IL CLOCHARD SALVATORE

Mentre io vengo aggredita da automobilisti borderline e da padroncine di cani, un lettore mi fa il reportage, sempre milanese, che vi ripropongo. Altra scena dal rovente week end metropolitano.

“Viale Stefini, Milano: sabato 28 giugno, ore 12.

Il clochard Salvatore non ce la faceva più. Anche nei giorni scorsi aveva minacciato di farlo, ma sabato sembrava proprio convinto. Perché, alla fine, nessuno lo aveva mai veramente ascoltato.

Ci aveva messo un attimo: aveva scavalcato la ringhiera ed era in bilico sulla copertura in lamiera, tra l’altro appena costruita, della ferrovia. E diceva che voleva buttarsi di sotto e farla finita.

La gente era alle finestre, sui marciapiedi. In pochi minuti sono arrivate ambulanze, vigili, pompieri e poliziotti. Tutti tentavano di farlo desistere, ma la situazione peggiorava, perché Salvatore era stanco: adesso era lui che non voleva più ascoltare nessuno.

Ha consegnato un foglio ad un poliziotto; gridava di essere stanco, che voleva una casa, un lavoro. “Ho bisogno di dormire”, dice.

E’ passata un’ora, quasi due, sotto un sole cocente e un’atmosfera pesante.

All’improvviso è arrivata una persona: “Sono del commissariato, conosco Salvatore da vent’anni: fatemi parlare con lui”.

Salvatore, ormai stremato, lo ha guardato: si sono riconosciuti. Tra loro è stato anche accennato un sorriso.

Il commissario è salito sulla scala dei pompieri: era l’unico che effettivamente avrebbe potuto parlare con Salvatore. Sono passati alcuni minuti, poi c’è stata una forte stretta di mano: quasi un patto tra due vecchi amici, che sono riusciti a sfidare ancora il destino.

Salvatore è stato salvato: non sappiamo cosa gli sia stato promesso, ma nonostante tutto, ha creduto ancora alla vita. Nonostante l’Expo, i grattacieli in progetto, la Milano da bere che ritorna puntuale. Mentre la gente ha tanta fame e voglia di dormire, in questa città che non avrebbe bisogno di apparire, ma solo di vivere meglio”.

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2 Risposte

  1. … ma perchè nei giornali, in molti giornali, si legge un mondo di plastica e non c’è spazio per realtà come quella del clochard un po’ rasserenato o della maleducazione da gran caldo e da paura delle reazioni animali?
    A me a volte sembra di leggere fiction, qualcosa che nel giro di poche settimane per non dire pochi giorni cade più o meno nel dimenticatoio. Poi la vita che vedo scorrere e che vivo ha priorità ben differenti.

  2. Così a Milano, come a Roma. Come ovunque. La fame, la voglia di dormire, ma, soprattutto, la grande solitudine che ne è la causa. Cioè, l’incapacità di trovare in noi parte dell’altro e, correlativamente, di vedere nell’altro il dolore che è anche nostro. Se questa relazione costitutiva fosse più cosciente, la giusta “voglia di vivere meglio” avrebbe “migliore” esito.

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