ELUANA DEVE MORIRE!

Sì, è vero, c’era un po’ di rabbia, che non è mai una buona compagna di viaggio, e che mi ha indotto, più che alla sintesi, alla sincope.

Si tratta di questo: troppa gente, sul caso di Eluana, la fa molto facile, non ha dubbi, parteggia rumorosamente, ha fretta di vedere le spine staccate.  Al silenzio di quella giovane donna corrisponde il fragore dei nostri argomenti, strillati sulle spiagge e nei bar. Io non sento di potermi esprimere con tanta disinvolta certezza, né a voce tanto alta.

La sola cosa che mi sento di dire è che, in materia di inizio e fine della vita, cioè quando si tratta di questioni di biopolitica, è meglio chiamare a esprimersi i legislatori, nostri rappresentanti eletti, che affidarsi ai giudici e alle sentenze. Noto inoltre che non sapendo più bene che vosa voglia dire essere laici, si pensa che basti gridare il proprio anticlericalismo e muovere guerra a chi chiede che non si stacchi la spina: “Eluana deve morire!”. Come se la sua morte aiutasse i laici a capire meglio che cosa sono.

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6 Risposte

  1. E’ esattamente ciò che avevo capito e che mi sembrava chiaro. Dà molta amarezza constatare che la meditazioni su fenomeni così importanti della nostra esistenza finiscano per essere trattati con la stessa “qualità” dialettica che s’usa tra tifoserie calcistiche. E che la laicità come si intende ora, equivale, per lo più, a un altro clericalismo. O, se si vuole, a un clericalismo dell’anti-clericalismo, anch’esso ben farcito di dogmi e di ideologie.

  2. Mi scuso per i refusi dattilografici del mio precedente messaggio, dei quali spero gli altri partecipanti vorranno fare un benevolo errata corrige.

  3. Il problema nel nostro paese è che i legislatori su certi temi sono assenti, per cui in situazioni disperate (come il caso di Eluana) non rimane altra scelta che obbligare qualcuno (in questo caso i giudici) a prendere una decisione.
    Mi auguro solo che il silenzio di quella ragazza (ormai donna dopo 16 anni) sia un silenzio “inconsapevole”, e cioè che come sembra il suo cervello funzioni solo per le attività minime, perchè se invece funzionasse normalmente la situazione sarebbe ancora più terribile di quel che gìà è.
    Essere inconsapevoli prigionieri del proprio corpo inerte per 16 anni è una condanna, averne la percezione sarebbe una tortura.

  4. Sono sconcertata dai toni sia del primo che del secondo messaggio, che mi sembrano provenire dalla tifoseria opposta a quella che si voleva – anche con delle buone ragioni – colpire. Invece di aprire dialogo, lo chiudono…spesso certo anticlericalismo deriva da un clericalismo che non mette in discussione i propri valori, ma dice “questi sono i miei e devono valere per tutti”. Dal mio punto di vista, se non credo in alcun dio o se quello in cui credo non pretende il mio martirio nè in terra nè in cielo, devo essere lasciata libera di decidere della mia morte e di quella dei miei cari, se hanno espresso chiaramente la loro volontà. E i temi di “biopolitica” non possono essere nemmeno decisi a maggioranza, perchè se questa legifera (o non legifera) secondo valori non universalmente condivisi, fa gravi torti alle “minoranze”…noi che abbiamo il Vaticano in casa lo sappiamo bene purtroppo. Dico tutto questo da figlia di un padre che ha fatto una lenta e orribile morte e che ha chiesto più e più volte di di porre fine a sofferenze inutili. Penso che questo non sia essere laici, ma semplicemente umani nel senso più profondo del termine. E con questo, chiudo qualsiasi comunicazione. Claudia Turzo purtroppo aveva ragione.

  5. Sono molto sorpreso, e sconcertato anch’io, di come il mio messaggio abbia potuto essere frainteso e radicalmente invertito nel suo significato. Io intendevo dire proprio ciò che si è replicato, ossia che ogni discussione su questi temi di grandissima importanza per la nostra vita mi pare finisca, spesso, in una contesa fra opposte fazioni o tifoserie. Nella quale, talora, gli accenti ideologici dall’una e dall’altra parte sembrano equivalersi in superficialità, poveri di ragione e di cuore.
    Convengo che l’esigenza di sintesi e un mio difetto di espressione possano non avere bene spiegato l’intendimento. Ma la completa inversione del senso, anche accompagnata da indignazione, segnala pure un robusto “concorso di colpa” in una comprensione così errata. E mi confermano che su questi argomenti, non è ancora possibile alcun pacato ragionamento.

  6. Un tempo esisteva una dignità anche nel morire e il rispetto per chi era costretto a percorre quesllo stretto spazio tempo necessario a varcare la soglia dalla vita alla non vita. Oggi si toglie anche questo, e si impone ad un essere umano una non vita per tempi che rendono l’agonia una condanna inumana, sia a chi la subisce direttamente, sia a chi indirettamente deve assistere un proprio caro, perchè è questo che si impone nel protrarre alcune cure che di per se sono solo un accanimento terapeutico, in nome di non so ben che filosofia e/o religione, per appagare un autorità, che dovrebbe spettare necessariamente e solamente al singolo individuo e a chi gli è più vicino negli affetti.
    Al giorno d’ oggi si nega la dignità e la morte per controparte fornire solamente una condizione di non vita disumana…
    Giovanni Molon

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