ATTENZIONE: IL BLOG CAMBIA INDIRIZZO

Il blog cambia indirizzo e anche grafica, e si linka al sito Leiweb e a Io donna.

D’ora in poi potrete trovarmi e postare qui:

http://blog.leiweb.it/marinaterragni

Un pochino di pazienza -il tempo di impratichirmi- e le verbose paginate si arricchiranno di illustrazioni, filmati e altre cose utili.

Ci vediamo di là! A presto.

CENTO MILIONI D’AMORE

Al supervincitore, come se io fossi un gestore di fondi -anzi, molto meglio, se permettete- consiglio con tutto il cuore di destinare parte cospicua della somma al bene degli altri. I pani e i pesci si moltiplicheranno, e l’amore lo inonderà! Egli sarà davvero padrone della sua ricchezza, e non saranno i soldi a rendere schiavo lui.

Deepak Chopra, uno che se ne intende, al riguardo avverte: “Se vinci alla lotteria puoi esserne molto felice, ma tieni presente che nel giro di un anno tornerai a essere felice o infelice come lo eri prima”. L’amore invece cresce illimitatamente, non va gestito, non si perde mai. Alla borsa dell’amore le quotazioni sono sempre in rialzo. Che Dio illumini il supervincitore!

QUESTO SILENZIO

Adesso gli studenti si agitano, e anche gli insegnanti: unici segnali di conflittualità sociale che abbiamo visto, in mesi piuttosto difficili per tutti. E sempre più difficili, a quanto pare. Dove vanno, dove si convogliano tutte le energie che in altri tempi avrebbero dato luogo ad agitazioni e sommovimenti? Per amore di chiarezza: non sono rammaricata del fatto che le piazze non sono piane. Anzi. Per quello che mi riguarda -parlo proprio per me personalmente- le piazze non le ho mai amate. Ma non posso esimermi dal “sentire” questo grande silenzio, dall’interrogarlo e dal chiedermi che cosa ci sta dicendo, che cosa significa e a che cosa prelude. Forse non si crede più alla protesta politica? O a quelle forme della protesta? Come si esprimono e a che cosa danno luogo la fatica, il disagio e la disillusione?

Ascoltando in tv da Marco Travaglio, questa sera, gli impressionanti numeri della cosiddetta “casta”, che ingoia e sperpera una quantità sempre maggiore di risorse pubbliche, una pozzo senza fondo, mentre noi tutti ci contiamo gli euro in tasca, la domanda si è fatta ancora più urgente.

IN VITRO

“E’ partita l’epurazione. e chissà se vedremo mai questo post…… Comunque l’intento è stato raggiunto, abbiamo perso il buon Mariani (chi l’ha visto????), gli interventi si sono ridotti in lunghezza e frequenza, le femminucce sono aumentate, i maschietti evaporano, va bene così”.

Il commento che vi riproduco è una dimostrazione “in vitro” del sentimento che evidentemente domina il maschio contemporaneo: quello di essere espulso,  epurato (niente meno), evaporato dalle donne. Che paranoia!

Si tratta semplicemente di restare a tema, evitando di scrivere inutili e noiose paginate. Non credo che un uomo si senta uomo solo se invade tutto lo spazio disponibile, cambiando l’argomento proposto e parlando degli affari suoi. Non mi pare così difficile.

COME SI FA?

Stamattina, di passaggio da un bel mercatino di Milano -via San Marco- ho comprato in tre diversi banchetti due maglie e una borsa. Solo tornando a casa, sul metrò, mi sono resa conto del fatto che nessuno dei tre commercianti mi aveva rilasciato scontrino fiscale. Soprattutto, mi sono resa conto che non me ne ero resa conto, quindi che sono in qualche modo assuefatta all’evasione.

Perché nessuno controlla? Perché tanti commercianti si sentono nel diritto di evadere? (penso a una signora, per esempio, che fa tantissimi soldi con i suoi bijoux, è sempre pronta a farti noiosissime lezioni di democrazia, vota centrosinistra, ed evade costantemente). Come possiamo rieducarci, su questo fronte, e chiedere garbatamente ricevuta per ogni spesa, senza sembrare ostili?  Qualcuno di voi ha in mente una formula garbata e civile che ci consenta di ricordare al commerciante o al professionista che deve pagare le tasse, pur senza precluderci la possibilità di tornare a servirci da lui? E infine: come si fa a diffondere capillarmente questa attenzione?

Attendo idee

P.S: Per favore, attenetevi all’argomento del post, con interventi veloci. Per ragioni di leggibiliità, se avete altri argomenti di discussione da proporre, fatelo in coda ai vostri commenti. Grazie

COLPA VOSTRA

Solo il 15 per cento dei gestori americani di fondi sono donne. Quelli che hanno combinato questo global mess, questo immane casino, sono praticamente tutti uomini. Sono loro ad aver montato all’inverosimile quel poco di panna montata, che è rimasta quella poca che era, e anzi è diminuita. Ma siamo soprattutto noi a combattere per la spesa e a tirare la coperta che scappa via da tutti le parti.

C’è grande rabbia, tra le donne, anche tra le più semplici, inferocite per quello che questi maschi avidi e scriteriati hanno combinato. La rabbia non è un gran sentimento, ma può essere un ottimo carburante.

Che non pensino, adesso, di ricominciare daccapo senza di noi. Che non pensino di relegarci ancora in quel piccolo dell’economia domestica da cui, peraltro, siamo uscite da tempo.

Una lettura sessuata di questa catastrofe è indispensabile, anche se non la troverete su nessuna prima pagina. Adesso si deve uscirne insieme, uomini e donne, nel bene e nel male.

E se vi pare una lettura femminista, ebbene, lo è.

VERITA’ MASCHILE

Un uomo a me molto caro in vena di verità, una sera d’estate al ristorante. E’ così difficile, per loro, mi dice -più difficile che per noi donne- accettare che il tempo passa. “Voi avete la maternità. Per noi non c’è niente di così saldo a cui aggrapparci”. Un rampicante senza sostegno, ai quattro venti.. E noi invece, piantate nel nostro bizzarro baricentro extracorporeo, quelle nostre creature in giro per il mondo. Il loro imperioso dettato biologico: assicurare un futuro ai propri geni, spargendo più seme possibile in ogni terra fertile. E il nostro, invece, che si appaga di una semina o due, e del confortevole nido che gli si fa intorno.
Mi dice quell’uomo che vedere la propria compagna invecchiare –sempre bella, certo, sempre seducente, e sempre più elegante, con il grande charme dell’esperienza accumulata, ma via, diciamo le cose come stanno: infeconda- è una cosa dura da sopportare. Per loro, che pure a parità di charme e di esperienza restano fecondi come ragazzi. Sento empaticamente quello che dice. Cerco immaginare quello che prova, e mi pare di riuscirci. Dovrei arrabbiarmi, per questa dichiarazione di disparità. E invece no. Una grande, complice tenerezza mi invade.
Le ragazze abbronzate fanno il loro struscio serale, rilucenti di estrogeni. Gli uomini le guardano. Le guardo anch’io. Sono bellissime. Dovrei provare invidia per il loro intoccato splendore. Sento la loro trepidazione, invece. Le incertezze e le meraviglie della vita che le aspetta. La tenerezza si moltiplica. Sono tutte mie figlie.
Sarà che alla parità non ho mai creduto. Né alla simmetria, né ad alcuna forma di complementarietà. Siamo diversi, donne e uomini. Possiamo tutt’al più sperare di farci un po’ di buona compagnia, di stupirci e di poter sorridere per l’irriducibilità della nostra differenza.
Prendo al braccio il mio compagno, come per consolarlo. Passeggiamo verso uno strapiombo sul mare nero, le luci delle barche in rada. Le stelle ci guardano immote. Ne avranno per qualche altro miliardo di anni. Noi per molto meno.  Eppure ho molta tenerezza anche per loro. Mi sento madre anche delle stelle, questa sera.

(pubblicato su Io donna – Corriere della Sera il 18 ottobre 2008)