QUESTA VOLTA

Questa volta inviterei le donne, se lo vogliono, a parlare liberamente di politica come lo sanno fare loro (noi), nel modo a loro più congeniale, con le parole che sentono più loro, senza dover fare fuori il buon senso.  E inviterei gli uomini ad ascoltare. Una donna che parla, restando fedele a se stessa, e un uomo in ascolto: è una postura molto istruttiva.

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9 Risposte

  1. Se per politica intendo la politica italiana allora il mio sguardo è molto disincantato. Ho visto governi di destra e di sinistra cadere per vendette all’interno della coalizione, decenni di pentapartito che hanno consentito alle mafie di vivere tranquille ed alle bustarelle di passare di mano in mano.
    Se guardo alle donne di questo governo non mi sento rappresentata…mi sembrano giovani yuppies che hanno sbagliato decennio.

    Ma la politica è qualcosa di molto importante, che influisce sulla felicità della gente (una democrazia dovrebbe avere come obiettivo la felicità del maggior numero dei cittadini): e per la sua importanza non può essere lasciata solo agli altri.

    Quindi ritengo che uno strumento d’azione per le donne oggi in una società che ha dimenticato il termine pluralismo sia la partecipazione ad associazioni di persone (dal condominio ai gruppi di acquisto solidale, all’assemblea dei genitori a scuola, ai gruppi referendari) in cui l’obiettivo di chi partecipa non sia conquistare il potere ma acquisire dei diritti e far rispettare dei doveri

  2. Cara Marina, che dire? L’hai scritto anche tu, la politica è fatta dagli uomini e per gli uomini. Sai che ti dico? Meglio così. Ci sono cose più interessanti da fare. Secondo me è necessario il processo contrario: anche gli uomini dovrebbero smettere di interessarsi a questa politica così noiosa e magari anche all’economia, sua parente stretta. Forse anche gli uomini potrebbero iniziare a lavorare un po’ meno nei tradizionali luoghi deputati e a darsi da fare di più nelle case, proprie e altrui, nelle scuole, nei quartieri, in tutti quei luoghi ormai assegnati alla buona volontà femminile. Se questo accadesse, se si svuotassero i posti che, riempiti nel modo in cui lo sono ora, ci stanno portando alla rovina, se si svuotassero quei luoghi, si potrebbe finalmente ripartire da altrove per rifondare la politica, l’economia, il lavoro ecc. Stavolta, sì, donne, uomini, bambini, anziani e, perché no, animali insieme.

  3. Ho visto un film: Idiocracy di Mike Judge
    Il filo conduttore è basato su questa teoria.
    In un mondo dove le persone intelligenti fanno sempre meno figli perché intelligentemente aspettano il momento giusto, e dove gli idioti procreano a rotta di collo, la naturale conseguenza è un mondo dove il saluto tra persone non si fa più con la mano ma con il dito medio.
    E’ un film ipoteticamente vero in modo terrificante.
    Volendolo politicizzare, scrivo che chi nota certe sfumature – e non si crogiola nell’autocompiacimento – sicuramente verrà, nel migliore dei casi, riconosciuto come persona di sinistra, nel peggiore, chiamato frocio.
    Dalla democrazia all’idiocrazia?
    Cosa voglio dire?
    Le persone sono libere di scegliere.
    Le persone scelgono capri espiatori.
    Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Walter Veltroni, la Casta, Forlani, Craxi, la mafia, le logge, la legge, la magistratura, l’Opus Dei, la Confindustria, la lobby bancaria, la Chiesa, la Cina, l’America, la destra e la sinistra.
    Tutto è più semplice, la mente lavora di meno, ma si diventa ogni generazione più idioti.
    Per ogni comportamento si accende una casellina e da bravi cataloghiamo la persona o la situazione in due minuti.
    Quello che passa in televisione, per esempio, è quello che vogliono le persone.
    Oggi abbiamo programmi che molti criticano, vengono ritenuti spazzatura, ma in tanti guardano.
    In Idiocracy vince l’oscar un film dove dall’inizio alla fine c’è un deretano che emette peti e tutti ridono sguaiatamente.
    Sempre nel film, una delle scene iniziali è una ripresa a campo lungo su montagne di rifiuti che nessuno sa più come smaltire, il film è girato in America – è stato boicottato dalla Fox – e chissà com’è ma m’è venuta in mente Napoli.
    Spero di essermi spiegata, ma capisco che è quello fornitoci è un argomento che assomiglia un po’ al vaso di Pandora.
    Speriamo solo che non si dimentichi di far uscire la speranza.

  4. non è che non volessi parlare di politica sin dal tuo primo invito, marina, ma il fatto che a parlare di politica senza un argomento specifico in esame mi viene un blocco, perchè ci sarebbe tanto e tutto da dire ma al contempo nulla che non sia già stato detto, con il risultato di fare retorica (che già dilaga fin troppo). Come dissi un’altra volta – è ora di passare ai fatti-,se parliamo soltanto senza farci ascoltare o se non agiamo quando è il momento è inutile parlare di politica.

  5. Credo che a lasciarci in disparte sia la distanza della politica così come è fatta dagli uomini: noiosa,finta, scontata,lontana in fondo dalla vita vera,quella che invece ,suppongo, interessi più alle donne. Sono cresciuta in anni in cui la tentazione di “fare politica” era forte.Se devo cogliere l’invito a dire la mia, ecco,molto sinceramente ,devo ammettere che la noia, le parole,troppe e vuote,la mancanza di attenzione alla felicità delle persone,mi hanno tenuta distante.E’ un nuovo approccio che vorrei,quello che mi è piaciuto in una bella affermazione di Hannah Arendt a proposito della politica che definisce “amore applicato alla vita”.

  6. Violenza inutile è il quinto capitolo di “Sommersi e Salvati” di Primo Levi e quella a cui ci è toccato di assistere ieri sera nel programma La talpa. Mi chiede se è davvero necessario indurre le persone a farsi violenza in quel modo, bruciando qualcosa che rappresenta un legame con una persona cara ed il nostro passato.
    Primo Levi nel suo libro affronta appunto l’argomento della violenza inutile a cui venivano sottoposti i prigionieri ebrei nei Lager e contempla che lo scopo fosse quello di annullare l’uomo, in quanto tale e ridurlo ad uno stato animale. Parliamo dello sterminio nazista, ma nel nostro caso sembra proprio che la proposta di tutti questi reality show, riporti con prepotenza questo tema, con una variante diversa. Lo sterminio faceva seguito alla seconda guerra mondiale e alle tendenze nevrotiche di Hitler, i reality seguono una crisi, quella dello share televisivo. Bisogna intrattenere lo spettatore, cosa facciamo? Sottoponiamo i partecipanti, una folla di persone note o meno note a prove che riecheggiano nelle menti del pubblico che ha sentito parlare dello sterminio nazista, almeno una volta, immagini sconfortanti. Teoricamente la prova dovrebbe aiutare il partecipante a vincere le proprie paure, a prendere forza in se stesso. Ci troviamo invece difronte al tentativo mal celato di annullare la dignità dei concorrenti e anche quella del pubblico che da casa segue le vicende. Sono molte le similitudini con il popolo dei prigionieri ebrei. Il viaggio che affrontavano per arrivare nei Lager, avveniva in treni piombati dall’esterno e dovevano sottoporsi a dure prove di resistenza. Anche i naufraghi dell’isola, affrontano viaggi in elicotteri, si lanciano nel vuoto, nuotano verso l’isola. Ma qual è il fine ultimo di tutto questo? Davvero non resisto! Invito tutti a leggere di più, magari lo stesso “I sommersi e i salvati” di P. Levi, vi assicuro che li c’è spettacolo a sufficienza. Spero che la dignità dell’uomo ricominci a prevalere sui nuovi valori che si sono instaurati nel quotidiano della nostra società e magari i soldi utilizzati per realizzare questi spettacoli offensivi per la dignità dell’uomo, potrebbere essere spesi per la ricerca scientifica, in beneficenza o metterli da parte, in considerazione della crisi mondiale che ci apprestiamo a vivere tutti. Un bacio Carmen ’73

  7. Riporto una buttade di Lina Sotis sul Corsera di oggi:

    L’integrazione è donna. La comprensione è donna. La solidarietà è donna…
    Il potere è maschio. Perchè ?
    Forse abbiamo troppo da fare

  8. a mariarò, buttade…

  9. Che bello sarebbe se le cose funzionassero come suggerisce Letizia nel suo post! Purtroppo così non è perchè, vero è che la politica è fatta dagli uomini per gli uomini ma ancora più vero è che loro stanno benissimo così; perchè affaticarsi per cambiare e per ascoltare? Come dice Marina la postura in ascolto è molto difficile da assumere e, da quando sono al mondo io (36 anni) questo modello di politica non si è mai fermato a riflettere volontariamente.
    La politica come partecipazione ad associazioni (come dice Maria Rosa) è sicuramente la modalità che più ci somiglia ma io credo che per ancora un po’ di tempo dovremmo sforzarci di utilizzare lo strumento delle istituzioni come oggi le conosciamo per iniziare a fare si che gli uomini siano costretti ad assumere la postura in ascolto.

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