CELEBRAZIONI

Nella vita, mi scrive Giovanni -buddisticamente- “tutto è impermanente”. E se provassimo viceversa a pensare che “tutto è permanente”? Ovvero che niente va perduto, nessun istante, per ciò che è, nel suo bene e nel suo male. E quindi non deve essere perduto, quindi ogni momento va vissuto e celebrato nel suo potenziale di unicità e di eternità, e mai sprecato? E per celebrarlo intendo dire, etimologicamente, proprio abitarlo, starci dentro. E quindi permanerci.

Certo, ci sono momenti in cui è più facile abitare. L’altro giorno, a Mantova, il bianco splendore di Palazzo Te, o quel magnifico affresco trecentesco che raffigura la città circondata dai suoi laghi. In qui momenti si resta volentieri, ed essi ricambiano restando a lungo con noi a irradiarci. Ci sono momenti invece da cui si vorrebbe solo fuggire, e anzi si può dire che siano molta parte dei momenti, dato come sono messe le nostre vite. E allora lì, sì, non si può che attaccarsi all’impermanenza, alla fiducia che prima o poi passino. E forse invece, con un po’ di allenamento, si può stare anche lì, celebrare anche quelli, cercare il bene che stenta se noi non gli andiamo incontro, se non gli diamo una mano a essere.

O Signore, io predico tanto bene e poi razzolo così male, con tutta l’inquietudine che ho addosso. Ma per esempio scrivere, e poi camminare, camminare, camminare, queste per me sono le palestre in cui mi esercito a celebrare, e ognuno ha certo le sue.

Voglio dire che quest’idea dell’impermanenza mi è sempre sembrata un po’ disumana, e animata da una sostanziale sfiducia. Si può stare fiduciosamente, invece, e celebrare la permanenza e l’eternità di ogni cosa che è, con un po’ di allenamento. E qualcuno a cui poter raccontare quello che viviamo e vediamo.

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11 Risposte

  1. Il concetto dell’ impermanente m’è sembrato un’astrazione, una forzatura ed il cercare un distacco dalla realtà.

    Mi è sembrata una via di fuga dagli eventi, piacevoli o meno essi siano, rendendoli automaticamente labili affinchè lascino meno tracce nel nostro vissuto.

  2. La permanenza ha di per se una valenza solamente nel qui ed ora, in questo tempo in cui esisto e solamente per il mio spaziotempo attuale; ma guardando più in grande, più avanti, da un punto di vista meno egocentrico e distaccato dall'”Io”, in una scala di misura temporale relativa all’universo, dove risiede la permanenza delle cose?
    Forse, solo nella loro ciclicità…
    Certamente i punti di vista sono molteplici, credo tanti quanti sono gli esseri umani e solo potendo unirli tutti in un unica visuale esiste la possibilità di una visione globale ed univoca del tutto.

  3. Sì, d’accordo, al presente “esisto” : ma nella scala temporale v’è anche il nostro passato, che è parte permanente della nostra esistenza.

  4. Cosa definisce il presente, il passato, gli eventi la storia, se non quello scrigno prezioso che ognuno mantiene dentro di se e che definisce se stesso?
    La MEMORIA
    Una volta terminata la propria esistenza e quella di chi direttamente abbiamo coinvolto nel nostro processo esistenziale, essa si disperde nel limbo del nulla, assieme a tutte le eltre vite e memorie fin’ora.

    Cos’è la memoria?

    La memoria è la parte non materiale del nostro sviluppo, la crescita interiore, l’accumulo di esperienze, sogni, illusioni…
    La memoria altro non è che una serie di eventi del passato che hanno determinato il presente.
    Nella memoria risiedono le ragioni ed il senso, la forma e la consapevolezza del presente e di quello che sono.
    Memoria è il tempo trascorso, la vita passata: vi è una memoria sociale ed una personale, una memoria di azioni cose non dette, gesti, ed una di pensieri e intenti non attuati, il suo nome è rimpianto; un’altra di cose dette e compiute, dal nome rimorso…
    Esiste una memoria nostalgica e dolce, dove lo sguardo ed il cuore si perde e si conforta… un’altra comune e condivisa, dove le esperienze si sono integrate ed il vissuto ha avuto interazioni complesse con altre persone: la memoria altro non è che tempo, tempo passato…
    Tempo sul quale si è costruito, distrutto, odiato, amato, sperato, ci si è illusi, si è pianto e sorriso…
    Tempo in cui si è vissuto: il suo valore rimane fin tanto che qualcuno la conserva limpida dentro di se, fin quando chi ha vissuto ne possiede il ricordo, poi diviene passato: a volte tramandato empiricamente in storie e vicende descritte e deformate,( storia, mitologia, fiaba), altre volte nel nulla e nel limbo del tempo la memoria si dissolve, come se tutto ciò che si è vissuto ed è accaduto non lo fosse mai stato…
    La Memoria è un ricordo, un tempo che rivive in un pensiero, che rinasce nella mente di chi quel tempo ha trascorso e di sentimenti ed emozioni che si sono vissute.
    La memoria nasce con l’umanità e con essa muore, nasce con l’uomo e con lui termina il suo ruolo, il suo valore è intrinseco a se stessa ed in essa c’è il tempo che scorre, le vite che passano veloci…
    In un Neonoato, la memoria si situa lontano, dove tutto è iniziato… poi col tempo si sposta in lui stesso e nel suo mondo, nel suo tempo, per definire se stesso e la sua vita…
    Cos’è la Memoria: Se non L’essere umano che la porta dentro, senza umanità esisterebbe memoria?
    La memoria è dunque l’insieme di ricordi che gli esseri umani portano dentro di loro: con l’uomo dunque, inizia e finisce la memoria.
    Giovanni Molon

  5. Perbacco…

  6. So che non c’entra (non c’entra???) e che sarò cazziato ma la libera stampa ha, ormai, digerito Emilio Fede e ogni cosa che dice e che fa viene derubricata con il sorrisetto e la frase “eh, ma Fede lo conosciamo…” ma io non me la sento di tacere e, quindi, per chi non l’avesse visto, vi scrivo che…

    Ieri sera Emilio Fede ha dedicato allo scrittore Saviano (l’autore di Gomorra) qualche riflessione.
    Lo ha fatto in modo camorristico (mafioso, visto che lui è siciliano) con allusioni, sorrisetti, mezze balle e mezze verità.
    Parlava, al solito, al suo pubblico “ignorante” (nel senso che ignora come stanno le cose per scarsa cultura, fondamentalmente) e l’obiettivo era quello di screditare Saviano.
    Ma non proponendo un ragionamento diverso (avrebbe avuto un senso) da quello fatto dallo scrittore a Mantova, alla Fiera del Libro.
    Ma, appunto, con le mezze frasi mafiose.
    La colpa di Saviano?
    Aver citato, in un passaggio del suo intervento, Berlusconi e le reti Mediaset.
    Denuncio qui, pubblicamente, sul blog di una importante giornalista del Corriere che stimo, il “mafioso” Emilio Fede.
    Anche il suo datore di lavoro, Berlusconi dovrebbe, a mio parere, intervenire.
    Non si può accettare uno scempio così.
    I mafiosi travestiti da giornalisti sono molto peggio dei mafiosi veri; perché fanno più danni.
    Non solo nel fisico delle persone, ma nella mente e nel cuore.
    Che è peggio.
    P.S.
    Hai voglia a cercare il buono in tutto ciò che ci circonda…

  7. … sì, veramente difficile cercare il buono in tutto ciò che circonda. A proposito di Saviano, però, anch’io ho cercato di trovare qualcosa di buono, dopo averlo ascoltato a Mantova. Curiosamente la stessa che trovo nel tuo intervento: la capacità di indignarsi e di agire di conseguenza. Per chi ne ha voglia, segnalo il sito http://www.robertosaviano.it e, perchè no, invito a leggere e regalare Gomorra.

  8. Molti giornalisti seguono il pensiero di Fëdor Dostoevskij. ” La verità autentica è sempre inverosimile. Per renderla più credibile, bisogna assolutamente mescolarvi un po’ di menzogna.”

  9. Gentile Marina,
    le scrivo per avvisarla di un evento: domani, venerdì 12 settembre, a porto venere ci sarà la cerimonia per il conferimento del premio palmaria giovane, VI edizione, organizzato dalla fondazione marenostrum. il premio sarà conferito a achille bonito oliva e christine bélanger (louis vuitton cup).
    le scrivo perché dai suoi articoli su io donna emerge tutto il suo interesse e amore per questi luoghi.
    cordiali saluti

  10. Marina, grazie.
    Il tuo invito a “scovare il buono che c’è” in ogni cosa sta producendo, in me, effetti straordinari.
    E, cerca cerca, ho scoperto che, per accogliere il ministro Gelmini il primo giorno di scuola a Segrate le maestre hanno fatto cantare ai bambini “In fila per tre” di Bennato.
    I più audaci dei situazionisti non sarebbero stati capaci di tanto!
    Grazie, maestre di Segrate.
    Potrei dire che siete, in anticipo di un anno… uniche!
    Per chi non conoscesse il testo della canzone, eccolo.

    Presto vieni qui, ma su, non fare così,
    ma non li vedi quanti altri bambini
    che sono tutti come te, che stanno in fila per tre,
    che sono bravi e che non piangono mai

    è il primo giorno però domani ti abituerai
    e ti sembrerà una cosa normale
    fare la fila per tre, risponder sempre di si
    e comportarti da persona civile

    Vi insegnerò la morale, a recitar le preghiere,
    ad amar la patria e la bandiera
    noi siamo un popolo di eroi e di grandi inventori
    e discendiamo dagli antichi Romani

    E questa stufa che c’è basta appena per me
    perciò smettetela di protestare
    e non fate rumore, quando arriva il direttore
    tutti in piedi e battete le mani

    Sei già abbastanza grande, sei già abbastanza forte,
    ora farò di te un vero uomo
    ti insegnerò a sparare, ti insegnerò l’onore,
    ti insegnerò ad ammazzare i cattivi

    e sempre in fila per tre, marciate tutti con me
    e ricordatevi i libri di storia
    noi siamo i buoni e perciò abbiamo sempre ragione,
    andiamo dritti verso la gloria

    Ora sei un uomo e devi cooperare,
    mettiti in fila senza protestare
    e se fai il bravo ti faremo avere
    un posto fisso e la promozione
    e poi ricordati che devi conservare
    l’integrità del nucleo familiare
    firma il contratto, non farti pregare
    se vuoi far parte delle persone serie

    Ora che sei padrone delle tue azioni,
    ora che sai prendere decisioni,
    ora che sei in grado di fare le tue scelte
    ed hai davanti a te tutte le strade aperte
    prendi la strada giusta e non sgarrare se no
    poi te ne facciamo pentire
    mettiti in fila e non ti allarmare perchè
    ognuno avrà la sua giusta razione

    A qualche cosa devi pur rinunciare
    in cambio di tutta la libertà che ti abbiamo fatto avere
    perciò adesso non recriminare
    mettiti in fila e torna a lavorare
    e se proprio non trovi niente da fare,
    non fare la vittima se ti devi sacrificare,
    perché in nome del progresso della nazione,
    in fondo in fondo puoi sempre emigrare

    ehi ehi, ehi, avanti, ehi avanti in fila per tre..

  11. Concordo su quanto letto sopra: sul cercare il bene in ogni cosa, sulla dualità permamenza-impermanenza, che se non vanno a braccetto non riescono a dar senso alla vita.

    Ma non sono riuscita a trovare del bene in un articoletto a pag. 13 del Corriere di oggi, in basso-basso a sinistra.
    Dalla lettura e in particolare dall’uscita della frase “le ragazze non te la davano, bisognava arrangiarsi…ora le ragazzine sono più intraprendenti..” ho solo ricavato una grande indignazione: dei nostri politici sapere come sono stati iniziati al sesso, e con tanta dovizia di particolari !
    MA CHI SE NE FREGA…. regaliamogli una copia di “la scomparsa delle donne”… tanto non la capiscono … CHE DESOLAZIONE!

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