MI PIACEREBBE

Mi piacerebbe che gli uomini che intervengono in questo blog per parlare di violenza maschile e di volontà di dominio, più o meno frustrata dalle donne, lo facessero parlando a partire da sé. Non teorizzando, cioè, ma riconoscendo in se stessi tracce di questo impulso, o di questa costruzione simbolica, e spiegando come loro ci fanno i conti. Anche quelli, e saranno molti, che non esercitano la violenza e si sentono immuni dalla tentazione del dominio. Avranno pure un collega, un amico, un parente violento e dominatore: Ecco: come fanno i conti con lui? Come vivono questa vicinanza?

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14 Risposte

  1. Una mattina d’inverno,mi sono trovato ad assistere ad una scena urticante : un uomo stava picchiando una donna per la pubblica via . Cosi’, qualificatomi alla bell’e meglio, sono riuscito a fermare l’energumeno e trattenerlo in attesa di una pattuglia.
    Di quel triste quadretto mi colpirono la violenza fisica dell’uomo e, per contro quella verbale della donna, oltre all’inerzia degli spettatori presenti.

    Riflettendo su quell’episodio e parlandone tra uomini,mi sono reso conto più volte che nell’uomo – ci sia una sorta di istinto ( primordiale?) proteso ad esternare il dominio con la fisicità ( basta solo il desiderio di un pugno sul tavolo, come deterrente ), mentre nella donna la difesa/offesa avviene con l’arma della verbalità, violenza ben lungi da quella fisica ma comunque sempre tale, poichè le parole feriscono spesso in modo indelebile

  2. Nessuna violenza.
    Completamente immune dalla tentazione.
    Un amico l’ho.
    Non me ne ero mai accorto fino a quando, lo scorso anno, sua moglie non è fuggita di casa per tre giorni.
    Consigliato riunione di famiglia (hanno tre figli dai 18 ai 28 anni) nella quale c’era un solo punto all’ordine del giorno: fai quello che vuoi, dì quello che vuoi ma la mamma la lasci stare.
    In caso contrario sono cazzi tuoi.
    Per ora pare che funzioni.
    Let’s cross the fingers…

  3. Ma, Graziano, lei che cosa ha provato? Che cosa ha detto a questo amico, se gli ha detto qualcosa? Che spiegazioni si è dato di tanta violenza?

  4. Dell’episodio narrato da Graziano, fa specie che ciò sia avvenuto in una coppia cronologicamente consolidata da lustri : lo posso dedurre dall’età dei figli.
    E’stata – alla luce dei fatti -una violenza da sempre presente al loro interno od un qualcosa di repentino che ha innescato una miccia culminata nella fuga e conseguente consiglio di famiglia ?

  5. Difficile rispettare il “consiglio” di essere brevi per una storia così complicata, ma ci proverò.
    Lui non sa che io, e mia moglie, sappiamo; ovviamente da lei.
    Non ho, quindi, potuto parlare con lui direttamente.
    Ci ho provato con qualche spunto buttato lì ma il muro era troppo resistente.
    Ho desistito.
    Io ho provato stupore, enorme stupore.
    Le persone delle quali parliamo hanno la mia età, poco più di cinquanta anni, sono sposati da trenta, hanno tre figli, sono di Comunione e Liberazione, hanno un esercizio commerciale molto frequentato e, per chi li conosce, potrebbero essere definiti, senza rischio di sembrare eccessivi, una copia perfetta.
    Io e mia moglie, pur abitando a trecento chilometri da loro, possiamo essere considerati i loro migliori amici.
    Molte cose ci uniscono… non CL.
    Qualche spiegazione razionale ce la siamo data.
    Ma anche queste spiegazioni non spiegano la violenza che, raccontata dalla nostra amica, scatta dopo un accumulo di accuse forzate e completamente inventate al termine di una discussione tra loro due; ed è successa molte volte nella loro vita.
    Lei ha sempre sopportato (i figli, la fede, la piccola ipocrisia, i genitori).
    Ora non più.
    Sono giunti ad un punto di non ritorno.
    Scappare di casa ha rotto un “equilibrio finto” e ha fatto esplodere il confitto in modo palese; almeno tra loro due.
    Gli amici, tranne noi e pochissimi altri, non sanno nulla.
    Stiamo cercando di aiutarli continuando ad essere “normali”, con tutta l’ambiguità di questa parola.
    Io non ho, però, molta fiducia.
    Vorrei parlargli e, anzi, penso che ne potrebbe trarre giovamento.
    Ma non so come fare.

  6. Non ho esperienze dirette né personali, né familiari, né tra amici, di codesti casi di violenza, e non posso portarne testimonianza. Però, so che esistono e possono essere dolorosi come quello qui descritto. Dolorosi e apparentemente insolubili. Ed è una disdetta che il protagonista di questa storia non abbia aperto il suo animo a un amico sull’impeto che lo muove a quelle azioni. Perché così, se ho ben capito, l’amarissima vicenda rimane giudicabile soltanto sulla base delle comprensibilissime doglianze di una parte sola. il che peraltro non inficia le doglianze stesse. Ma per “capire” come qui si vuol fare, quell’altra parte sarebbe essenziale. Ad es. – domando a tutti – quale intrico di inerzie, di istanze psicologiche e pratiche, di complicità coniugali consapevoli o inconsapevoli, può far “reggere” ben trent’anni di matrimonio con queste violenze, senza farle apparire all’esterno, se non nell’estrema crisi?

  7. Ha senso, però, continuare ad essere normali, raggiunto il punto di “non ritorno ” ? Non è anche questa una forma di violenza ?

  8. Non è facile parlare anche agli amici.
    Ne so qualcosa, non per una situazione di violenza, ma di abbandono capitata ad una coppia di amici.
    Come diceva Graziano anche il mio ex amico ha eretto un muro, inutile anche cercare di intavolare un discorso vicino al tema scottante.
    E’ corretto quello che ho letto, gli uomini, quasi per un riflesso innato esplicitano il dominio fisicamente, le donne usano la parola, forse anche per una questione di “taglia fisica”.
    Io personalmente non ho mai desiderato dominare le donne che ho avuto di fianco, ma è innegabile che molti uomini lo facciano.
    Noto con dispiacere che le donne hanno assimilato anche questa caratteristica tipicamente maschile nel loro cammino di parificazione con l’uomo, infatti questa brutta abitudine la vedo spuntare sempre più spesso in compagnia di donne di ogni età.
    Purtroppo

  9. Non ho esperienza diretta, tranne una coppia di vicini quando avevo 8 anni, poi basta, ricordo che ne sono rimasto colpito e che tutti lo denigravano. Mi piacerebbe parlare della violenza, psicologica, di cui sono capaci le donne. Ma dubito che Marina e le altre orecchianti abbiano voglia di parlare di questo argomento. Sono uno di quelli che le donne odiano di più (forse) più dei violenti. Non ho ancora trovato un nome in inglese x definire la categoria e si sa che se non é anglosassone la definizione non rende. Diciamo “uomo d’acqua dolce” ? A questo punto immagino M.T. che alza gli occhi al cielo “che palle! un altro sfigato” infatti mi ricordo quando in una trasmissione (forse era ancora Milano centrale?) o già radiopop. di qualche anno fà, M. parlò di tutto il disprezzo che provava x i “molli, teneri, dolci” amando i teppa, bastardi, bulli ecc. Insomma, non possiamo parlare di un binario solo, la volontà di dominio degli uomini (NON TUTTI, CHE SIA CHIARO) senza parlare CONTEMPORANEAMENTE dell’attrazione che le donne (non tutte?) hanno x i bastardi, bulli,ecc. Del xké gli uomini che non lo sono, vengono presi in considerazione solo come amici, x essere accolte in stazioni, aereoporti, x i traslochi, spalle su cui piangere, lamentandosi della stronzaggine dell’uomo di cui (però) sono taaaanto innamorate. Fino a che non avrete il coraggio di discutere, di questa contraddizione, non arriveremo mai a capire del tutto questo problema. Ok, ok, adesso parlo della mia esperianza personale: so di deludervi, ma non voglio dominare nessuno. A me piace la parità (altra bestemmia x M.) il confronto tra diversi, ma pari. Io uomo tu donna. Parità nella differenza. Utopia? certo molto complicato. Immagino i capelli che si rizzano delle femministe della “differenza” quelle che “…a livello simbolico…” Non mi viene in mente nessun filosofo/a da citare, ma quello che diceva la madre di S.Agostino l’ho sentito dire, nell’infanzia, da casalinghe normali, con figli normali, né santi, né filosofi.

  10. Niante filosofi/e ma le cose più intelligenti che ho sentito dire, ultimamente, sulla relazione tra U/D sono quelle delle comiche: Luciana Litizzetto, Geppi Cucciari, ecc.

  11. Renko, io – da uomo – non vedo questa grande attrazione femminile verso il bullo e/o il bastardo. Siamo stati tutti per qualcuna spalle su cui piangere o trasportatori conto terzi; se l’abbiamo fatto credo lo sia stato per amicizia, difficilmente per altri fini.

    Tutti, credo, abbiano subito l’ “onta” di un rifiuto, tanto al maschile che al femminile : non sempre i sentimenti sono corrisposti ed a volte ci si è incaponiti in storie senza senso e senza inizio.

    Forse dovresti illuminarci di più su quello che tu chiami ” violenza psicologica della donna “…

  12. Cerco di rispondere oggi (prima non ho potuto) anche se non vedo più le domande precedenti, prob. lo spazio non permette di tenere tutto, o si? e se si, come si fà x rileggere gli interventi precedenti? A M. che mi chiedeva “perché tanto rancore?” Hai presente il rancore delle donne maltrattate dagli uomini? dei gay discriminati? stessa cosa. X Lorenzo: tempo fa sono stato pestato da un gruppo di fascisti (10 giorni d’ospedale) un’altra volta sono caduto con il motorino, un ginocchio distrutto. Entrambe le volte, puoi immaginare, ho provato un dolore fisico molto forte. Ma nemmeno paragonabile al dolore che ho provato dall’abbandono, con motivazione: “Sai, mi sono innamorata…” grazie e arrivederci. Ecco, questo, x me, é un esempio di violenza psicologica. Vorrei affrontare un’altro aspetto della questione: da tempo immemorabile ci viene detto che “le donne sono cambiate, gli uomini no” ecc. In un aspetto mi sembra che non siano cambiate affatto: nella scelta degli uomini. Non sono cambiate x niente, sono inchiodate da millenni, agli stessi modelli. Anche Lidia Ravera (x es.) ha scritto “…x questo scegliamo sempre gli uomini forti, muscolosi…” Forse é una cosa immodificabile, ne possiamo discutere, però non ci venite a dire che siete cambiate, almeno non in questo, che non mi sembra di poco conto. Ho capito che non ci si può dilungare troppo, mi fermo quì. A suivre…

  13. Caro Renko, ti do del tu per vera simpatia.
    Mi hai fatto rivivere una storia allora dolorosa che ti racconto in sintesi. Immaginati una giovane coppia senza problemi, legatissimi , in una Milano da bere freddamente natalizia, con una settimana bianca in previsione ed altri piccoli progetti.
    Un quadro perfetto, diremmo.
    Bòn, arriva un week-end in cui lui torna al paesello e lei va ad una cena, il tutto di comune accordo.
    L’indomani mattina, la telefonata del buongiorno: passati i convenevoli , lei riferisce che -forse complice un bicchiere di troppo, s’è lasciata andare con uno.
    Lui apprezza la sincerità, ma viene fucilato con un improvviso inaspettato “comunque tra noi e’finita “, tout court. Lui resta con la voce in canna e riaggancia la cornetta, lei richiama indispettita per il gesto, lui parte subito per la metropoli per incontrarla, un interminabile viaggio nervoso una sigaretta appresso l’altra. Lei non c’è all’appuntamento. Lui la cerca per ogni dove, invano . Passa frastornato quella notte tra inutili luminarie che ammiccano dai viali. Le scrive una lettera-espresso, ferma ma pacata in cui esprime la sua delusione. Lei la riceve e lo chiama furiosa per lo scritto e chiede un appuntamento.
    Si trovano la sera a casa di lui : il dialogo è penoso.
    Lei ad un certo punto gli chiede “ma tu mi ami ancora” e lui replica che i sentimenti non si resettano dalla sera alla mattina, una domanda senza senso rivolta alla persona con cui hai fatto l’amore due sere prima.
    Si congedano ognuno per la propria strada poichè non c’è niente a dire e da capire, almeno per lui.

    Hai capito, immagino, chi sia stato quel lui, e quale dolore immenso lo abbia accompagnato in quel Natale inutile, senza presente, senza niente, con un bagaglio di sogni trasportato dalla violenta corrente di un fiume rabido, tumultuoso.

    Non sono stati tempi facili: ti posso dire che da queste esperienze ne pagano anche le donne che vengono dopo, che possono essere bellissime, bravissime, ma ti lasciano guardingo.

    Il problema, come ho detto, è che questa “violenza” , la ripercuoti di riflesso dopo ,verso le altre donne che vengono,almeno per un po’ di tempo. Violenza non come brutalità o cattiveria , ma -come detto – l’essere guardingo e poco incline ai rapporti di coppia.

    Cosi’, ad esempio, una bravissima e bella ragazza, piena di molti pregi e splendidi difetti, che sono certo mi abbia amato tantissimo, non mi ha visto capitolare
    nonostante il suo amore vero, e non perchè non le volessi bene, ma perchè uscito da quell’esperienza che mi aveva scamazzato atrii e ventricoli.
    So che il mio non volere approfondire la relazione le ha fatto molto male, tanto da non parlarmi per anni : la posso capire perchè purtroppo era arrivata tardi, quando il treno dei miei sentimenti era in quel momento fermo:su un binario morto.

    Poi, il tempo ti è medico, pensi a quel vecchio adagio napoletano che recita “storta va, deritta vene e spesso ‘o male porta ‘a o bene”.
    Paradossale ? Non tanto, perchè dici : meglio piantato allora da una sentimentalmente instabile che vivere poi con questa, una vita travagliata.
    Ed allora riparti, dapprima “marcia a vista” , verso il tuo viaggio sentimentale, per poi dare carbone ai motori del cuore e sferragliare sereno verso nuovi orizzonti…

  14. “…Spesso ‘o male porta a ‘o bene”, mi sembra veramente il giusto compendio di saggezza per comporre le esperienze della vita. Il dolore che ne può venire ci dà anche la conoscenza e l’ampiezza di cuore per superarlo a un livello più alto, anche se, sul momento, esse ci fanno soffrire. E sono d’accordo anche sulla gravità di certe violenze “non fisiche” come quelle descritte, per la trascuratezza e la superficialità colpevole con cui fanno strame della fiducia e dell’amore semplicemente in forza di impulsi erratici ed emozioni estemporanee, senza curarsi dell’animo e della dignità altrui. Molti avranno provato le stesse esperienze, senza ricevere alcuna spiegazione per un semplice scarto del piacere. Ma pretendere in questi casi di averne è illusorio perché la pura emotività irresponsabile non è spiegabile con la solidità dei sentimenti e della ragione, che è proprio ciò che manca. E il tempo e ‘o male che porta ‘o bene ci faranno poi capire che quell’abbandono fu esso stesso un bene, perché fu la perdita di una persona inadeguata. Ma sul momento il dolore è grande soprattutto per un dileguarsi estraneo senza nemmeno la serietà di darne le ragioni. Anche io ricordo la brusca chiusura di un lungo sodalizio di molti anni fa vicino al suo esito coniugale. Intendiamoci, alle rotture si coopera in due, perché ciascuno mette la propria responsabilità. Ma quel che colpisce è la “leggerezza” di certe decisioni e l’assoluta mancanza di confronto come se tanto amore professato non ci fosse mai stato. Furono mesi molto amari, finché il culmine si ricompose nell’esigenza di capire. Ma questa esigenza non portò ripulsa, bensì attenzione e necessità di accorto discernimento perché tutte le persone sono diverse e quindi le donne non sono “tutte uguali”. Ne conobbi alcune come fino allora non avevo fatto, e ciascuna portava il suo carattere più o meno interessante. Ma proprio l’anno della rottura fu quello dell’incontro di una donna formidabile in ogni aspetto. Ci vollero tre anni di mia attenzione e di sua intelligenza e amore, ma poi fu evidente che “storta” era andata e “deritta” era venuta. Deritta che che rimane sempre più solida ora dopo decenni. Anche se il dolore è forte, pensiamo che non può essere eterno e che ci lascerà con una matura conoscenza in più. E’ verissimo che alcune donne privilegiano le più banali specie maschili, talora anche in risibile contraddizione con i più o meno fondati filosofemi femministi che declamano. Capita che si debba pagare un tributo alla parte più elementare di sé stessi. Però, assicuro che esistono donne di animo robusto e di forte ragione che non necessitano di appigli intellettualistici estrinseci per coltivare il loro valore e la loro autorità femminile e la loro correlativa capacità di amore. Le quali hanno il senso concreto della libertà della loro persona e delle loro opere, e non hanno nessunissimo bisogno di costringerla in schemi ideologici di scuola che poi, talora, non riescono a frenare la femmina naturale attratta dal maschio naturale.
    Il Sig. Renko non ha bisogno di consigli, saprà condursi secondo coscienza. Ma se ha indulgenza per i pareri altrui, lo esorto a non affannarsi a rintuzzare quei “filosofemi”, come vedo che fa, citando esempi di donne che razzolerebbero male. Quei filosofemi, siano pure “femministi”, sono spesso mal congegnate astrazioni che, talvolta, non ci salvano dalla nostra banalità. Vada al concreto della ragione, del giudizio e degli affetti e si accorgerà che quei riferimenti non sono esempi oggettivi della donna, su cui riversare il suo dispiacere verso “tutto” il genere femminile. Nella realtà ci sono altri valori, certo più rari perché la qualità è sempre elitaria e prescinde dalla risonanza del personaggio.

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