BUONE NOTIZIE

Ho scritto un libro, l’anno scorso, e mi pare la cosa sia abbastanza riuscita. Un libro riesce, mi sembra, quando arriva a formulare almeno una buona domanda. Una buona domanda è sempre qualcosa di vivo, che urge, chiede di essere ascoltato, e ti lavora silenziosamente dentro. La domanda qui alla fine è stata: che cos’è una donna? “Come si fa a diventarlo?”: a un dibattito una ragazza l’ha messa in questo modo.

Una donna, per esempio, è una che ogni mattina fa ordine, rimette a posto il mondo, lo fa risplendere di nuovo. Asseconda l’armonia, partecipa al suo disegno. Fa molta più fatica a farlo, sommersa com’è dalle cattive notizie: sapete, secondo un modo molto vecchio di vedere le cose, le uniche news sono le bad news. Una donna invece è una che cerca buone notizie, notizie in cui si annuncia qualche nascita, notizie che ti fanno sorridere e respirare.

Non si tratta di selezionare solo cose buone. Non ci sono mai cose assolutamente buone e cose assolutamente cattive. Si tratta di prendere quello che capita e scovare il suo buono, il suo punto di nascita. E di lì cominciare a ritessere, a fare ordine, con allegria.

Quando si parla di giornalismo, ci si concentra troppo su cose tipo: su carta o online? dove sta il futuro della notizia? Il futuro della notizia, io credo, sta nel torcerla ogni volta in direzione del bene. Di cercare sempre il bandolo che ti consente di farlo. Di resistere al fascino del male.

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4 Risposte

  1. Ah! Quanto mi piace la definizione di donna come cane da tartufo di buone notizie a cui non importa quanto in profondità queste buone notizie siano interrate!

    P.S.: credo anch’io che il Suo libro sia riuscito.
    Riuscito… proprio come una ricetta di cucina :))

  2. Buone e cattive notizie; penso a come il racconto della nostra esistenza non esca granchè azzeccato dai giornali e dalla letteratura e neanche dalle riprese televisive; è come quando s’immaginava la terra piatta… Vale la pena di raccontare il presente?

  3. A proposito di sogni (e di prodigi)…vorrei riportare le parole del Salmo 139 (versetti 13-16) che ha accompagnato il ricordo del giorno della Cresima di mia figlia Arianna:

    “Tu mi hai plasmato il cuore, mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, Signore: mi hai fatto come un prodigio…tu mi formavi di nascosto e mi ricamavi nel seno della terra. Non ero ancora nato e già mi vedevi”.

    In tema, vero?

    Alla faccia dell’abbuffata di cose in cui siamo costretti a vivere, concordo in pieno con il paradosso di cui scrivi: quanto più sogniamo tanto più i nostri piedi si radicano nell’essenza della vita.

    A questo punto sarebbe interessante parlare un po’ di cosa significhi avere senso di realtà…

  4. Ho letto una parte del libro (la scomparsa delle donne), cercando di ritrovarmici come da te suggerito!
    Ma senza esito.
    Mi scuserai, ma non mi piace e non riesco a mandarlo giù. Continuo a leggere e ad apprezzare le tue rubriche, ma quello proprio no!
    Sono abituata al genere proposto da F. Camon, tipo “la donna dei fili”.
    Ci sono troppi richiami ad altri soggetti che mi deconcentrano, troppe note, avrei gradito leggere qualcosa di tuo personale. Mi piace quello che pensi tu, sapere come vivi la giornata.
    Ho letto l’articolo sull’interesse dei bambini e li ho ritrovato molto di me.
    Grazie per l’attenzione

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