VERITA’ MASCHILE

Un uomo a me molto caro in vena di verità, una sera d’estate al ristorante. E’ così difficile, per loro, mi dice -più difficile che per noi donne- accettare che il tempo passa. “Voi avete la maternità. Per noi non c’è niente di così saldo a cui aggrapparci”. Un rampicante senza sostegno, ai quattro venti.. E noi invece, piantate nel nostro bizzarro baricentro extracorporeo, quelle nostre creature in giro per il mondo. Il loro imperioso dettato biologico: assicurare un futuro ai propri geni, spargendo più seme possibile in ogni terra fertile. E il nostro, invece, che si appaga di una semina o due, e del confortevole nido che gli si fa intorno.
Mi dice quell’uomo che vedere la propria compagna invecchiare –sempre bella, certo, sempre seducente, e sempre più elegante, con il grande charme dell’esperienza accumulata, ma via, diciamo le cose come stanno: infeconda- è una cosa dura da sopportare. Per loro, che pure a parità di charme e di esperienza restano fecondi come ragazzi. Sento empaticamente quello che dice. Cerco immaginare quello che prova, e mi pare di riuscirci. Dovrei arrabbiarmi, per questa dichiarazione di disparità. E invece no. Una grande, complice tenerezza mi invade.
Le ragazze abbronzate fanno il loro struscio serale, rilucenti di estrogeni. Gli uomini le guardano. Le guardo anch’io. Sono bellissime. Dovrei provare invidia per il loro intoccato splendore. Sento la loro trepidazione, invece. Le incertezze e le meraviglie della vita che le aspetta. La tenerezza si moltiplica. Sono tutte mie figlie.
Sarà che alla parità non ho mai creduto. Né alla simmetria, né ad alcuna forma di complementarietà. Siamo diversi, donne e uomini. Possiamo tutt’al più sperare di farci un po’ di buona compagnia, di stupirci e di poter sorridere per l’irriducibilità della nostra differenza.
Prendo al braccio il mio compagno, come per consolarlo. Passeggiamo verso uno strapiombo sul mare nero, le luci delle barche in rada. Le stelle ci guardano immote. Ne avranno per qualche altro miliardo di anni. Noi per molto meno.  Eppure ho molta tenerezza anche per loro. Mi sento madre anche delle stelle, questa sera.

(pubblicato su Io donna – Corriere della Sera il 18 ottobre 2008)

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3 Risposte

  1. “L’unico vero regalo che ogni giorno la vita mi offriva era lì davanti a me. Il mare, il cielo. A perdita d’occhio. Con quella luce sempre uguale a nessun’altra che nasceva dall’uno e dall’altro. Spesso mi accadeva di pensare che stringere il corpo di una donna era, in qualche modo, trattenere su di sè quella gioia ineffabile che scende dal cielo verso il mare”.
    (Jean-Claude Izzo, Solea, ed.e/o, 2000)

  2. sig.Terragni,leggendo “io donna”insieme al”CORRIERE”sono sempre ammirato dai suoi scritti.Hanno una leggerezza ed insieme una profondità che mi affascina.Tra quelle righe riscopro il piacere di ripensare a cose che credevo non mi interessassero più.A sessant’anni suonati mi sono innamorato,letteralmente,. di lei.
    complimenti ed auguri
    mimmo

  3. Grazie, allora qualche chance l’ho ancora…

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