POCHE DONNE

Questo dibattito si è svolto tra uomini perché questa politica è fatta da uomini e per uomini: e non sto recriminando, vi assicuro. Anzi. Oggi sento questo essere fuori come un’opportunità da saper cogliere. Secondo Jürgen Habermas, filosofo e sociologo tedesco, “l’esclusione delle donne è stata costitutiva per la sfera politica pubblica… Diversamente dall’esclusione di uomini emarginati, l’esclusione delle donne ha esercitato una funzione strutturale”. Vuole dire che la politica è stata inventata come un posto di uomini che tenesse fuori -o meglio dentro: ai maschi l’agorà, alle femmine le case- le donne: di conseguenza linguaggi, modi di organizzazione, forme, tempo della politica sono sempre stati solo ed esclusivamente quelli degli uomini. Questo sistema è giunto a un punto di crisi irreversibile. C’è bisogno di una politica che tenga conto nella sua fondazione dell’uscita delle donne dalle case e della loro partecipazione allo spazio pubblico. Si tratta, credo, di un immane lavoro di invenzione, che ha bisogno di molta ricerca e di molta attività femminile e di molta disposizione all’ascolto da parte maschile. Per il maggior bene di tutti, donne e uomini.

P.S: La lunghezza di certi interventi è scoraggiante e assolutamente inadatta a questo spazio di discussione, più “orale” che scritto. Se volete essere letti, vi prego di attenervi a  misure di buon senso e di usare un linguaggio piano e colloquiale, senza esibizionismi professorali.

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25 Risposte

  1. Va bene, ma, finchè le donne accetteranno di relegarsi nella “logica-da-mandria” delle quote rosa e c., resteranno in fondo subordinate allo storico predominio maschile.

  2. In questo dibattito sulla politica delle donne non ho trovato le parole per esprimere le mie idee.

    Avrei scritto cose come responsabilità, solidarietà, collaborazione ed ottimismo…ma queste cose quando entrano in un programma politico significano già qualcosa di diverso da quando le uso cercando di insegnare a mia figlia qualcosa che le resti nel cuore.

    Ma soprattutto la politica mi sembra fatta di parole e non di esempi. E purtroppo si insegna più con quello che si è che con quello che si dice.

    In ogni caso, buon inizio settimana a tutti ! :))

  3. Se volete essere letti, vi prego di attenervi a misure di buon senso e di usare un linguaggio piano e colloquiale, senza esibizionismi professorali.

    Della serie: come fumarsi il Mariani…

  4. Ma, fumarsi il Mariani è una good o bad news ?:)

    La butto sul sorridere vista la giornata greve e, riprendo il filo del discorso.

    Giornata greve stanti le notizie dal fronte economico.
    Perchè,mi chiedo, cosi’ poche donne ai vertici economici ? Eppure non si può negare le donne ne siano state completamente escluse : basti pensare alla nostra romagnola “arzdora”, la quale non teneva il denaro, ma ne aveva la gestione. ?

  5. Marina ci scrive che, a suo parere, “c’è bisogno di una politica che tenga conto nella sua fondazione dell’uscita delle donne dalle case e della loro partecipazione allo spazio pubblico. Si tratta, credo, di un immane lavoro di invenzione, che ha bisogno di molta ricerca e di molta attività femminile e di molta disposizione all’ascolto da parte maschile”.
    Io sono d’accordo ma Marina stessa definisce il lavoro da fare come immane; che vuol dire, a maggior precisione: smisurato, enorme, spaventoso, gravoso, estenuante.

    Quindi, forget it!
    E diciamocelo, una volta per tutte: hanno vinto “loro” e “noi” abbiamo perso, punto e a capo (non spiego le virgolette).

    Ognuno, ognuna, si dedichi a coltivare il suo piccolo “particulare”…

  6. Curiosa questa: il Signor Pasquino mi vorrebbe trasformare in una sigaretta. Ben mi sta, considerato che ho il viziaccio del fumo, oggi assai poco corretto. Da questo deduco che egli ritenga indirizzata a me la reprimenda della Signora Terragni e che, quindi, io sarei l’autore dei misfatti da lei segnalati, su ben settantacinque messaggi scritti sul tema della politica. Sarà pure così; però osservo al riguardo sia della “reprimenda”, sia dell’elegante espressione suddetta, che non è gran cosa parlare delle persone e non delle idee, per piccole che siano. Non portare argomenti, ma fare psicologia sulle “intenzioni”dell’interlocutore, come inferire che egli voglia fare esibizionismi professorali, è un vecchio mezzo assai poco “liberale”, non affatto evolutivo e, certamente, non indicativo di immani sforzi di invenzione. In ogni caso, mi scuso con loro se ho tentato di ragionare insieme su questioni di interesse comune e ringrazio tutti coloro che hanno avuto la cortesia e la pazienza di inteloquire anche con me senza fare illazioni, queste sì professorali.

  7. Eddai giuseppe, era per sdrammatizzare e giocare un po’.
    Non era indirizzata “solo” a te la reprimenda…
    I tuoi non erano “misfatti”…
    Il liberalismo (evolutivo, poi) c’entra poco…
    Non ti devi scusare, non ci devi lasciare, anzi…

    Al limite, ecco, fuma un po’ meno, che fa male :-)

  8. Ma non me la sono presa affatto e il mio esordio intendeva appunto sdrammatizzare. Del resto sono un grande amante della letteratura umoristica. Quel che mi interessa, in realtà, è la chiarezza e la sincerità dei propositi. Se un argomento mi interessa, vi ragiono su insieme agli altri, non pensando mai di atteggiarmi al porfessore che non sono, visto che faccio tutt’altro mestiere.
    Accolgo di buon grado l’esortazione a limitare il fumo. Quello si che è un vizio. Sempre restando in tema di umorismo, potrei dire con Mark Twain, che “smettere di fumare non è difficile, io ci sono riuscito molte volte”.

  9. cosa mi è successo dentro a questo blog? (mia prima discussione su web), ovvero: cosa forse succede alle donne dentro a questa “politica di uomini e per uomini”?

    1-io e graziano avevamo iniziato lo scambio, ma dopo pochi interventi mi sono sentita fuori dai giochi. mi è dispiaciuto, ho iniziato a pensare che forse non avevo cose particolarmente significative da dire e che il discorso, come sempre, si doveva elevare dal quotidiano che avevo raccontato io, verso l’astratto del vero dibattito politico (succede sempre, non è una cosa che mi ha turbato).

    2-ho pensato per giorni che avrei voluto scrivervi per dirvi queste cose, che marina poi ha ampiamente anticipato. lo faccio alla fine con inefficace e colpevole ritardo. questa volta marina si è curata di intervenire, di solito cade tutto nel silenzio. (OVVERO: le donne parlano spesso troppo tardi, se parlano; anche perchè sotto sotto pensano ancora che il loro contributo non sia degno).

    3-concordo con Marina sul fatto che scambi così lunghi risultino illeggibili.. ci ho provato varie volte a riprendere il filo che avevate avviato ma non ce l’ho fatta (limitatezza dell’intelletto femminile? forse soprattutto desiderio e bisogno di economizzare).

    4-le vostre idee le ho capite,le ho riconosciute, ma non mi hanno stimolato a inserirmi, se non a metà, per chiedervi che cosa intendevate per libertà. (molte donne si annoiano presto. non continuano un dibattito per il piacere di mettere un ordine dialettico, alle idee. si muovono di più su una sequenza di idee disordinate e spiazzanti ma provenienti da esperienze di “carne e sangue”.)

    che senso ha che vi dica questo solo ora? perchè non l’ho fatto prima? perchè ero da sola. e non sapevo come spiegarmi. so che molta frustrazione femminile all’interno dei luoghi pubblici nasce in questo modo.

    finale: il “lavoro immane di invenzione” io provo a farlo con altre donne, e qualcosa spesso esce. e lo riscontro nello sguardo di Marina, così nuovo per me. con gli uomini ancora non capisco come/dove sia possibile iniziare. anzi no: io penso che ce la farò con quelli nei quali sentirò dell’interesse profondo per il senso delle esperienze quotidiane, nel loro svolgersi. a partire dalle proprie.

    e sono stata lunga.

  10. Cara Federica,
    saro’ telegrafico : mi piacerebbe tu descrivessi la tua sensazione di “esserti sentita fuori dai giochi “.

    Ci aiuterebbe a capire una parte femminile che magari si interpreta male o, peggio, ci sfugge.

  11. Già, appunto, Federica…

  12. Va bene, ascolterò in religioso silenzio… :-)

  13. Mi sento fuori gioco (per usare una metafora calcistica che ho visto fa sempre piacere) nel momento in cui:
    – gli interventi iniziano subito a parlare in terza persona (la politica è, i politici sono,..). Di questa politica italiana è stato già detto tutto il possibile. Dei politici pure. io non ho altro da aggiungere, se non tentare di cambiare il soggetto (passare alla prima persona, innanzitutto singolare).
    – il Noi è uscito solo per definirsi cittadini normali, vittime di questo sistema. Ma normali in che? Vittime per quanto?
    – l’Io esce per descrivere degli stati d’animo ma mai per raccontare di come si vive, con chi e con che occhio. Sono io l’unica a tentare di raccontare di sé, della sua esperienza quotidiana (e non delle proprie mestruazioni; eppure provo lo stesso disagio che proverei se di questo avessi parlato).
    – il dibattito si riempie di riferimenti che vanno dal calcio, alla politologia, alla filosofia orientale, alle cronache politiche di questi giorni: e non dice niente di chi siete voi, neanche di dove siete. Questo fa passare il messaggio che per poter discutere di certe cose il prerequisito fondamentale non sia tanto quello di desiderare la soluzione dei problemi, e di capire come farlo, quanto quello innanzitutto di avere una cultura politologica adeguata. Io questa cultura non ce l’ho anche se ascolto-leggo-discuto da anni.. mi interesserebbero degli strumenti culturali di questo tipo ogni tanto per tentare di dare un nome a dei fenomeni che sono ciclici, per spiegare dei corsi e ricorsi che a volte ci sovrastano. Ma il sale del discorso per me resta lo sguardo e la narrazione di vite ed esperienze. I discorsi astratti sull’immigrazione a me non dicono più niente. Sia che vengano dalle camice verdi, sia che vengano dalle associazioni per gli immigrati. Io ho imparato tutto quello che riesco a capire dell’immigrazione relazionandomi e osservando gli stranieri che stanno a casa mia. Non sono arrivata a costruire nessuna meravigliosa e solida teoria politica-sociale da portare in qualche trasmissione televisiva, ma penso di avere iniziato a fare il lavoro di comprensione esattamente dal punto di partenza da cui è necessario partire.

    Sempre lunga

  14. Grazie Federica, touché.

  15. Mi ero dimenticato.
    il dibattito… non dice niente di chi siete voi, neanche di dove siete.
    Uomo, felicemente sposato, 56 anni, piccolo imprenditore presidente di una società di consulenza e formazione, due figli (22 anni, quasi architetto e 29 anni, giornalista), una moglie (insegnante), residente a Milano, votante del pd, ferocemente antiberlusconiano, un po’ razzista, come tutti.

  16. ora Graziano tocca a me: sono una consulente informatica, ma anche un’insegnante (a metà tempo) .
    non mi ha mai convinto il pd e sono intrinsecamente antiberlusconiana. razzista non so; ma al mito dello straniero buono e del padano stronzo sicuramente non credo (più)
    ciao!

  17. … figurati che io non credo nemmeno (più) al mito dello straniero stronzo e del padano buono…

  18. ma non ti sembra una bella liberazione quella dai miti? a me aiutano a guardare molto meglio in faccia alle persone e alle cose..

  19. Il mito generalizza per principio.
    La realtà proprio perchè diversa dal mito invece vive del particolare, del momento, delle sfumature.
    Mi è spiaciuto che Federica si sia sentita esclusa, anche io in certi momenti ho fatto fatica a seguire i post (troppo lunghi e troppo filosofici) anche perchè del tuo intervento avevo apprezzato proprio la praticità, la descrizione della vita reale.
    Vedo comunque che le donne quando hanno qualcosa di interessante da dire (come federica) non hanno bisogno di quote rosa o di post aperti a loro esclusivo uso e consumo, ma dibattono con noi maschiacci senza nessun timore reverenziale.
    Mi accodo alle presentazioni 41 anni, single(il termine mi irrita ma non saprei cosa scrivere, signorino???? :-)))) ), commerciale in un’azienda alimentare, delusissimo dal centro sinistra (ogni volta che sento parlare del governo ombra mi viene l’orticaria).
    Milanese nato, cresciuto e residente.
    Sempre stato convinto che le differenze spesso sottili, siano solo tra buoni e cattivi, le altre comunitario/extracomunitario o padano/terrone siano solo casualità, scherzi del destino.
    Buona giornata e grazie degli stimoli che date alla mia stanca e delusa materia grigia..

  20. Ho voluto rileggere con calma il post di Federica, sul razzismo, che mi aveva colpito, e come raramente mi capita, per alcuni lampi di chiarezza assoluta.
    Li voglio riprendere perché in quel suo intervento ci ho trovato un percorso possibile per cambiare le cose (ormai sapete che privilegio l’azione…).
    Quali sono i punti di Federica degni di approfondimento ulteriore e sui quali lavorare?
    Il primo, quando Federica scrive: lo sforzo di capirsi e trovare soluzioni comuni ai problemi non sempre porta a dei risultati; anche le migliori intenzioni (di noi indigeni) si scontrano con logiche di ignoranza e “fame” con le quali non siamo più (o mai) stati abituati a confrontarci.
    Il secondo, quando scrive: io sto imparando a mettere nel conto che le mie motivazioni, i miei pensieri, i miei criteri di giudizio possono essere lontanissimi da quelli dei miei interlocutori. che le culture con cui mi confronto possono essere drammaticamente diverse/superate.
    Il terzo, quello chiave: questi stranieri con cui abito li ho un po’ imparati a conoscere, ci ho parlato, mi ci sono relazionata e per questo non mi provocano angoscia e paure.
    Il quarto, quello che fotografa, a mio parere, la situazione attuale in modo clamorosamente chiaro: nei contesti dove questo dialogo ravvicinato non c’è (lei cita il treno, come esempio) il confronto è molto duro, è un confronto tra veri estranei; la parola non c’è, e quando esce è talmente tesa che sfocia in una violenza, da entrambe le parti, alla quale non vedo rimedio; mi è penetrata sotto la pelle la sensazione che ogni tentativo di confronto scateni sempre come prima cosa un conflitto, e solo dopo, a volte, riesca a tradursi in un dialogo di qualche tipo;
    è questo che mi inquieta e non mi lascia serena e penso sia questo che crea il clima di tensione dentro al quale molti ormai si muovono e agiscono.
    Ripeto, correndo volentieri il rischio di annoiarvi e di essere pedante.
    L’integrazione con persone provenienti da altri paesi è un punto centrale per il nostro paese e va sottratto alla logica del prendere i voti capitalizzando sulla paura delle persone; ma può essere solo la politica (quella alta, quella vera, quella nobile) a impostare soluzioni complessive a questo problema per cercare, certo con fatica enorme, di trasformarlo in opportunità.
    E i quattro punti di Federica, certo integrati da altri, sono centrali per trovarle, queste soluzioni.
    Basta rileggerseli e ragionarci.
    E trovare soluzioni da testare, e poi mutare, e poi testare ancora…
    Ma non lo possono fare nemmeno mille Federiche…

  21. Un altro giorno di ordinaria follia.
    Venerdì 10 ottobre.
    Wall Street -7,3%, Tokyo -9,6%
    Milano a -5,9%, tutta l’Europa a picco.

    E noi stiamo a giocare???

    Ma avete idea di che cosa succederà, da qui in poi???

  22. Mi pare che la Signora Desdemona abbia ragione nel parlare di un altro giorno di ordinaria follia. E’ infatti follia proprio il parossismo di questa sfiducia che a questi livelli comincia a non avere più ragioni economiche sostanziali ed è soltanto autolesiva. L’economia è opera degli esseri umani ed è influenzata più dalle loro emozioni e convinzioni, che dalla matematica e dai modelli macroeconomici. Però, non mi sembra che qualcuno stia giocando. Ora servono sobrietà e la giusta calma critica. La discussione qui svolta mi pare interessante; il rinchiudersi in un atterrito silenzio, invece, penso che aumenterebbe lo spavento lasciandoci in un colloquio soggettivo con noi stessi senza interlocutori che ci aiutino a “oggettivarli”. Forse possiamo riacquistare la fiducia proprio aprendoci e mettendoci in gioco.

  23. Delle domande della signora Desdemona è più interessante, a mio parere, la seconda domanda.
    Cosa succederà da qui in poi?
    E torniamo, quindi, caro giuseppe, alla politica.
    I governi, tutti i governi, stanno “tentando” di rassicurare il popolo con misure “interne” alla problematica.
    Io, personalmente, invece di mettere soldi per rassicurare i depositi bancari (per la carità cosa corretta), li metterei, e molti di più, a cercare di ridurre il danno che da questa spaventosa crisi (così è) verrà a tutta la popolazione.
    Tutti faremo un grande passo indietro.
    Ma se lo fa chi ha un milione di euro, o più, ovvio, in banca succede poco o niente.
    Se lo fa chi ha un posto lavoro ben retribuito, (e lo mantiene), succede solo qualche “piccolo” problema in più; già se ha mutui impegnativi o debiti il problema, però, per esempio, aumenta.
    Ma se lo fa chi un lavoro non l’ha, o l’ha precario, o poco retribuito, e magari ha famiglia, il passo indietro lo porta nel baratro.
    E nel baratro si sta male, molto male.
    E non sai che cosa succede se nel baratro ci saranno (come già ci sono, come di più ci saranno) in molti.
    P.S.
    Vi prego, non prendetemi per catastrofista.
    Questa è la situazione; e non è solo un problema di finanza allegra o sfuggita di mano a qualcuno.

  24. Né ottimisti, né catastrofisti, ma realisti. Il problema, a mio parere, è che soprattutto in questa epoca viviamo di feticci e di miti pseudo-razionalistici e riduciamo l’uomo alla sola sua facoltà economica. Abbiamo vissuto a lungo col dogma del libero mercato come se la libertà venisse dal mercato e non fosse questo che, invece, fosse gestito dalla libertà. Gli esseri umani sono molto di più di questa sola dimensione in tutti i loro pensieri, nelle emozioni, nei sentimenti, nel senso del bello e del bene. E se non c’è tutto l’animo in questa complessità, non si regge nemmeno l’economia. Bisogna recuperare la ragione e il cuore e fare meno algoritmi. La felicità, che più volte si è invocata in questo luogo, soprattutto dalle signore, penso non fosse intesa esclusivamente in una condizione materiale, ma in quella di un’operosità solidale e cosciente e sensibile a tutte le dimensioni della vita. Che è quella che veramente ci può aiutare.

  25. Classe 1964, bancario e Vigile del Fuoco ( proprio cosi’ !) , nato cresciuto sui patrii confini (!), provengo dal mondo con le stellette. Tengo famiglia . Al momento sono senza particolari simpatie/antipatie politiche, vista la massificazione del sistema.

    In questo momento; la casa della finanza sta bruciando, non so dirvi quale sia l’intervento migliore se non tenere i nervi saldi catastrofismo. In questi momenti drammatici – per quanto possibile – bisogna davvero evitare di farsi assalire dal panico ( creerebbe solo danno al danno).
    Ormai l’incendio c’è : sta a tutti l’adoperarsi sul come spegnerlo. Partecipando e non rimanendo sempre spettatori inerti ( scusate la deformazione semi-professionale ).

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