diverso dalla formula rigida e universale del nido, buona per il fordismo e oggi forse superata.
Visto il grandissimo interesse da settembre torneremo comunque in argomento con una serie di inchieste.
(pubblicato sui “Io donna”- “Corriere della Sera” il 28 giugno 08)

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6 Risposte

  1. Sono veramente contenta che si continui a parlare di questo argomento e spero che si continui a farlo senza preconcetti, da parte di nessuno. Per esempio, sarebbe interessante sapere se l’insoddisfazione di tante mamme nei confronti del nido sia originato solo dal pensiero che una separazione precoce faccia male di per sè o da caratteristiche – come la rigidità a cui si fa riferimento nell’articolo – del servizio. E sarebbe ancor più interessante che si tornasse a parlare con tutti (esperti, genitori, educatrici, con la famosa comunità che dovrebbe accogliere una famiglia con un bambino piccolo) di relazione, separazione e esperienze formative, per costruire insieme quella famosa “cultura dell’infanzia” di cui si parla tanto, ma si vede ben poco.

  2. La leggo nuovamente su Io donna. Il tono mi sembra meno critico e forse un po’ più accogliente verso un punto di vista diverso (come può essere il mio) centrato nel ribadire i valori che devono supportare gli operatori e le istituzioni educative, sorte per affiancare i genitori nella crescita dei loro figli come lo sono i nidi.
    Proseguo nella lettura e mi accorgo di una cosa: in fondo, anche se ci manteniamo entrambe sulla difensiva per le reciproche posizioni, affermiamo gli stessi principi: anch’io ritengo che la mamma sia unica e insostituibile per un bambino e che la famiglia deve essere il nodo centrale per il
    suo sviluppo.
    Il nido non pretende e non deve mai sostituirsi a questa naturale condizione di crescita ma rappresentare soltanto un contesto ragionato, “altro da”, dove quelle mamme meno fortunate rispetto alla situazione ideale che Lei auspica, possano affidare il loro bambino e avere un ritorno in termini di serenità.
    Cara Marina, lo sappiamo entrambe che la maggior parte delle madri, oggi, si trovano a vivere in condizioni difficili e tra queste vi sono anche delle donne molto sole.
    Ci può piacere o meno ma è così, è la nostra realtà dei fatti.
    Più che ragionare sulle formule alternative ai nidi e correre il rischio di gettar via il bambino con l’acqua sporca, sarebbe meglio interrogarsi sulla genesi del malessere legato alla fatica di metter su famiglia e di crescere i figli nella complessità del nostro vivere quotidiano.
    Le consiglio la lettura di questo testo prezioso per noi operatori dei servizi e che ben fotografa anche da una prospettiva sociologica, la nostra realtà attuale: Dario Varin “Ecologia dello sviluppo e individualità”, Raffaello Cortina Editore, 2005

  3. Condivido molto quello che dice Claudia. Una persona che è significativa per un bambino piccolo non è sostituibile e i servizi per l’infanzia non hanno – oggi in particolare – questo mandato. Penso che possano diventare, se riprende un dialogo aperto e costruttivo fra famiglie e servizi, un contesto di cura e educazione non alternativo ma con una propria specificità, supporto e risorsa per i genitori e un luogo dove “fare gruppo”, cosa questa di cui si sente moltissimo la mancanza.

  4. ciao silvia cristina negri,
    hai letto le “Raccomandazioni d’uso” nella home page di questo blog ?!?
    Mi sa che io e te non ci pigliamo molto…
    Ho deciso di arrendermi: con marina terragni getto la spugna..
    claudia turzo

  5. Spero che tu non la getti la spugna…e se sì, spero di ritroverti altrove :-)

  6. certo silvia, noi ci siamo già trovate in passato (un master a venezia con l’università, nell’inverno del 2000, ricordi?) e ritrovate ora. I nostri destini si RIncontreranno ancora.
    Poi, secondo me abbiamo anche delle amiche comuni..
    un bacio
    cla

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