SCRIVE VANESSA

“…di che ti stupisci: non volevamo la parità dei sessi, noi donne??? eccoci accontentate, più di così… si MUORE…”, scrive l’amica Vanessa a proposito di Marisa Bellisario che “è morto”.

Carina la boutade, ma una cosa seria va detta: che essere davvero pari non vuol dire poter stare al mondo, anche le donne, da uomini, ma avere pari opportunità di esistere liberamente, ognuna e ognuno secondo il sesso a cui appartiene. Non dover più diventare uomini, per essere libere, detto alla buona e in sintesi. Ma ci ho messo un libro intero per spiegare ciò che intendo.

Buon sabato a tutte e tutti. Sembra un po’ meno caldo, se Dio vuole.

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4 Risposte

  1. Se “è morto”, rivolto alla Bellisario, non è solo un banale refuso, è un’idiozia sequipedale. E un segno di ottusità di cuore e di ragione. Come quello di chi, pur giovane, non dà il suo posto a una signora, perché “se le donne hanno voluto la parità” devono rinunciare a quelle “concessioni”. Che quindi, diventano ipso facto concessioni a “un’inferiorità”. Ma la libertà, che è uguaglianza nella diversità dei fini di ciascuno, non patisce questi scambi mercantili, e porta con se la gentilezza di sentire che è coscienza di civiltà. Così, la signora dovrebbe avere subito il suo posto per rispetto e considerazione delle sue diverse esigenze; e una madre che lavora avere le particolari attenzioni che la sua opera richiama anche ai fini del bene di tutti. E senza che questo abbia nulla a che fare con la “parità” e con la libertà, ma proprio in attuazione della libertà stessa. L’uguaglianza nella libertà, infatti, non è quella matematica.

  2. Gia’. L’aveva sostenuto anche Virginia Woolf-arguta scrittrice del secolo scorso-usata come baluardo dalle femministe,anche se in realtà non era quello il suo scopo.
    In suo scritto ” A room of one’s own” ( Una stanza tutte per sé) aveva fortemente sostenuto/difeso la possibilità delle donne proprio perche’ escluse dalle stesse opportunita’ dei maschi di fare tesoro di quelle differenze e lottare, non per assomilgiare al maschio, ma per affermare con forza/volontà la propria indipendenza/individualità.

  3. Ha perfettamente ragione il Sig. Mariano quando scrive:
    E un segno di ottusità di cuore e di ragione. Come quello di chi, pur giovane, non dà il suo posto a una signora, perché “se le donne hanno voluto la parità” devono rinunciare a quelle “concessioni”. Che quindi, diventano ipso facto concessioni a “un’inferiorità”…

    E’ un po’ come la festa della donna: rivendicarne l’esistenza e’ un pò come ammettrere che abbiamo bisogno di una festa per dimostrare che? Sembra una sorta di auto-ghettizzazione al contrario!

  4. sono contenta che ti sia piaciuta la battuta che solo quello voleva essere. Mi farebbe piacere leggere il tuo libro…mi dici il titolo?buona serata e buon week end

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