GIRA CHE TI RIGIRA

L’idea di classi differenziali per stranieri è una soluzione sbagliata e inaccettabile a un problema che però esiste, ed è notevole. Sul Corriere di oggi Sandro Veronesi descrive molto bene la situazione di Prato, io potrei dire con altrettanta consapevolezza di Milano. Dove, oltretutto, i piccoli sono delle etnie più varie, non come lì, prevalentemente cinesi, quindi la gestione è molto complicata. Nei fatti le povere maestre -se ne parla sempre al maschile, ma sono in stragrande maggioranza donne- e più avanti le professoresse si ritrovano a tirare una coperta troppo corta. Per non lasciare indietro nessuno, rischiano di abbassare il livello per tutti, sacrificando lo svolgimento del programma alle inevitabili lentezze di chi non parla la nostra lingua ed è affaticato dall’inserimento. I genitori italiani si difendono andando a caccia di scuole senza stranieri, che qui a Milano sono quasi tutte in centro città.

E’ vero anche, tuttavia, che frequentare una classe multietnica è un’esperienza potenzialmente molto ricca e direi perfino irrinunciabile, perché insegna lo strumento preziosissimo della relazione a un grande livello di complessità. Si tratta quindi di saper trarre il meglio da questa contingenza, e lo si può fare soltanto, nessun dubbio, investendo energie e risorse, dotando le maestre di tutti i sostegni necessari, di counselor, di corsi d’appoggio d’italiano, e così via. E anche di una relativa autonomia nell’organizzazione del lavoro, perché ogni situazione fa caso a sé. Con l’idea di portare tutti verso l’alto, anziché abbassare gli standard. C’è da spendere oggi per risparmiare domani: tutto ciò che favorisce e velocizza l’integrazione è un ottimo investimento. Per tutti.

Ma alla nostra politica miope manca la capacità di guardare oltre il proprio naso. Ci si accontenta di un mediocre e immediato ritorno di consenso, accarezzando il pelo agli istinti più elementari.

Gira che ti rigira, siamo sempre lì, a questa politica insufficiente.

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46 Risposte

  1. Ringrazio.
    Non voglio monopolizzare ma mi pare che, però, una precisazione, e non di dettaglio, si imponga.

    Marina scrive: … alla nostra politica miope manca la capacità di guardare oltre il proprio naso. Ci si accontenta di un mediocre e immediato ritorno di consenso, accarezzando il pelo agli istinti più elementari.
    Gira che ti rigira, siamo sempre lì, a questa politica insufficiente.

    Approvo al 100% (è il mio ragionamento di un argomento precedente) ma, appunto, modifico e integro.

    A chi da questa politica trae potere e denaro questa “insufficienza” sta più che bene; ci guadagna.
    E’ a noi che questa cosa non dovrebbe stare bene.
    E fa una bella differenza…

  2. Secondo me un’eventuale mescolanza multirazziale ci sarà tra decenni; oggi siamo come una macchia di leopardo in cui l’Italia e l’italiano è il colore di fondo.
    Che fare? Aspettare e guardare con consapevolezza la quotidianità.

  3. Sollecitato dal solito Graziano anch’io come il berluscone provo a “scendere in campo”.
    Però a differenza di quello non certo scendo per il bene dell’Italia un paese, questo, in cui sono accidentalmente nato, ma che non ho mai amato più di un Burkina Faso o della Mongolia Esterna.
    E neanche ho mai amato la Francia e neanche l’Inghilterra, l’Unione Sovietica gli Stati Uniti, Pago-Pago, ecc. ecc.
    Fin che ci ostineremo ad appuntare il nostro amore sull’Italia mi sa che non faremo mai il salto di qualità che invece ci è richiesto di fare che è quello di, finalmente imparare ad: AMARE IL MONDO!
    Credo di averlo già detto: “Mai ci sarà pace finché sventoleremo bandiere” G.B.Shaw.
    Dobbiamo piantarla lì di amare l’Italia, intendo dire che ciò ci finisce per limitare nell’esatta analisi anche degli stessi problemi italiani.
    Ecco che mi si dirà: “Leggi il Decalogo dei Forum e vedrai che non si può andare fuori tema come in genere tu, Francesco, stai facendo.”
    Non accetto ciò che mi si dice e vado ancora più fuori tema.
    Al massimo avete solo da non leggere.
    Credo che tutti, anche coloro che mai si educarono (?!) al miele (?!) di un certo Francesco Alberoni (cfr, “Innamoramento ed amore”) siano ampiamente d’accordo che il sentimento spontaneo, giovanilistico, totalizzante dello stato nascente dell’amore sia il cosidetto: Innamoramento.
    (Sento gà qualcuno che dice: “Solito psicologismo…”)
    Procedamus Domine.
    Non tutti, solo, purtroppo pochissimi ce la fanno ad uscire dalla fase ora detta per entrare in quella che sembrerebbe essere il naturale sbocco di quello, ovvero: l’Amore. (E per me il maiuscolo è d’obbligo)
    Volete che provi a dire io perché?
    Perché per Amare non bisogna più essere innamorati!
    Fin che c’è innamoramento non c’è spazio per l’Amore.
    Che è tutt’altra cosa,
    L’innamoramento incentra tutta la sua attenzione su di un unico soggetto.
    Tutta!
    L’Amore si stende (spreading) su tutta l’umanità ed i TUTTI non sono condivisibili con l’UNO.
    Se in famiglia, poniamo, il padre o la madre, non fa differenza, sente che è l’Umanità da Amare, ebbene, immediatamente il coniuge che vede scemare l’interesse dell’altro partner entra in crisi. (Pensate che capita anche quando nasce un figlio, è così, anche se non lo vogliamo ammettere!)
    Così come entra in crisi l’Italia quando gli Italiani dimostrano di essere freddi verso il Nazionalismo.
    Accettare ed integrare gli immigrati, in specie di colore, fa entrare in crisi il 70 % degli italiani (tutta la vera destra nazionalista da tricolore o peggio padana tinta di verde pontidiano).
    Gli immigrati servono, ma si limitino a servire e che non rompano i coglioni!
    Oggi, tanto per dire, proprio, a Lampedusa ne sono arrivati, nella sola notte altri 700.
    Nel 1966 andai per lavoro un mese negli States.
    Ricordo proprio a Chicago (Illinois: “Deep…North” I could say!) all’uscita delle scolaresche da un grande Museo della Scienza e della Tecnica sulle rive del lago Michigan i neri salivano sugli autobus dopo che erano saliti i bambini bianchi.
    Ah sì è vero, ora siamo nel 2008.
    Scusate, dimenticavo.
    Abbiamo fatto dei progressi: in Italia siamo finalmente arrivati alla parità: i bianchi e i neri entrano in perfetta parità su due autobus separati per le gite delle classi separate. Vedi l’antica barza in cui la maestra dice: “Basta razzismo. D’ora in avanti non più bianchi e neri: tutti grigi! Allora: i grigi chiari di qua e i grigi scuri di là nell’altra aula dove impareranno meglio e non si sentiranno diversi. Tra di essi, almeno.”
    E dirò che non è neanche vero: conto una mia esperienza.
    Subito dopo essere entrato in pensione sono stato richiesto per dare una mano volontaria, diciamo organizzativa, ad un centro di raccolta immigrati in cui c’era di tutto: neri bianchi, alcolizzati, sbandati senza casa e famiglia, eroinomani e carcerati in semi libertà, ragazze madri con prole e problemi di difficile distacco dai magnaccia della prostituzione fuori in attesa di “recupero”. (Graziano sa).
    Ci sono stato un paio di anni ed ho potuto osservare come “neri chiari” del Magreb odiassero visceralmente “neri scuri” del Senegal ingaggiando con essi lotte tribali…persino a base di morsi!
    Ergo: “It’s long way to Tipperary”.
    Ma detto tutto questo, ecco la domanda Ulianoviana: “CHE FARE?”.
    Prima di provare a rispondere facciamo una piccola prova tra di noi.
    OK?
    MetteteVi Voi tutti, la brava Marina, il volonteroso Graziano e tutti gli altri insomma che come mosche in un secchio di latte nuotano disperatamente con i loro post verso una sponda inafferrabile, metteteVi per un attimo nei panni di un leghista o di un Popolano della Libertà a leggere, usando i loro occhi e sforzandoVi di metterVi nella loro testa, i Vostri e, meglio, i nostri post.
    Lo so che è come chiederVi di tagliarVi un braccio ma fatelo, Vi prego!
    Se sarete sinceri, come minimo Vi scapperà da ridere!
    Trascegliendo a caso:
    Marina: “Ma alla nostra politica miope manca la capacità di guardare oltre il proprio naso!” “Ma va a dirlo a tua sorella scoppiata!”
    Marina ancora: “Questa politica insufficiente.” “Ma dai! Abbiamo visto il vostro mortadellone quanto fosse sufficiente!”
    Graziano: “A chi da questa politica trae potere e denaro questa “insufficienza” sta più che bene; ci guadagna.
    E’ a noi che questa cosa non dovrebbe stare bene. E fa una bella differenza…”. “Ollallà!”
    Ed io che sono al servizio del terzo set e sono alla battuta rido e dico “Palla!”
    Insomma: Come spalare acqua con un tridente.
    Puri esercizi lessicali.
    Continuiamo a straconvircerci tra straconvinti.
    E loro: “Palla!”
    Siamo ben ben imbottigliati.
    Però qualcosa dobbiamo fare: è un’urgenza che sentiamo premere ogni giorno di più perché proprio ogni giorno “Those ones” infilano una subdola frase che una Gabanelli deve andare poi a scoprire, ogni giorno tagliano le unghie sempre più nella carne viva ai giornalisti che hanno il coraggio di opporsi colpendoli con editti bulgari rimodellati e reinventati e rimascherati sotto mille forme e formule.
    Io nel mio povero ed inutile blog ho provato a dire: “Facciamoci tutti giornalisti! E’ un obbligo morale. Lo è oggi che i giornalisti di professione sono quasi tutti venduti. Ma facciamoci giornalisti duri, graffianti, determinati nell’azzannare che quando mordono gli si deve sporcare il dente di rosso! Non è più tempo di tenere ironie supervelate da mille coperture! Dobbiamo continuamente prenderli per il culo! Come fece Socrate come fece Marziale, come Giovenale, come Voltaire, come Swift, come Brecht.
    Comportiamoci finalmente come gente di valore a cui è richiesto: Eroismo.
    E non ci sono palle, ripeto: Eroismo.
    Tutti giornalisti nello scrivere e nel parlare al bar, in casa, allo stadio: “Ed ora comprateci tutti!”
    Individuiamo bene i nostri bersagli che non saranno solo vestiti di nero con cravatta “minestrina di Marinella” ma saranno anche bardati di bianco, rosso ed appesantiti d’oro ed argenti in nuvole d’incenso benedetto.
    Questi ultimi proprio le “vulpecule” ancora più pericolose degli stupidi lupi in verdi foulard ammantati, per le nostre teneri vigne di cui rosicchiano nottetempo le radici. (“Prendeteci le volpi, le piccole volpi che guastano le vigne, poiché le nostre vigne sono in fiore!”. – Cantico dei Cantici 2:15)
    Mordiamole alla gola con l’ironia di cui siamo capaci, affondiamo il dente con tutto il veleno corrosivo di cui siamo in possesso.
    E’ questa l’ora di tirare fuori il tossico che abbiamo preparato nei momenti felici: “C’è un tempo per ogni cosa” Ecclesiaste.
    Caro Brecht: “Questo infelice Paese ha ora bisogno di eroi!”
    Rischiamo la vita così facendo, lo so, ma diversamente faremmo solo ridere.
    E non ce lo perdoneremmo mai.
    CORAGGIO e, come dice il poeta del Biscione: ALEGRIAAAAAAA!
    Grazie,

  4. Marina ci ha scritto, pochi giorni fa: la lunghezza di certi interventi è scoraggiante e assolutamente inadatta a questo spazio di discussione, più “orale” che scritto.

    Non datele retta :-)

    Leggete il post del mio amico Francesco.
    Poi rileggetelo.
    Poi copiatelo e incollatelo in un vostro file per poterlo rileggere ogni tanto.

    E, per togliere un po’ di dramma (quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare…): Francesco, e sticazzi!
    Grazie dell’outing, o del coming out (non ho mai ben capito la differenza…)

  5. Sulla lunghezza avrei poco da dire. Sulla comprensibilità delle tesi esposte ho, invece, qualche difficoltà, che senza dubbio dipende soltanto da me. Per il momento, infatti, capisco solo questo: che non si salva nessuno e che perciò si è molto “amareggiati”.

  6. “Ma alla nostra politica miope manca la capacità di guardare oltre il proprio naso. Ci si accontenta di un mediocre e immediato ritorno di consenso, accarezzando il pelo agli istinti più elementari.”
    Marina la nostra classe politica viaggia allegramente intorno ai 70 di età media, perchè dovrebbero fare delle politiche a lunga scadenza, che oltre tutto sono molto più impegnative, difficili e di nessun ritorno elettorale???
    Quando le politiche a lunga scadenza dovessero dare i loro frutti i nostri politici non ci saranno più.
    Saviano in “Gomorra” si chiede perchè i capi camorra distruggano la loro terra sotterrando scorie tossiche che uccido l’ambiente e chi ci vive.
    La risposta è semplice ed agghiacciante, un camorrista sa che la sua aspettativa di vita è di 5 o 6 anni, quando le scorie daranno i loro frutti i capi saranno morti sostituiti da qualcun altro.
    Paragonare questo atteggiamento a quello dei nostri politici è una bestemmia???????

  7. I politici ( tutti, in genere, in modo necessariamente indefinito) accarezzano i peggiori istinti per il verso del pelo. Inoltre, hanno in media sett’ant’anni. Per questo sono i reprobi ai quali indirizzare i nostri vituperi. I politici! Bene, ne convengo, ma, di grazia, e i ventenni, i trentenni i cinquantenni, e vi dicendo, che si fanno accarezzare il pelo del loro istinto? Chi sono? Forse, le vittime della storia, secondo il metodo critico della paranoia, oggi invalso?

  8. ai G.Mariani:
    – “Palla”

  9. Per i ventenni trentenni quarantenni diventa difficile se chi è seduto sul mitico cadreghino non si alza e lascia il posto.
    La mia non ra una critica agli “anziani”, anzi ne apprezzo sempre di più le doti e l’esperienza.
    Ma queste doti ed esperienza le potrebbero benissimo mettere a disposizione in maniera come dire, più defilata, esternamente.
    Non credo che all’estero i politici di una certa età vengano abbattuti o reclusi, forse fanno spazio alle giovani leve e si limitano a consigliare invece he decidere.
    P.S.:gira e rigira sempre lì andiamo a finire, a discutere di politca, e oltretutto con interventi femminili pari a zero, la maestra Marina si arrabbierà molto…… :-)))))

  10. “I” Giuseppe Mariani, purtroppo, non sanno giocare a tennis.Concordano, però, sull’uso dell’ironia, peraltro avvertendo che talora anch’essa può non essere efficace. Nella stessa epoca in cui il SIgnor Negro era a Chicago, i Giuseppe Mariani erano in Brasile. Governava allora un dittatore militare, Castelo Branco; i giornali umoristici scrivevano cose impensabili anche in un paese democratico. Lui li lasciava fare e “incartare” su sé stessi. Voglio dire che anche l’umorismo, che apprezzo sopra tutto, può ridursi ad un discorso elitario se non riesce ad attirare i più; come i discorsi fra persone già convinte, che andiamo facendo in questo sito. Per questo, dicevo, comprendo l’amarezza che è pure la mia. Ma bisogna continuare anche se si è in pochi, ciascuno al proprio posto, come il Signor Negro nelle attività che ha descritto, anche sapendo ridere in modo sferzante. Qualcosa ne verrà; Roma non si è fatta in un giorno.
    Inoltre, condivido ciò che dice il Signor Stefano, avvertendo che io non facevo una questione d’età, ma di qualità. Un problema ancora più difficile.

  11. Conciliante, parafarasante, ironicamente.

    Mariani e Negro: questo non è un blog per vecchi…

  12. P.S.
    Questa sera Ritter, Dene, Voss al Testro Studio di Milano, a vedere il grande Popolizio, per tornare in tema…

  13. Scusate, ragazzi vecchi donne e bambini: mi permetto cercare ristabilire l’ordine pubblico ,poichè mi pare si stia un po’uscendo dal seminato…

    Un’alternativa per favorire l’integrazione scolastica ?
    Ridurre il numero d’alunni nelle classi e aumentando conseguentemente il numero delle stesse.

    Questo favorirebbe una più attenta distribuzione degli alunni, la possibilità di seguirli meglio senza penalizzare nessuno .
    E’un pensiero stupido ? Politicamente scorretto?

  14. Ma che cosa stai dicendo Lorenzo?
    Ridurre il numero dei bambini nelle classi e aumentarle significa aumentare anche il numero delle maestre uniche.
    E Giulio T. (non lo scrivo per intero perché porta sfiga) non vuole.
    Il tuo, quindi, non è né un pensiero stupido né politicamente scorretto; è un non sense.

  15. Scusa Mariastella,
    ho avuto una notte pesante per cui i neuroni hanno una loro instabile connessione.

    Quindi : è un non sense perchè va contro il pensiero di Giulio o sarebbe una buona idea se non ci fosse Giulio ?:)

  16. Per quanto mi riguarda, il Signor Lorenzo ha ragione: stiamo uscendo un po’ dal seminato. Me compreso, s’intende. Però, consideriamo il discorso fatto un preliminare necessario per per delucidare le premesse.
    L’idea di ridurre il numero degli scolari per classe è senza dubbio utile. Tuttavia, appresi da esperti ( e io considero tali gli insegnanti prima ancora dei molti docimologi e pedagoghi su piazza) che i numeri massimo e minimo degli scolari per classe hanno un limite ben preciso. Nel senso che, se è causa di disfunzione un numero troppo elevato, non è esente da controindicazioni anche uno troppo basso. Sarà, allora, questione di equilibrio, cioè la più difficile, come in tutte le cose. Circa il problema insorto sugli scolari non italiani, esso esiste e non si può negare. Che poi sia idoneo a risolverlo il metodo del controverso emendamento, è un’altra questione. Il sospetto di razzismo, ormai impellente in ogni cosa si faccia, non deve fuorviare. Infatti, da una parte, la lingua è il tramite principale per qualsiasi integrazione; dall’altra, vista la varietà dell’immigrazione, classi mosaico di genti non italiane potrebbero non risolvere alcunché. Il Signor Negro ha giustamente rammentato, per esperienze fatte sul campo, che il pregiudizio del razzismo è possibilità di tutti i consorzi umani e non solo nostra. Quindi, che bisogna introdurre corsi che permettano l’acquisizione linguistica mi pare fuor di dubbio; ma bisogna anche attrezzarli, come osserva la Signora Terragni. Non credo si possa lasciare sola una maestra con una classe variegata di bambini cinesi e nord o centroafricani, perché essa stessa non conosce le loro lingue e non avrebbe alcun appoggio per insegnare la nostra e, oltretutto, “scolarizzare”. Non solo, ma così si porrebbero gravi problemi di integrazione fra gli stessi diversi scolari, il problema non esistendo soltanto fra “noi e loro” ma anche fra di loro, direttamente.
    Un’ultima curiosità marginale: la Signora Terragni lamenta che si indichino i maestri soltanto al maschile. Ma da sempre ( fin dalla deamicisiana “maestrina dalla penna rossa”) questa è un’attività che si pensa al femminile e non mi pare che alcuno lo neghi.

  17. La tua sarebbe una buona e giusta idea.
    Ma siccome noi, nel nostro Governo, decidiamo le cose da fare quando Giulio ci dice quanti soldi abbiamo, e ne abbiamo sempre meno, ecco che, allora, siamo costretti a inventarci delle puttanate tipo quella della maestra unica e costruirgli sopra delle motivazioni assurde di tipo pedagogico; assurde, antistoriche, sbagliate.
    Ma a noi, tanto, che cosa ci interessa quando i sondaggi ci danno in crescita?
    Palla!

  18. A Graziano
    Io sono vecchio e mi ritiro.
    Scusate.

  19. La ringrazio, Mariani, e concordo in molte cose che ha scritto.
    Le premetto di essere figlio, nipote, bisnipote, cugino e cognato di maestre elementari, per cui – di riflesso o meno – ho seguito le loro evoluzioni.

    Ricordo mia madre – in anni non troppo lontani – avere insegnato in piccoli villaggi dove vi erano le “pluriclassi”, realtà ove in un’aula convivevano alunni di prima, terza etc., arrmati di sussidiario e libro di lettura.
    Non credo fosse facile operare in un contesto simile, eppure da quelle classi sono usciti bravi lavoratori, professionisti affermati ecc.
    E, gli stipendi degli insegnanti erano tutt’altro che mirabolanti.

    Oggi non è facile operare per altre condizioni, vedasi alto numero immigrati.

    Mia cognata mi parla delle fatiche immani nell’insegnare in classi plurietniche, con bimbi che non sanno dire A in italiano , chi cinese, chi africano, chi moldavo, chi arabo…, cercando di prediligere uni, rincorrendo gli altri… la fatica di Sisifo, insomma.

    Il problema esiste ed è inutile negarlo. Mi pare dietro il cercare di favorire una migliore integrazione, si vivano inutili, nocive paure di razzismo.

    Se le classi per immigrati sono una soluzione astrusa, perchè non studiare corsi scolastici integrativi, sulla lingua innanzitutto,che permettano a quegli alunni immigrati bisognosi di colmare le loro lacune per il bene loro e per una più agile integrazione ?

  20. Politically incorrect.
    Scuserete le forzature ma io, personalmente, di ipocrisia non ne posso più e, come Scalfari sente puzza di fascismo appena si apre la boccetta, io sento puzza di ipocrisia tre secondi dopo essermi alzato al mattino.
    Ecco, allora, tre affermazioni politically incorrect che, ripeto, scusando la forzatura, mi sento di fare.
    1 – La riforma della scuola del ministro Gelmini è una schifezza figlia della voglia di tagli di Berlusconi e Tremonti, poi giustificata da arditi ragionamenti dialettici. Al centro destra della scuola pubblica non gliene frega una beata mazza. Ma interessa poco al centrosinistra perché ai politici (e dai ma non è colpa mia se questa è la situazione) interessa solo la perpetuazione della loro specie, dei loro denari, del loro potere.
    2 – Le classi differenziate sono un’ulteriore spallata dei politici della Lega al sistema della convivenza democratica di questo paese e sono, oggettivamente, razzisti; nell’idea e, soprattutto, per i danni ulteriori che causerà nella testa delle persone. ll solo fatto che si parli di questa cosa e non si vomiti al solo pensiero è, per me, sintomatico.
    3 – In Italia l’ignoranza domina sovrana. Non si spiega in altro modo Silvio Berlusconi prima al potere e, poi, apprezzato dal 70 (o 60 che dir si voglia) degli italiani. Aggiungo che questa mia convinzione sull’ignoranza diffusa di questo paese esisteva anche quando Berlusconi non era al potere. Solo che Berlusconi è, a mio parere, il responsabile massimo (non il solo ma il più importante), dell’imbarbarimento della situazione del paese di questi ultimi venti anni.
    E, ora, fucilatemi.

  21. Osservo, per prima cosa, che “il piglio” del Signor Negro appare assai poco “da vecchio” e che il suo preannunciato “ritiro” non gioverebbe.
    Quanto al Signor Lorenzo, mi complimento per le sue ascendenze e “collateralità” magistrali, rammentando al riguardo, che il più grande e serio sforzo civile, dopo l’Unità, fu proprio quello dell’alfabetizzazione della Nazione. Uno sforzo intrapreso al livello di scuola elementare, da una classe dirigente che, con tutti i suoi limiti, era assai più degna di quella che oggi ci meritiamo. E uno sforzo a cui concorsero sul campo tante maestre e maestri ( da tempo, quasi soltanto le prime) che si trovarono di fronte a problemi non più tenui di quelli che devono affrontare oggi con gli immigrati. Quindi, rendiamo giusto onore a questi operatori di civiltà i quali, non dimentichiamolo, devono far apprendere insieme alla lingua, anche la “scolarizzazione” cioè devono “formare” le prime basi dell’essere umano e del suo saper stare in comunità. Il compito è rilevantissimo non solo con i bambini immigrati, ma anche con quelli italiani; oggi più che nel passato.

  22. No, Graziano : mi spiace.
    Non sono berlusconiano, ma ne ho un po’pieni i sottostanti di sentire il berlusconismo o il berlusconi come il male del paese da vent’anni.

    In questo periodo ci sono state parentesi d’altro colore in cui la sinistra s’è dimostrara totalmente incapace , persa in inutili lotte intestine, lontana anni luce dai bisogni reali del paese.

    Basta anche co’sta menata del fascismo ( Scalfari o si faccia operare al naso o cambi boccetta ) : nell’anno di grazia 2008 siamo ancora qui con queste classificazioni goffe ed anacronistiche.
    Allora andiamo a ravanare nelle pieghe della storia per aprire pagine non edificanti negli anni bui del dopoguerra, dei tanti silenzi su fatti e misfatti…

    Se volete sparare, fate : so rispondere al fuoco :)

  23. Per il sig.Mariani :
    un grazie per le generose parole verso la passata classe insegnante, la quale ha contribuito con fatiche immani allo sviluppo di un paese.Ho ben presente i racconti di mia nonna, soprattutto quelli del dopoguerra e primi anni ’50, le levatacce al mattino, un tratto in ferrovia, poi la decauville di una centrale elettrica, e infine a piedi tra un sentiero tra sterpi e serpi fino alla scuola, con qualche piccolo alunno/a di tanto falcidiato dalla tisi o altro…Per tornare al tramonto in famiglia e riprendere l’indomani…

  24. No, per la carità, Lorenzo, non sparo.
    Solo io non sono d’accordo con te e tu non lo sei con me.
    Che male c’è?
    Naturalmente sia io sia tu pensiamo di essere nel giusto.
    That’s life…

    Aggiungo, preso da Rep on line:

    Italo Bocchino: la riforma della Scuola e’ pienamente condivisa dalla maggior parte degli italiani:
    – e dove sono le prove?.
    Il maestro unico – ha aggiunto – e’ voluto da tutti.
    – e da dove viene questa affermazione?
    Scendere in piazza contro la riforma del ministro Gelmini e’ anacronistico.
    – verità rivelata? niente più da dire?

  25. Vomitare si può sempre; e le occasioni di farlo oggi non mancano. Però, se c’è un problema, credo che bisogna pensarlo, pur fra i più minacciosi borborigmi, e senza che, per questo, si debba essere sospettati di insensibilità o di connivenza.
    Anche se gabellata per tale, non mi sembra che quella della Gelmini sia una riforma perché si occupa di espedienti pratici e non di cosa si deve insegnare e come. Ma questa elusione della sostanza è anche una tradizione “trasversale” che iniziò dallo stesso Berlinguer con la sua sciagurata identificazione di funzione dell’istruzione e della formazione con i fini aziendalistici. E più governi di destra e di sinistra hanno girato attorno a questa idiozia senza concludere nulla. Rammento che anche sotto la Dc, il Ministero della Pubblica Istruzione era considerato politicamente un ministero di serie b, ma pure che assai raramente la Dc lo lasciò ad altri, a segno dell’importanza che esso ha, al di là dei tecnicismi politici.

  26. Grazià, in questi casi ci si deve sparare un bel piatto di pasta e un sano bicchiere. Su questo penso siamo concordi :)

  27. L’ultima cosa che vorrei fare è imbastire una polemica personale contro di te, Giuseppe (ti do del tu anche se sei più anziano e rispettabile di me solo perché io sono incostituzionalmente incapace di dare del lei, non per maleducazione).
    Ciò perché ho sempre apprezzato (tranne la provocazione sul mio amico Francesco… a proposito, non fare l’offeso, ritorna) la qualità dei tuoi interventi, anche quando erano “diffciili” da seguire e occorreva rileggerli (bene, fa solo bene rileggere).
    Trovo, però, “sterile” questo tuo ultimo ragionamento (il ragionamento, non Giuseppe che lo fa).
    Non perché io non sia d’accordo con quanto scrivi.
    Bensì perché guarda indietro.
    Qui si sta parlando di cosa sta facendo il governo, e nello specifico il ministro Gelmini, in questo momento, non che anche nel passato altri governi e altri ministri, etc. etc.
    La mia affermazione, già fatta, e che ripeto, è che si maschera per riforma una serie di interventi (alcuni addirittura con un senso tecnico tipo il grembiulino ma via, dargli un senso filosofico, di ordine e di dignità è una presa per il culo e basta!) che trovano il senso solo nel giustificare i tagli e nel tentativo di imporre una visione passatista e inutilmente conservatrice della vita e della storia.
    Questo è il problema.
    Questo è da combattere.
    E questo, mi dispiace, caro Lorenzo, è il berlusconismo.

  28. ..ad una tavola rotonda in amichevole convivio, ovviamente!

  29. Postavamo insieme.
    Suggerisco un semplicissimo piatto di spaghetti basilico e pomodoro e un calice di Taurasi.
    Ma va bene quasi tutto…

  30. siano pizzoccheri, bucatini alla matriciana, cjalsons o quel che è basta che se magna, in senso alimentare, non politico !… almeno in questo….. e, mangiamo semza grembiale o parannanza, sine ullo ritegno :)

  31. Allora, darò anch’io del tu. Dicevo la stessa cosa che dice Graziano: quella della Gelmini o del governo, fa lo stesso, non è una riforma “perché si occupa di espedienti pratici”, es. il grembiule e simili e non della sostanza. Forse dovevo esemplificare, ma la mia intenzione era esattamente questa. Però, per non prenderci in giro da noi stessi, dobbiamo essere equanimi: il ritorno alla maestra unica oggi risponde a volontà di tagli di spesa così come l’introduzione, a suo tempo, di più maestre corrispose all’esigenza, altrettanto pratica, discendente dalla denatalità, di mantenere l’occupazione nelle scuole elementari. Ambedue questi provvedimenti vengono invece gabellati per “pedagogici”, anche se in senso contrario.
    Ora vorrei stornare un equivoco: la mia esortazione al Signor Negro non era una provocazione, era sincera. Dicevo, infatti, che la sua energia e il suo interesse per le cose appaiono vigorosi e tutt’altro che da vecchi, come lui diceva. e che quindi, era auspicabile che continuasse. Non c’era affatto ironia che sarebbe stata, nella circostanza, gratuita e inopportuna.
    Inoltre, da quel che ho capito, io non sono così più “anziano” di te, poiché mi pare che tu abbia dichiarato di avere cinquantasei anni ( del ’52?) ed io ne compirò, fra poco, cinquantanove.

  32. Ok, Giuseppe, I’ve got and appreciated the message.
    Sull’età mi aveva tratto in inganno il fatto che nel ’66, quindi verso i 16/17 anni tu fossi in Brasile a ragionare su Castelo Branco mente io avevo occhi solo per Gianni Rivera e i Rolling Stones…
    In ogni caso, sei più vecchio di me :-)
    Su Negro, valli a capire, i vecchi…

  33. Mi sia concessa una breve divagazione dal tema. Avevo, in effetti, 16/17 anni, ma mi incuriosì quel contrasto tra il fatto che c’era un dittatore e l’apparente libertà dei giornali, insieme ad altre cose. La differenza è che, allora, per il giudizio ancora schematico di un adolescente, questo appariva contraddittorio e, invece, oggi non più così tanto. A Rivera pensavo anch’io benché non milanista. Il vero contrasto con te è che io pensavo ai Beatles e non ai Rolling ( e continuo tutt’ora, insieme a tutto il resto della musica di qualsiasi genere).

  34. Mi accorgo che la Signora Mariastella aveva annunciato un suo “servizio”. Il problema dei soldi “che non ci sono” non è necessariamente una scusa. E, a quanto pare, non è negabile che oggi essi “non ci siano”. Quindi, in principio, ciò che dice Tremonti può essere vero. Tuttavia, rammento che l’economia è la scienza dell’impiego delle risorse per soddisfare i bisogni della collettività, sul presupposto della scarsezza di queste risorse. Se le risorse non fossero sempre più scarse dei bisogni, non ci sarebbe economia. Allora, l’osservazione si sposta su un altro problema: quello delle priorità delle soddisfazioni, in funzione dell’importanza dei bisogni. E qui, pare anche a me, che siamo alle solite: quando c’è la necessità di fare economie ( come in realtà è nel momento attuale) la prima cosa che si fa è depauperare l’istruzione in tutti suoi gradi, mentre essa rappresenta uno degli investimenti preliminari più importanti di una società. Quanto alla diatriba sul numero delle maestre, mi pare di avere già accennato la mia opinione. A me pare sia un contrasto fra esigenze pratiche rappresentate sotto altro aspetto. E mi pare ancora che se volessimo trattare il tema sotto quell’aspetto pedagogistico, ci sarebbero valide ragioni da portare a favore di ambedue le tesi. L’argomento dell’antistorico e del nuovo, da solo, non mi sembra decisivo. Il nuovo non è di per sé il meglio, va qualificato per ciò che corregge, se corregge.
    Per quanto riguarda le classi di soli immigrati, leggevo che esse già esistono in Francia dove sono definite “classi di inserimento”, senza che nessuno abbia menato scandalo. Ora non è detto che tutto ciò che fa la Francia sia oro colato, però questo è un segno che un paese con una ben diversa tradizione di immigrazione si è posto il problema pragmaticamente, come conviene alla politca, senza scomodare necessariamente il razzismo.

  35. Le classi di inserimento esistono in Francia dagli anni ’70.
    Io sono d’accordo con la necessità di un periodo di inserimento; farebbe bene al bambino, farebbe bene al gruppo classe, farebbe bene alle maestre.
    Ma se le propone la Lega e le vota questo centrodestra, in questo momento, per me è razzismo, e mi fa schifo.
    Se qualcuno non è d’accordo, pazienza.
    Ognuno si tiene le sue idee.

  36. Graziano, e se puntassimo allora alle classi di inserimento – per mero fine di crescita didattica – indipendentemente da chi le propone ?

  37. For your info.
    Vi copio lettera e relativa risposta del Direttore Vittorio Zucconi tratta da Rep-on-line di oggi.

    SEPARATI, MA INEGUALI
    Caro direttore,
    da immigrato (maghrebino) di prima generazione ho avuto la fortuna di fare le scuole elementari e medie in Italia (correvano gli anni 80) senza passare dalla formula delle classi ghetto che la Lega Nord vuole introdurre. Non credo che il il mio italiano sia particolarmente sgradevole, ho la presunzione di azzeccare qualche congiuntivo e di avere una vaga idea di dove sia la Basilicata. So anche che le 5 giornate di Milano non erano un raduno per gente alla Woodstock e che Gramsci, Enrico Fermi e Primo Levi erano tipi piuttosto in gamba. Poi so anche il Padre Nostro a memoria benchè non dovessi recitarlo alla rottura del digiuno durante il Ranadan altrimenti papà s’incazzava. Ho fatto una classe con solo bambini italiani, con una maestra italiana, una cattolica illuminata e dal cuore d’oro, e mi ricordo nitidamente ancora quel primo giorno in cui piangevo disperatamente tra le bracce di mammà farfugliando parole in arabo che per i miei futuri compagnucci erano ovviamente incomprensibili. Non spiccicavo una parola d’italiano. Ora mangio prosciutto e bevo vino (scusa papà) e come livello d’integrazione mi sembra che ci siamo. Le famiglie degli allora miei compagni di scuola sono diventate amiche della mia famiglia e spesso son venuti in Tunisia a trascorrere le vacanze.
    Ora nemmeno io sono un amante delle scene da libro Cuore, però due parole su questo scempio culturale delle classi separate sentivo il bisogno di dirle.
    Con affetto
    Walid Mokni

    In America questo sistema si chiamava quello del “separati ma uguali”, dove il secondo aggettivo era smentito dal primo. Fare classi supplementari per accelerare l’apprendimento della lingua è utile, a condizione che siano integrate alle altre, come fare ripetizioni di matematica per i più somari. Ma come sempre è l’intenzione che fa l’offesa e sappiamo bene quali siano le intenzioni di questa “deforma”, spacciata per “riforma”. Segregare per poi dire:: “Vedete, quei bastardi non vogliono integrarsi.”

  38. Come dire con una sola parola……………..
    PERFETTO

  39. Perfettissimo.
    Di questi casi ne parlavo ieri o avant’ieri con le ex-maestre di casa, quelle che sono state maestre uniche.
    Secondo il loro “esimio”parere, la maestra unica in questi casi può concentrare meglio l’attenzione sull’integrazione ( forse erano altri tempi, ma ricordo bene mia madre – proprio negli anni’80- portare a casa i primi alunni stranieri o quelli con problemi, affinchè non rimanessero indietro e potessero recuperare le difficoltà… il tutto ovviamente gratis e per passione ).
    La testimonianza di cui sopra parla in un periodo in cui c’era appunto un’unica insegnante.
    C’è un fondo di verità in questa teoria ?

    p.s. il problema delle più maestre, secondo il sottoscritto, è dovuto che ci deve essere un profondo legame tra le stesse per portare avanti un progetto didattico… ho visto casi in cui le une erano in disaccordo con le altre con immancabili ripercussioni sul delicato andamento di una scuola elementare.

  40. Comprendo l’indignazione e il sospetto, che hanno pure le loro ragioni, ma penso che bisogna pensare il problema anche con un po’ di pragmatismo. La situazione descritta dal signore tunisino mi pare positivamente significativa, ma non del tutto omogenea con quella attuale. Egli dice che si era negli anni ’80 e pare di capire che fosse il solo non italiano nella sua classe. Anch’io tra il 1958 e il 60, ebbi alle elementari un compagno inglese. Non ci si faccia fuorviare dal fatto che fosse europeo: non c’è nulla di più distante dalla nostra mentalità di quella inglese; egli parlava comunque un’altra lingua e, per vederle tutte, era anglicano quando non c’era ancora alcun discorso “ecumenico”. Rammento che si chiamava Wilkinson, come le lamette per radersi. Il sullodato Wilkinson, una “lenza” di prim’ordine, imparò subito a comunicare, ovviamente, passando per prima cosa attraverso robuste sventagliate di romanesco antico. Dopo imparammo tutti, italiani e inglese, la lingua, grazie all’opera paziente e sapiente di una formidabile maestra, unica, di grande bontà “severa”, di cui conservo devoto ricordo ( anche se era “sola”, non le mancavano, vi assicuro, tutte le “competenze”, come si dice oggi). Leggo che oggi , invece,ci sono classi in cui i linguisticamente non italiani sono numerosi e oltretutto di svariata provenienza culturale. Converrete che la situazione non è omogenea sia con quella da me descritta, sia con quella testimoniata dal signore tunisino. E che quindi vada affrontata con modi e tecnicità adeguati. Un po’ di “fredda” tecnicità è comunque indispensabile e strumentale ai fini della civiltà, del cuore e della libertà. Io non sono rousseauiano e non credo sinceramente che le cose degli uomini si risolvano da sè per la connaturata bontà degli stessi; e poi vissero tutti felici e contenti. Quindi, penso che, vista la latitudine del problema attuale, modalità e metodi di “inserimento”vadano pensati e trovati, ma non ho specifiche competenze pedagogiche e organizzative per dire esattamente quali debbano essere. Dico questo anche convinto che qualsiasi modo si trovi, sarà passibnile di critica. Però, penso pure che nel fare ciò si debbano tenere chiari alcuni concetti: prima di tutto che le culture sono, per fortuna, tutte diverse e si stimolano a vicenda per ulteriori evoluzioni, sicché non si possono annientare in un calderone unico, indifferenziato e indifferente. Inoltre, che si debba sempre assicurare un comune riferimento che preservi l’uguaglianza nella diversità, e non nella separatezza. Uguaglianza nella diversità che è la sostanza stessa della libertà. L’ecumene romana, con la legge e lo Stato, riuscì a dare questo riferimento comune a un formicolare di culture diverse, fino ad avere imperatori africani, spagnoli, arabi, illirici, ecc. Ovviamente lo fece nei modi e con le concezioni dei suoi tempi. Riusciremo a trovare modi adeguiati ai nostri? Convengo che, coi cervelli che girano, la domanda appare retorica.

  41. Cari Giuseppe e Stefano, e cari tutti, ovviamente, io penso che occorra un po’ di chiarezza.
    Almeno da parte mia.
    Il mio post, che ha suggerito il topic di Marina, non era relativo al problema dell’inserimento dei ragazzi extracomunitari nelle scuole italiane.
    Questa è una problematica, come tante altre, sulla quale si può ragionare, impostare tentativi di soluzione, fare aree test, riprovare, e via dicendo sapendo che, come la gran parte dei problemi complessi, la soluzione trovata sarà sempre, un ragionevole compromesso tra le diverse opzioni.
    Questa modalità ricorre nella vita, delle persone, dei gruppi, delle aziende, delle istituzioni, degli stati.
    Ovviamente per poter trovare quella che io chiamo la soluzione con il ragionevole compromesso sono condizioni necessarie, anche se, a volte non sufficienti, la limpidezza d’animo, la trasparenza dei pensieri, l’onestà intellettuale, la capacità di ragionare sulla complessità, e altre cose ancora.
    Ma, ripeto, qui non si sta parlando (almeno io non sto parlando…) di questo.
    Qui si sta parlando dell’utilizzo, fatto da parte della Lega, e approvato da parte di quasi tutto il centrodestra, di questa problematica ad esclusivi fini elettorali e che, ripeto, ripeto, ripeto, a mio parere nascondono una mentalità razzista.
    E, ripeto ancora, a me fa schifo.

  42. Tonto sì, ma non a sufficienza per non capire che tu alludessi al grande sbraccio culturale e alla raffinata speculazione e azione politica soprattutto del partito che hai segnalato. Seppure ho motivi per essere, in gran parte, d’accordo con te, ho cercato di attenermi al tema, anche perché, sviscerando questo, si potevano criticare contemporaneamente anche quelle posizioni. Ed anche perché, Lega a parte, il problema esiste e l’eterogenesi dei fini talora può portare a esiti utili. Vero è che da preupposti cretini escono per lo più risultati dello stesso genere.

  43. Continuo a concordare, e per inciso proprio oggi parlavo della situazione francese con una ragazza italiana che ha fatto tutte le scuole in Francia.
    Esistono sì classi per gli stranieri, ma temporanee,il bambino/ragazzo che arriva e non parla la lingua viene inserito in queste classi, dove con un programma intensivo viene messo in grado di studiare e comunicare con gli altri.
    Dopodichè viene inserito nel normale circuito scolastico, normalmente la permanenza in queste classi è di qualche mese.
    Insomma la classe speciale serve per aiutare gli stranieri ad inserirsi più velocemente e non per creare un ghetto come sono sicuro vorrebbero le anime belle della lega nord

  44. Roma, 20 ott – ”Forse si sarebbe dovuto usare un termine diverso. Classi ponte fa pensare a luoghi separati, a classi di serie A e di serie B”. Se e’ un dietrofront quello del ministro Gelmini lo capiremo non appena il governo si trovera’ a rispondere alla mozione votata dalla Camera che chiede classi-ponte per gli alunni stranieri che non conoscono la lingua italiana. Gli immigrati frequenteranno ”normalissime classi a cui bisognera’ aggiungere dei corsi di lingua italiana”, spiega sul Corsera la Gelmini che ieri a Milano ha incontrato i giovani padani.

    Ci prendono in giro.

    – Prima fanno fare la schifezza a qualche utile idiota (il parlamentare pdl che ha inserito la norma salva ladri nel decreto Alitalia il leghista che propone le classi differenziate)

    – Poi, se la cosa non passa perché la protesta è, praticamente, di massa, allora fanno i galli (se non si toglie questa regola me ne vado, diceva Tremonti) e ci dicono che abbiamo frainteso

    A Milano noi diciamo “se la va la gà i gamb” e io, in italiano (piano…) rispondo: fanculo!

  45. io sono la signora misericordia sto sento di dare testimonianza di come sono tornato mio marito , ci siamo sposati per più di 2 anni e abbiamo ottenuto due bambini . cosa andavano bene con noi e noi siamo sempre felici . finché un giorno mio marito ha iniziato a comportarsi in un modo che non riuscivo a capire , mi è stato molto confuso dal modo in cui me ei bambini che curare . nello stesso mese egli non è venuto di nuovo e mi ha chiamato che vuole il divorzio , gli ho chiesto che cosa ho fatto di male per meritare questo da lui , tutto quello che stava dicendo che lui vuole il divorzio e che lui mi odia e non vuole di vedermi di nuovo nella sua vita , ero pazza e anche frustrato non so cosa fare , ero malato per più di 2 settimane a causa del divorzio . Io lo amo così tanto che era tutto per me senza di lui la mia vita è incompleta . Ho detto a mia sorella e lei mi ha detto di contattare un mago , non ho mai credo in tutta questa magia colata di una cosa . ho appena
    vuole provare se qualcosa verrà fuori di esso . Ho contattato DR . omoba per il ritorno di mio marito per me , mi hanno detto che mio marito sono state prese da un’altra donna che ha gettato un incantesimo su di lui è per questo che mi odia e ci vuole il divorzio . poi mi hanno detto che hanno per lanciare un incantesimo su di lui che lo farà tornare a me e ai ragazzi , hanno gettato l’incantesimo e dopo 3 giorni mio marito mi ha chiamato
    e mi ha detto che io lo dovrei perdonare, si stabilì a chiedere scusa al telefono e ha detto che mi ami ancora , che non sapeva cosa succederà a lui che mi ha lasciato . era l’incantesimo che il santuario dottor omoba colato su di lui che lo ha fatto ritorno a me oggi , io e la mia famiglia ora sono di nuovo felice oggi. grazie DR . omoba per quello che avete fatto per me, mi sarebbe stato nulla oggi, se non per il vostro grande incantesimo. voglio
    i miei amici che passano attraverso questo tipo di problema dell’amore di ottenere indietro il loro marito, moglie , o ex fidanzato e fidanzata di contattare dromobaspellhome@gmail.com e vedrete che il vostro problema sarà risolto .

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