LA MAMMA DI SANT’AGOSTINO

Leggete e commentate liberamente il seguente brano:

“Allevata così nella pudicizia e nella temperanza… quando ebbe raggiunta l’età conveniente andò a marito, e lo servì come un padrone, studiandosi di guadagnarlo a te (Dio, ndr)… ne tollerò le infedeltà tanto di non farne mai motivo di litigio, ma attendeva la tua misericordia su lui…

In realtà egli era molto affettuoso, ma anche molto irascibile. Ella però aveva imparato a non opporsi alle sue sfuriate né con i fatti né con le parole: quando poi, sbollita la collera, lo vedeva quieto e ben disposto, gli spiegava i motivi della sua condotta, se le pareva che egli si fosse adirato troppo a torto.

Molte altre mogli, dai mariti meno furiosi, portavano sulla faccia sfigurata i segni delle percosse; parlando con le amiche, esse inveivano contro la condotta dei mariti, ed ella contro la loro lingua… E poiché esse, ben sapendo quale marito violento dovesse sopportare, si maravigliavano che non si era mai sentito né constatato che Patrizio (il marito, ndr) avesse battuto la moglie o che vi fosse stata un solo giorno domestica discussione tra loro e, in via di amicizia, gliene domandavano come fosse possibile, ella esponeva loro il suo metodo, quello che ho sopra ricordato.

Quelle che ne facevano la prova, dopo l’esperimento ne la ringraziavano; quelle che non volevano farla, continuavano a essere schiave e malmenate”.

da Sant’Agostino, “Le confessioni”.

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20 Risposte

  1. Ho una deliziosa, vivace nonna di 96 anni. Giovanissima insegnante andò in sposa ad un valoroso ufficiale alpino, portato dagli eventi del destino in varie sedi: non volle mai la famiglia patisse il disagio dei trasferimenti, rimanendo per lunghi periodi lontano dalla famiglia.

    Parlando con lei del lungo periodo trascorso dal marito in terra d’Africa, maliziosamente sottolineai sulle tante avventure femminili in cui potesse essere incappato in quei luoghi.

    La mia voluta malizia fu smorzata da un ragionamento sereno, chè – disse – ” certamente un uomo tanto lontano e per tanto tempo dalla famiglia, sarà incorso in altre donne: mi pare ovvio e giusto ed avrei trovato anormale il contrario”.

    Una splendida lezione, poichè la tolleranza e l’affetto erano stati ( come da tanti altri aneddoti ) il collante, la linfa necessaria per ogni vita di coppia,.

  2. Tralasciando il rapporto moglie marito raccontato nel brano che va messo in relazione al periodo storico in cui è stato scritto, mi sembra importante la forza del dialogo, del parlarsi, del cercare la trattativa sempre.
    Caratteristica una volta prettamente femminile, purtroppo oggi accantonata dalle donne che spesso preferiscono vestire i panni maschili della sopraffazione.
    Peccato, era una delle cose che distinguevano le donne, uno dei loro punti di forza, maldestramente scambiato per debolezza.
    Ho sempre creduto nel dialogo, è più difficle, più faticoso, ma infinitamente più fecondo(per ritornare ad una caratteristica femminile.

  3. E’proprio quanto volevo evidenziare : indipendentemente dal periodo storico ( e potrei disperdermi in rivoli d’aneddoti anche ben più recenti da quel tempo ), vi era questa caratteristica peculiare della comprensione e propensione al dialogo tipicamente femminili.

    Con ciò non intendo che le coppie fossero novelli Filemone e Bauci, tutt’altro ! ma la donna aveva la forza di ricondurre con una segreta pazienza ogni cosa tra i binari del dialogare .

  4. “Sopraffazione” maschile e “dialogo” femminile. E così si divide l’umanità in due settori, in due nature ” a tesi”. Innumerevoli individui nella storia non considerati nelle loro azioni e creazioni individuali concrete e nelle relazioni effettuali, ma secondo i tipi naturalistici fissi. Che poi, è lo stesso modo positivistico di classificare che , in altro settore, ipotizza le razze, cioè schemi fermi nella storia sempre uguali a sé stessi. Mentre invece, gli uomini cambiano e l’italiano di oggi non è quello dell’epoca di Michelangelo e l’ebreo di oggi non è quello del tempo di Esdra. Penso che la madre di Agostino amasse il marito di cui riconosceva oltre gli evidenti limiti caratteriali, le qualità. E fornita di amore e molta intelligenza, sapeva trovare le risorse per preservare quell’amore, dandogli la sua autorità sapiente nel confronto e nella persuasione e nella “correzione”. E così, ricevendone amore, a sua volta. Come molte grandi donne hanno saputo fare. E anche grandi uomini. Grandi perché hanno saputo fare questo, non per il “rango” estrinseco. Perché hanno capito che ogni consorzio di vita ogni unione abbisognano di questo amore intelligente della transazione nelle rispettive individualità.. Ed è anche vero che bisogna rifarsi ai tempi storici ai quali appartiene il fatto che si considera. Nel mondo romano del III-IV secolo seppure ormai ampiamente cristianizzato c’era ancora il divorzio.

  5. Se fossi una donna credo (ho scritto credo, non che sono sicuro…) che preferirei essere riempita di botte, e poi me ne andrei, che essere tradita.

  6. Meglio le botte od il tradimento ?
    Le botte sono violenza non giustificabile, sono impeto cieco.
    Il tradimento penso non sorga mai per caso; sia la semplice evoluzione di un deterioramento, e dovrebbe essere spunto di riflessione se accade e se scoperto, non una strada per fuggire.

  7. Ho la sensazione che sia meglio non prendere le botte e non essere traditi. Perchè mi sembra che quella tra le botte e il tradimento non sia un’alternativa ineluttabile per cui debba passare una relazione d’amore, ma un confronto tra patologie. Inoltre, a me pare che l’esempio fatto da Agostino non verta su questo dilemma, nonostante le apparenze. Monica evidentemente amava il marito di cui riconosceva i limiti ( era irascibile), ma anche il il valore. Ed essendone dotata, spiegò con lui la grande forza morale di cui molte donne sono esempio nella storia. Forza che è di amore e di sapienza per la reciproca tolleranza dei rispettivi limiti. E che è opera di civiltà.
    Quanto, poi, ai tradimenti o alle “licenze” erotiche, Agostino era un “esperto”. Grande santo che in gioventù fu gran peccatore. Del resto, non si è grandi nel bene se non si ha la dolorosa coscienza del male che è in noi. Monica l’aveva di sé e del marito, con umiltà ed energia e dolcezza morale.
    Più che al “dialogo” di moda, penso che le grandi donne ebbero sempre capacità di “educare” ,cioè di aiutare l’altro ad “evocare” il suo valore e le sue possibilità di amore che si nascondono pure sotto gravi asperità, di piegare alla mitezza la virilità senza spegnerne il vigore.

  8. Ma le donne, no comment?

  9. Infatti…. perchè questo “muliebre silenzio” ?

  10. Chi era il padre di Sant’Agostino ?

    Un uomo affettuoso ma facilmente irascibile, che tradiva la moglie, la quale lo serviva come un servo fa con il padrone e che poteva esprimere le sue idee sul di lui comportamento quando lui non era con “la luna storta” ?

    A me sembra che madre di Sant’Agostino persegua una sorta di “addomesticamento” del marito, assecondandolo quando potrebbe essere violento , al fine di guadagnarlo a Dio.

    Forse solo una fede può rendere sopportabile tutto questo.

  11. Certamente può renderlo sopportabile la fede. Ma anche una profonda coscienza di sé e delle relazioni umane che sono una continua transazione fra individualità. Ognuno di noi, uomo o donna, deve sopportare e farsi sopportare, consapevole dei propri limiti e con tolleranza e dono reciproco di amore per il bene comune, se c’è. Forse, un “fantasma” si aggira sotto questo dibattito: il pregiudizio secondo il quale, “per destino”, le donne siano vittime e gli uomini carnefici. Ma, messo da parte questo meccanicismo naturistico, mi pare che qualsiasi unione necessiti anche di un sacrificio reciproco delle esigenze “assolute” con cui si pone l’individualità. Certo, se si esemplifica il discorso solo sull’energumeno che mena botte e tradisce, siamo fuori da tutto questo. Ma sarebbe come fare la regola della malattia che, per quanto sia diffusa, non è la sostanza della sanità, di cui quella è la disgregazione.
    Altrimenti, non si capirebbe perché l’eterna vittima ricercherebbe sempre l’eterno carnefice. Questa esemplificazione, infatti, non rende giustizia alla verità di tante relazioni non fatte di botte e tradimenti ma di amore, di tolleranza e di civiltà quotidiani, profondi e maturi.

  12. Chiedo scusa ai partecipanti se posso apparire pedante anche non volendolo affatto. Ma per il rispetto che devo agli altri interlocutori, ho l’obbligo di emendare una fesseria che ho scritto nel primo messaggio. Bisogna sempre vigilare e correggere sé stessi.
    Dove ho scritto III-IV secolo avrei dovuto dire IV-V, appunto l’età di Agostino e della madre Santa Monica.
    Chiedo venia.

  13. vorrei esprimere una mia opinione non sulla moglie Monica, sicuramente saggia ed avveduta…ma sull’operazione di ‘addomesticamento’ del figlio Agostino.
    Quanto le sue pressioni e le sue ambiziose aspettative abbiano condizionato il corso della vita del figlio non sappiamo, ma di certo notevole sarà stata l’influenza del volere materno nella scelta del filosofo d’Ippona di abbandonare la donna da cui aveva avuto un figlio.
    Se ne parla qui:
    http://archiviostorico.corriere.it/1998/ottobre/14/vero_peccato_Sant_Agostino_co_0_9810143728.shtml
    -buona giornata

  14. Con le storie romanzate, se si ha fortuna, si vendono molti libri e si fa gran guadagno. Ma non si fa storia.
    Oltretutto, questa dello scrittore norvegese, autodichiaratosi scrittore di romanzi, pare un’altra “callida” operazione di mercato alla Dan Brown, con i consueti colpi a effetto, confezionati con banali ripetizioni di un imparaticcio freudiano. Tutta l’opera di Agostino, una figura centrale del mondo tardo antico e di apertura a quello moderno, trattata dal punto di vista di un complesso di Edipo da ciarlatani. E, naturalmente, ne esce un personaggio “colpevole” addirittura dei “roghi delle streghe”. E perché no, della bomba atomica? Così tutti rimarranno basiti a contemplare i guasti prodotti dalla “possessività e dall’ingerenza materna” per saecula saeculorum.
    Però, la colpa vera sarebbe la nostra se dessimo credito a queste fesserie e modo ai loro autori di ottenerne i favori del mercato con la nostra “ingenuità”. Ma sono noti il dibattito e gli imponeneti studi critici che da secoli sono cresciuti su un’opera come quella di Agostino?

  15. ma perchè tanta acredine?
    Non mi è parsa davvero peregrina l’ipotesi di un figlio(quanti ce ne sono!) ‘manipolato’ dalla volontà genitoriale.
    Questo non altera la sua grandezza come filosofo,né intacca il valore delle sue opere…come uomo può anche lasciare un po’ a desiderare.
    Ce ne sono tanti di grandi artisti che hanno avuto ombre nella loro vita privata.
    Solo una visione manichea(che Agostino, come ben si sa, abbracciò, per un periodo)può dividere il bianco dal nero, il bene dal male, l’amore dall’odio, il carnefice dalla vittima.
    Manipolare i sensi di colpa dei figli è una delle ‘arti’ che molte mamme posseggono nel dna.
    La Chiesa ha acceso roghi.
    buona giornata

  16. Non ho sentito acredine per alcuno – tanto meno per gli altri partecipanti – se non per i soliti manipolatori di conoscenza in cerca di notorietà e lucro perciò incuranti del rispetto della conoscenza stessa. Non è certo questo il luogo per discutere di giudizio critico storico. Forse basterà osservare che questo non passa per i romanzetti e appartiene ad altra regione di indagine e di fatiche interpretative. Sono d’accordissimo sulla completa autonomia della persona empirica dell’artista o del filosofo, ecc. rispetto alla sua opera. Caravaggio fu iracondo e omicida, ma questo non impedì la sua arte somma che va giudicata a prescindere da suoi eventuali complessi di Edipo. Ma proprio per questa giusta riflessione, bisogna guardarsi dalle facili lusinghe dell’escogitazione psicoanalitica che pertiene, appunto, all’individuo empirico, per poi spiegare la storia che verrà. La Chiesa ha acceso roghi; ma alla conoscenza storica è noto che i roghi di streghe fuono un segno dei tempi e che in questa riprovevole attività, fu molto più operoso il braccio secolare soprattutto nell’Europa del nord. Non furono certo un’esclusiva ecclesiastica ed anzi il Sant’Uffizio era, in genere, molto scettico circa gli artifizii di cui venivano accusate vecchie ignoranti, occupato com’era a perseguire invece il pericolo “eretico” luterano ( per il quale l’Inquisizione fu riorganizzata nel ‘500). Quanto ai roghi di streghe ( che, come detto, fu in larga misura un fatto “laico” del braccio secolare), inoltre, furono molto più alacri le chiese riformate puritane. Ciò non deve indurre a fare graduatorie su chi era “più buono” o “più cattivo”, ma a constatare la verità. Tra l’altro che quei tempi non possono essere giudicati con la sensibilità di oggi, del senno di poi.

  17. Mi scusi sig.re Mariani, ma le pare un’apertura al dialogo il suo modo di giudicare le letture altrui?
    In fondo Freud ci ha dato una chiave di lettura delle stanze dell’anima, un’interpretazione, mica ci ha fornito dogmi.
    Se un autore ha voluto -elaborando con la fantasia una vicenda reale- dar voce alla ‘nuora’ di Sant’Agostino che male c’è? (chissà magari quante donne potranno riconoscersi).
    Non avverte un tono sprezzante in parole come “imparaticcio freudiano”, “complesso di Edipo da ciarlatani”,”fesserie”?
    Questo non è certo un invito a comprendere le ragioni di chi la pensa in modo diverso.
    Personalmente leggo tutto, sono culturalmente onnivora, non mi lascio suggestionare da Dan Brown, sono curiosa e così come posso leggere le splendide Confessioni di Agostino, posso leggere “Il mondo di Sofia” di Gaarder.
    Io penso che i rapporti interpersonali siano dei “giochi”(nel senso Berniano)e mi piace interrogarmi sulle dinamiche familiari e sui “copioni” che ognuno di noi ha.
    Leggevo che la mamma Monica quando il futuro Santo era legato all’eresia manicheista non lo avrebbe ricevuto in casa e non lo avrebbe fatto sedere al suo desco, e addirittura lui dovette, vista la disapprovazione materna- a quasi trent’anni- scappare di nascosto e imbarcarsi per l’Italia. Un figlio che si comporta così ha paura, e non lo dice Freud, basta mettersi nei suoi panni. Dietro la luminosa parola amore si nasconde spesso l’ombra del possesso.
    Non ci vedo nulla di male nel riportare ad umane altezze personaggi che hanno conquistato un posto nella Storia.
    Nella mia vita non ho incontrato uomini violenti o dominatori, nè nella vita privata nè nel lavoro.
    Ho sempre ricevuto rispetto e a mia volta ho rispettato.
    Ci sono tanti modi per prevaricare il prossimo, esistono(più subdole) anche le molestie morali.
    Una parola può essere più violenta di uno schiaffo.
    Questo, per tornare all’argomento del maschio irascibile e manesco, non dimentichiamo anche che nel mito le Furie erano divinità femminili.
    Sinceramente mi auguro che presto uomini e donne seppelliscano l’ascia di guerra e imparino a fumare insieme il calumet della pace.
    -buonaserata

  18. Spero sia lecito infrangere, una volta, il mandato di evitare discussioni “autoreferenziali”, per rivolgermi con chiarezza alla gentile signora Margherita e alle cortesi e condivisibili osservazioni che fa. Innanzi tutto, mi scuso se le mie considerazioni le siano apparse dure, ma soprattutto rivolte a lei. Esse non riguardavano affatto lei che, a mio parere, porge i suoi pensieri con delicata attenzione e discrimine di giudizio. Quelle che mi paiono, invece, intollerabili sono le operazioni pseudo culturali ( parlo di sedicenti romanzieri in voga) che vogliono confondere la conoscenza storica con proprie elucubrazioni, talora anche psicoanalitiche, su chiunque. Le due cose sono affatto diverse, per statuto, e mischiarle significa far torto sia alla storia, sia alla letteratura. Si può fare letteratura, sperando che sia buona, su tutto. “Le memorie di Adriano” della Yourcenar sono buona letteratura, ma si andrebbe fuori strada se si pensasse che siano la storia dell’imperatore Adriano e che l’Autrice abbia inteso presentarcela così.. E tuttavia, a quel livello e nella loro autonomia letteraria, sono un’interessante rappresentazione di vita e di immagini dell’animo umano. Come si conviene alla poesia. Ci sono invece autori che, spesso privi di quella arte, tendono a confondere le acque e a giocare sulla verisimiglianza storica mischiandola alle loro fantasie. E fanno opera di ignoranza. Anch’io non mi vieto alcuna lettura, ma per questo cerco sempre di tener distinte le competenze. Le meditazioni di Tolstoj in Guerra e pace non sono la critica storica su Napoleone, ma proiezioni di sue visioni del mondo. Esse peraltro appesantiscono, ma non inficiano il suo grandissimo capolavoro. Infine, condivido, senza riserve, tutte le accorte considerazioni che la gentile Signora Margherita fa sulla violenza e sul suo carattere comune al genere umano, a prescindere dal sesso.

  19. La ringrazio molto per la sua gentile risposta, e comprendo meglio il suo punto di vista che condivido.
    Nel caso di un romanzo so che si tratta di letteratura e che l’immaginazione dell’autore vive tra quelle pagine.
    Se ho capito bene lei non accetta chi mistifica i fatti storici “spacciando” le proprie teorie per verità e soprattutto, forse, quegli editori ‘furbetti’ che usano dei trucchi editoriali per prendere all’amo il lettore ingenuo.
    Però a volte anche un libricino può incuriosire e spingere a cercare altrove per approfondire un argomento e così magari risalire alle fonti.
    Le vie della conoscenza sono infinite…
    -scusate l’off topic.
    Buon ferragosto

  20. Da parte mia, considero il Suo ragionamento ineccepibile. Aggiungerò un “paradosso”: un “libricino” non ha vie di mezzo. Se “governato” con il Suo distacco e la Sua consapevolezza critica, può dare certamente utili spunti per ulteriori ricerche. Al contrario, se cade in un terreno incolto e incapace di distinzione e di sensibilità, può essere deleterio.

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