ESTATE METROPOLITANA

Di recente ho visto un film bello e poco conosciuto, “Guida per riconoscere i tuoi santi”, opera prima di Dito Montiel, premiata al Sundance Film Festival. Non fatevelo scappare, se vi capita. Lì tra l’altro si vede bene cos’è un’estate metropolitana. Asfalto bollente per i ragazzi di Queens. Spazzatura. Pelle sudata, birra, profumi dozzinali rubacchiati al drugstore. Le notti sotto il ponte, un bagno a mezzanotte con i jeans, il muro della piscina scavalcato. Una fetta di pizza fredda, il gelato che cola sugli avambracci. Sesso appiccicoso negli androni. Pianto di bambini che non prendono sonno. La violenza di un amore che sta finendo. Moto smarmittate nei tunnel. Il metrò che ruggisce. Qualcosa che sembra mare in fondo un prato bruciacchiato.
Non sa che cos’è l’estate, chi non ha mai vissuto la ferocia di un’estate metropolitana. I piedi a bagno nelle fontanelle. Il giorno che non muore mai. Un morso disperato d’anguria. Ventagli di plastica. Le gambe gonfie delle donne. Sedativi. Uomini in canotta che fumano sui balconi. Condomini. Finestre illuminate di notte. Tv accese. Treni. Domeniche deserte. L’aria condizionata di un cinema. Dentista d’urgenza. Strane amicizie in ufficio. Parlarsi da una scrivania all’altra. I parchi. Formiche che ti salgono per le gambe. Rimmel che cola. Schiene nude. Rimpianti. Supermarket deserti. Vecchi che camminano al braccio di floride ragazze ucraine. Alberi senza vento. Sole. Piazze metafisiche da traversare in fretta. Ombra soffocante sotto i portici. Cose immobili dietro le serrande chiuse. Rondini acquattate. Gatti senza niente da bere. Immigrati nelle laundrette. Musiche da lontano. Cassonetti colmi, cocci di bottiglia. Silenzio senza pace. Cieli di latte. Un turista che si è perso. Le fermate dei bus. Zanzare. Acqua che cola da un balcone. Assenze. Sedie vuote di plastica nei bar. Fiori che seccano nei cimiteri. Velate che camminano solennemente. Le braccia bianche delle portiere che spazzano.
Non sa cos’è l’estate, chi non ne ha mai passate in città.

(pubblicato su “Io donna”-“Corriere della Sera”, il 9 agosto 2008)

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8 Risposte

  1. Delle mie estati milanesi ricordo il riapparire degli anziani, specie più relegata nei mesi freddi e più presenti nella solitudine immersa nell’aria liquefacente.
    Anziani un po’spersi e un po’sparsi, tra piazze polverose ed orti dietro la ferrovia, solidali tra loro, preoccupati nel non avere visto da giorni la signora Maria aprire le ante ed avvisare timidi la macchina dei soccorsi, e scoprirla quieta nel sonno senza fine tra il ticchettio di una pendola che scorre un tempo ormai inutile.

  2. Sì ,passare l’estate in città ti fa scorgere,più che in altri momenti dell’anno,il volto vero che il caldo,sciogliendo l’abituale maschera, rivela delle persone: solitudini, disagi,problemi di chi è costretto a restare sembrano più visibili . Quello che questa stagione dovrebbe essere:libertà,sogni,natura, aspettative di un intero anno diventa ,invece, come la chiama Claudio Magris, una “congiura contro l’estate”,e così “…proprio perchè l’estate è un volto della vita vera essa è talora insostenibile”.

  3. Vero : l’estate discioglie i comportamenti – si annega inaspettatamente nei piaceri del sesso ferino luci con l’irraggiungibile amica, mentre nella strada sferragliano stanchi i tram sull’asfalto rovente.

    L’estate fa ribollire il magma nascosto metropolitano, tra la radio che gracchia nelle strade deserte, mentre le scale delle case popolari di via Tracia diventano ancora più anguste verso i soffocanti scrostati cubicoli.

    L’estate che riscalda gli animi borderline di chi ti sfugge nrl ventre sotterraneo della stazione Centrale..
    .
    L’estate che stravolge le labili menti , gli alienati : la violenza necessaria nel trattamento sanitario obbligatorio nella strada dove da una finestra tra grida insensate è piombata ogni sorta d’oggetto.

    L’estate tra i bordi di un luteolente canale, tra rovi,siringhe , sguardi sbarrati, vite sospese.

    L’estate di chi non può. L’estate di chi non ne può più.

    La parte nascosta della lunga estate calda.

  4. hai la capacità eccezionale di far vedere esattamente quello che scrivi…e di far sentire l’odore di quelle estati afose e tristi come uno di quei film italiani neo-realisti . Complimenti, questo post lo voglio conservare.

  5. Sai, credo che l’estate metropolitana diventi tristemente paurosa : costringe un contatto più marcato con le altrui presenze umane che si rifuggono nel corso dell’anno
    Rumori, odori normali nel corso dell’anno diventano cosi’ improvvisamente ostili.

    Perchè l’ascensore s’è avviato a quest’ora.? Chi può essere ?, Dallo spioncino si osserva immobili la spia rossa che sembra osservare tra la luce aspra delle scale, sospirando finchè non si spegne.

    Nei supermercati, resi simili ad algidi ossari dalla translucenza delle luci immerse nell’aria condizionata sparuti presenti s’aggirano silenti guardinghi prima d’uscire tra l’afa che stenderà come una staffilata sul viso.

    E, la sirena lacera l’aria immobile di Corso Buenos Aires-strada che come un coltello taglia dal centro verso la periferia- mentre il motore romba verso un improbabile furto…. Non era un rumore, al piano di sopra… ma la paura del silenzio assordante.

  6. Forse, si dovrebbe prestare attenzione anche all’altra faccia della stessa medaglia. Cioè all’ossessione di “svago” che non infrequentemente prende alcuni che, invece, vanno in vacanza. Con la bulimica voracità del divertimento esagitato, concentrato e a tutti i costi. Senza uno spazio per restare soli con sé stessi. Che mi pare un altro “esorcismo” dello stesso senso di morte.

  7. Un pezzo struggente, intelligente e vero come non le leggevo da molto, che non poteva che suscitare dei commenti altrettanto sentiti e interessanti .
    Un grazie per aver scritto qualcosa di memorabile, breve e intenso, come non se ne leggono sulla stampa da molto tempo.
    al prossimo articolo!

  8. Chissà perchè ho pensato a Milano, a due estati trascorse in quella città quale studente-lavoratore. Abitavo nei pressi di Piazza Argentina.
    Conoscevo quasi esclusivamente l’estate al mare, nel Salento. Le estati milanesi mi hanno consentito di conoscere abitudini e vita per me ignote: ho trovato la sua descrizione estremamente azzeccata ma nella mia esperienza non c’é stata tristezza! Frasi secche eppure ricche di sensazioni, suoni. Sono un suo ammiratore!

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