UN ORRORE GIA’ VISTO

Vi sono varie ragioni a favore dell’ipotesi di schedare i piccoli Rom, ben argomentate da vari rappresentanti del governo: per esempio, come dice l’attivissima ministra della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini, il fatto di assicurarsi che vadano regolarmente a scuola.

C’è solo una ragione, ma una ragione davvero immane, per non procedere alla rilevazione delle impronte: il fatto che il provvedimento riguarderebbe solo l’etnia rom. Una logica tristemente nota, come la storia insegna, che in pochi passi conduce dai trattamenti “speciali” all’elezione di un popolo o di una “razza” a capro espiatorio, con tutti gli orrori che ne conseguono. Un prezzo troppo alto, per i rom e per noi tutti.

Se ci si vuole assicurare che i piccoli rom vadano a scuola non sarà difficile trovare altri sistemi.

La Chiesa ha ragione a opporsi, e noi con lei.

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5 Risposte

  1. Non voglio allungare la lista dei sociologi che ci spiegano, articolando il loro pensiero in vari modi, il perché sia giusto fare una cosa o l’altra.
    Dico solo che, a me, l’idea fa inorridire.
    E mi fa inorridire anche chi ci ragiona sopra tentando di trovare qualche giustificazione.
    E’ una stronzata, e basta.

  2. In effetti, l’iniziativa sembra definibile, a tutta prima, della consistenza “materiale” indicata dal Sig. Graziano52. Pur riconoscendo, infatti, la necessità di governare un fenomeno sociale importante del nostro tempo, non ho ben chiare le ragioni per le quali questo provvedimento amministrativo debba essere riservato soltanto a determinati soggetti. E questo inquieta le mie convinzioni liberali anche se, come è noto, analoghi provvedimenti sembra siano in gestazione al livello Ue.
    Detto questo, vorrei, però, aggiungere, che problemi di grande rilievo, qual è quello dell’emigrazione e dell’integrazione, dovrebbero essere affrontati con la calma della ragione e con ampia visione critica dotata di umanità. Ciò che taglierebbe le punte, da una parte, di una reazione meramente “poliziesca” e, dall’altra, del pur giusto empito morale dell’indignazione. Ho, infatti, l’impressione che la prima pretenda di sapere fin “troppo bene” quel che “si deve fare”, ma persegue solo gli epifenomeni. L’altra, l’indignazione, rifiuta, ma se richiesta su cosa, allora, si dovrebbe fare, tacerebbe, essendo il momento propositivo sempre al di là della pura indignazione. Forse, sarebbe utile, in questa preziosa rubrica, che tutti si esercitassero a formulare loro percorsi alternativi, di concreta attuabilità ed efficacia, per fronteggiare questo rilevante problema. Con il che spero di non avere fatto “inorridire” il Sig. Graziano.

  3. Ho dimenticato di fare alcune considerazioni. Anche al di là della deprecabile deriva “razzista”, Il motivo addotto che la “schedatura” dei bambini rom servirebbe ad assicurare loro la scolarità, è surrettizio e peregrino. Infatti, così si dovrebbero prendere impronte a gran parte della nazione che, specie in certe aree, soffre del medesimo fenomeno della fuga dalla scuola.
    C’è poi, l’opposizione della Chiesa la quale fa bene a far sentire la sua voce per ricondurci alla coscienza morale e all’umanità. Tuttavia, su questi argomenti, la Chiesa talora sembra trascurare i problemi “di Cesare”, che sono “penati” e non slegati da “quelli di Dio”. La Chiesa fa bene ad opporsi, e noi a farlo con lei, ma non ci lascia sapere cosa, a suo parere, dovrebbe sostituire quella, pur giusta, demolizione. Mentre, sono convinto che saprebbe esattamente quali soluzioni “rigorose” prendere, al livello istituzionale, per quanto riguardasse suoi problemi amministrativi. Allora, io le sono grato per il richiamo al “foro interno”; lo sarei di più se mi ipotizzasse, con la sua bimillenaria esperienza di uomini e di accoglienza,anche una soluzione sul “foro esterno”, per la quale, questa volta, non la taccerei di “ingerenza”.

  4. Caro Giuseppe,
    non mi fa inorridire il tuo ragionamento, anzi, lo apprezzo, anche se ‘sto fatto che bisogna essere propsitivi o non essere non mi fa diventare matto…
    Ma visto che mi inviti a dire che cosa, a mio parere, si dovrebbe fare non posso che parlarti di metodo e non di bacchette magiche.
    Sperando che il mio post, che verrà inghiottio da un altro argomento, non provochi le solite risposte (buoni solo a fare parole, buonismo di sinistra, etc. etc.)
    Ecco, quindi, che cosa penso io della problematica.
    In Europa vivono all’incirca 9 milioni di rom, di cui meno di 2 milioni nell’Europa Occidentale.
    In Spagna ce ne sono tra i 600 e gli 800mila, in Francia tra i 250 e i 350mila, in Grecia tra 150 e 200mila e in Italia tra i 120 e i 150mila.
    Un’insopportabile invasione nel nostro paese?
    Tutti i Rom delinquenti da noi e pochissimi negli altri paesi?

    La misura più diffusa è consistita, nel nostro paese, nell’allestimento dei campi nomadi che, col tempo, da soluzione sono diventati la parte principale del problema; segregazione fisica, isolamento politico, economico e culturale, con tutto ciò che di disperato e di disperante ne consegue.

    L’emergenza rom ha dunque a che fare, principalmente, con il mancato governo della questione, con la carenza di investimenti appropriati, con l’insistenza su misure ghettizzanti e, di fatto, creatrici di ulteriore disperazione e disagio.
    Nella maggior parte dei casi, si è preferito ignorare il problema, sperando che i rom andassero ad accamparsi in un altro comune o, addirittura, spingendoli in un altro comune.
    Ma sgomberi e allontanamenti non risolvono il problema: lo spostano e lo peggiorano.
    L’assenza di una soluzione politica ha provocato, tra le altre cose, e ne porta la gran parte di responsabilità etica e morale, le rivolte dei residenti, gli incendi dolosi e la caccia a donne e bambini terrorizzati: prima dei fatti di Napoli era già successo ad Opera, in provincia di Milano.

    Che fare, allora?
    Ecco qualche spunto sul quale ragionare.
    1 – Capire le best pratices degli altri paesi europei (l’Italia, per esempio, non ha richiesto fondi comunitari per realizzare politiche rivolte a rom, a differenza della Spagna e di altri paesi)
    2 – Reperimento e utilizzo di associazioni e operatori dotati di competenze specifiche (ci sono, ci sono, basta fare qualche investimento, qualche calciatore e qualche velina in meno…)
    3 – Adottare politiche speciali e condivise per la gestione di queste “difficili” minoranze (dobbiamo rassegnarci, come diceva Gesù, dei poveri non vi libererete mai…)
    4 – Progressiva eliminazione dei campi rom attraverso la ricerca di soluzioni abitative diverse, da concordare con i diretti interessati e con le comunità locali (o crediamo, come si sente dire in giro, che i rom preferiscano vivere nella loro baracca con i topi che in una casa decente?)
    5 – Progetti più ampi, con il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei destinatari, la condivisione di regole, la presenza di figure di mediazione e accompagnamento
    6 – Repressione dei comportamenti illegali, senza criminalizzazioni collettive e pregiudiziali
    7 – Investimento in progetti di avvio al lavoro e, perché no, alla microimprenditorialità.

    Ecco cosa dovrebbe fare un governo serio, a mio parere (e non ce l’ho “soltanto” con il governo Berlusconi).
    Difficile?
    Certo, a problemi complessi soluzioni complesse.
    O vale solo per l’Alitalia questo approccio che per la due diligence ci vogliono alcuni mesi?
    Non da risposte immediate alla pancia e alla fretta degli elettori?
    No, non le da.
    Ma i problemi vogliamo risolverli da grande paese, come potremmo/dovremmo essere, o no?
    O restiamo sempre, e solo, all’emergenza?

  5. Caro Graziano,
    la mia era una provocazione, ma non sarcastica. Condivido completamente le sue proposte che per quanto mi riguarda ritengo tutte pertinenti e concrete.
    Quindi, anche se il fatto di essere “propositivi” non la fa diventare matto, io penso che invece sia questo che stimola e mette in circolo le idee più utili. Lei ad es. ne ha di valide e meditate e le ha espresse, ma forse pensava che fossero ovvie e intuibili da non doverle palesare. E invece sono sempre la parte più utile della “arrabbiatura”.

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