QUESTO SILENZIO

Adesso gli studenti si agitano, e anche gli insegnanti: unici segnali di conflittualità sociale che abbiamo visto, in mesi piuttosto difficili per tutti. E sempre più difficili, a quanto pare. Dove vanno, dove si convogliano tutte le energie che in altri tempi avrebbero dato luogo ad agitazioni e sommovimenti? Per amore di chiarezza: non sono rammaricata del fatto che le piazze non sono piane. Anzi. Per quello che mi riguarda -parlo proprio per me personalmente- le piazze non le ho mai amate. Ma non posso esimermi dal “sentire” questo grande silenzio, dall’interrogarlo e dal chiedermi che cosa ci sta dicendo, che cosa significa e a che cosa prelude. Forse non si crede più alla protesta politica? O a quelle forme della protesta? Come si esprimono e a che cosa danno luogo la fatica, il disagio e la disillusione?

Ascoltando in tv da Marco Travaglio, questa sera, gli impressionanti numeri della cosiddetta “casta”, che ingoia e sperpera una quantità sempre maggiore di risorse pubbliche, una pozzo senza fondo, mentre noi tutti ci contiamo gli euro in tasca, la domanda si è fatta ancora più urgente.

COME SI FA?

Stamattina, di passaggio da un bel mercatino di Milano -via San Marco- ho comprato in tre diversi banchetti due maglie e una borsa. Solo tornando a casa, sul metrò, mi sono resa conto del fatto che nessuno dei tre commercianti mi aveva rilasciato scontrino fiscale. Soprattutto, mi sono resa conto che non me ne ero resa conto, quindi che sono in qualche modo assuefatta all’evasione.

Perché nessuno controlla? Perché tanti commercianti si sentono nel diritto di evadere? (penso a una signora, per esempio, che fa tantissimi soldi con i suoi bijoux, è sempre pronta a farti noiosissime lezioni di democrazia, vota centrosinistra, ed evade costantemente). Come possiamo rieducarci, su questo fronte, e chiedere garbatamente ricevuta per ogni spesa, senza sembrare ostili?  Qualcuno di voi ha in mente una formula garbata e civile che ci consenta di ricordare al commerciante o al professionista che deve pagare le tasse, pur senza precluderci la possibilità di tornare a servirci da lui? E infine: come si fa a diffondere capillarmente questa attenzione?

Attendo idee

P.S: Per favore, attenetevi all’argomento del post, con interventi veloci. Per ragioni di leggibiliità, se avete altri argomenti di discussione da proporre, fatelo in coda ai vostri commenti. Grazie

PER FAVORE, CONTINUATE

Il vostro dibattito sulla politica (chi fa la società, e qual è allora il compito della politica) è di estremo interesse. Per favore, Federica, Graziano e chiunque altro voglia,  continuate, e andateci dentro, senza inibizioni, rompendo anche il tabù di non poter criticare la democrazia rappresentativa. Parlate creativamente della politica. Fate partecipare anche i vostri cari e amici, e riportate qui quello che vi dicono. Grazie.

Hillary: un non-sogno finito

Erica Jong dice che questo dovrebbe essere un giorno di lutto per tutte le donne. In parte si deve darle ragione. Con la sconfitta di Hillary muore una speranza che in realtà non è mai del tutto nata, un sogno che le donne non hanno abbastanza sognato. La sua candidatura non è mai stata sostenuta da un forte movimento femminile. Hillary ha ballato da sola, e molte cose non le sono state perdonate. L’essere la moglie di un presidente, per cominciare. Ma soprattutto la qualità “maschile” della sua straordinaria ambizione, tutta una vita giocata su questo tavolo.
Simbolicamente con Hillary muore l’emancipazione, affonda definitivamente la nave che ci ha portate tutte fin qui, e che merita senz’altro bandiere listate a lutto, ma che è pronta per essere smantellata, perché non ci potrà condurre un solo miglio più in là.
Da oggi la domanda sul potere delle donne, sulle sue regole e sulla sua morfologia, diventa ineludibile. La ricerca si fa più stretta, improrogabile, consapevole. Si tratta di sapere e voler vedere che cosa nasce, in questo giorno di “lutto”. E io credo che da questa disillusione definitiva possa anche nascere più libertà femminile.

QUANDO LA POLITICA CI DISPREZZA

Sto parlando al telefono con un deputato (o con una deputata, non ne dirò il nome né il sesso) di un grande partito (anche qui, omissis) di uno dei due grandi schieramenti (idem). Ho bisogno di qualche chiarimento su alcuni punti di programma. Alla mia seconda domanda, clic. La comunicazione si interrompe. Ho proprio la sensazione che mi abbia appeso il telefono in faccia. Non perché io sia stata sgarbata, tutt’altro. La ma sensazione è che il deputato/a in questione non sapesse nulla di quel punto di programma, punto forse complesso ma molto significativo. Richiamo, e mi risponde l’addetta stampa che con la massima cortesia mi informa del fatto che il deputato/a è stata improvvisamente chiamato/a in una riunione. Alle sette di sera. “Sa, sono giorni un po’ così”. Io però dovrei completare la  conversazione. Quando posso richiamare? “Senta” mi fa l’addetta “perché non mi invia le domande via email? Per domattina le faccio avere tutto”. Cerco di non fare mai interviste via email. Ma ho fretta, e date le circostanze… La mattina dopo le risposte arrivano. Qualche giorno fa vedo sul giornale che il deputato/a figura nella rosa dei papabili ministri del suo schieramento. Se la sua parte politica vincerà la competizione elettorale è facile che ci beccheremo le sue prestazioni, per quale ministero non si sa.
Forse faccio male a dare tanta importanza a certe cose. Le scelte di fondo per il paese, nessuna illusione, non si fanno certo più lì, nelle istituzioni rappresentative, schiacciando un bottone. E comunque fin dalla composizione delle liste elettorali e salvo lodevoli eccezioni, tutto il potere è dei partiti. Il singolo può poco. Anche quel ministro/a farà quello che gli/le diranno di fare. Eppure mi dispiace tanto, ma proprio tanto, che messi come siamo, una barca che fa acqua da tutte le parti, si distribuiscano gli incarichi con tanta leggerezza. Che uno/una che dimostra tanta incompetenza non solo venga proposto agli elettori, ma addirittura premiato/a con un incarico tanto importante. Sono molto dispiaciuta che la gente di questo paese, con tutta la fatica che fa ogni giorno, venga gestita con tanta irresponsabilità e con tanto sprezzo.
(pubblicato su “Io donna”-“Corriere della Sera”)