COLPA VOSTRA

Solo il 15 per cento dei gestori americani di fondi sono donne. Quelli che hanno combinato questo global mess, questo immane casino, sono praticamente tutti uomini. Sono loro ad aver montato all’inverosimile quel poco di panna montata, che è rimasta quella poca che era, e anzi è diminuita. Ma siamo soprattutto noi a combattere per la spesa e a tirare la coperta che scappa via da tutti le parti.

C’è grande rabbia, tra le donne, anche tra le più semplici, inferocite per quello che questi maschi avidi e scriteriati hanno combinato. La rabbia non è un gran sentimento, ma può essere un ottimo carburante.

Che non pensino, adesso, di ricominciare daccapo senza di noi. Che non pensino di relegarci ancora in quel piccolo dell’economia domestica da cui, peraltro, siamo uscite da tempo.

Una lettura sessuata di questa catastrofe è indispensabile, anche se non la troverete su nessuna prima pagina. Adesso si deve uscirne insieme, uomini e donne, nel bene e nel male.

E se vi pare una lettura femminista, ebbene, lo è.

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FIORI DI AUSCHWITZ

Dai vostri commenti al mio post mi pare di poter dedurre una visione piuttosto romantica del bene, come qualcosa di lontano e astratto a cui tendere senza arrivarci mai davvero. Ma io intendevo dire invece che il bene è sempre qui, insieme al male, in ogni istante, e che gli si deve fare largo, tendendo tutti i sensi per scovarlo e attivando tutte le nostre risorse per farlo fiorire. Dentro di noi, prima di tutto, perché possa rampicare dovunque attaccandosi alle nostre relazioni con gli altri e con il mondo. La metafora del rampicante non è per caso e rivolgo ancora il mio pensiero a Etty Hillesum, la mia maestra ragazzina morta tanto presto ad Auschwitz, che del bene parla così:

“Il gelsomino della casa è completamente sciupato dalla pioggia e dalle tempeste degli ultimi giorni, i suoi fiori bianchi galleggiano qua e là sulle pozzanghere scure e melmose (…) ma dentro di me esso continua a fiorire indisturbato, esuberante e tenero come sempre, e spande il suo profumo tutt’intorno alla tua casa, mio Dio”.

Non sentite anche voi la fragranza del gelsomino di Etty, anche se quel profumo sembra non esserci mai stato davvero, o non esserci più? C’è a questo mondo un fiore che profumi più intensamente di quel gelsomino fatto vivere a ogni costo e con caparbia fiducia dentro di sé?

QUASI SANTI

Se imparassimo che la vita non ha inizio -è cominciata, a un certo punto, e non è più finita- e quindi non ha fine, e noi siamo parte di questo tutto che fluisce, ne siamo manifestazioni temporaneamente individuate, e il tempo -quindi la fine- riguarda solo i fenomeni che siamo e non questo tutto; e se non permettessimo al pensiero del futuro di sbranare il presente, lasciando che il qui e ora si dilati, sottratto alla tirannica illusione del tempo, fino a somigliare all’eternità di cui è intessuto. Se noi imparassimo queste due cose e le tenessimo entrambe sempre ben presenti, con l’aiuto di quotidiane pratiche di consapevolezza, le nostre vite ne sarebbero drammaticamente mutate, e con esse il mondo. Ma si deve essere quasi santi per arrivare a questo punto, e la santità non è troppo up-to-date.

NON SONO D’ACCORDO

Noto questo: che nei blog e nei dibattiti in generale, spesso le persone sprecano un sacco di tempo, di spazio e di energie per dire che non sono d’accordo. Tizio che non è d’accordo con Caio, il quale non era d’accordo con Sempronio, in una catena infinita di disaccordi.

Credo che sarebbe più proficuo occupare lo spazio -meno spazio possibile- e investire le proprie energie in modo pro-positivo. Dire semplicemente la propria sulla questione che si sta discutendo, aggiungendo argomenti, e non cercando di distruggere quelli degli altri. O semplicemente provare a raccontare qualcosa di interessante che è capitato, meglio se bello e luminoso.

Per esempio ieri sera, nel piccolo borgo ligure dove mi trovo, ho assistito a una commovente rappresentazione di “Antigone”. Gli attori non erano professionisti -tranne un paio, forse-, la tecnica non era perfetta, la dizione neppure, e di tanto in tanto un gatto si faceva una passeggiata sul palcoscenico. Ma tutti, pubblico e attori, erano talmente dispiaciuti per la sorte che ingiustamente toccava a quella povera ragazza, e indignati per la ferocia di Creonte, e commossi per la disperazione di Emone -un ragazzone in gonnella, con un forte accento ligure-, che Antigone era lì con noi, il suo spirito era vivo, la rappresentazione un’esperienza davvero catartica. Le prime rappresentazioni del testo di Sofocle non dovevano essere molto diverse.

E poi voglio offrirvi, stamattina, una pensiero di Etty Hillesum, su cui meditare:

“Quanto faccio è hineinhorchen (prestare ascolto: mi sembra che questa parola sia intraducibile). Presto ascolto a me stessa, agli altri, al mondo. Ascolto molto intensamente, con tutto il mio essere, e tento di immaginare il significato delle cose. Sono sempre molto tesa e molto attenta, cerco qualcosa, ma non so che cosa”.

Buona giornata a tutti.

SOTTO LA PELLE, NIENTE

Leggo, e vedo in un reportage fotografico alquanto spietato, che Jennifer Lopez non “passa” la prova costume. E’ in Italia, ospite sulla barca dei suoi amici Dolce & Gabbana. Pallida, cellulite sulle cosce, il famoso sedere che non sembra più lui ma quello di una qualunque sposa latina. Anche il costume non è granché. La foto ingrassa, ma non si può dire che J Lo sia snella.

Per quello che ne so la ragazza non dev’essere lontana dalla quarantina, ha partorito da qualche mese un paio di gemelli e verosimilmente li attacca al seno. In tempi non lontani l’opimo splendore di una donna che allattava era la bellezza femminile al suo trionfo. Oggi non c’è niente di più antiestetico di una mamma. A meno che -vedi Victoria Beckham, sempre più magra dopo ogni parto- le sue ossa non tornino a liberarsi in fretta di ogni residuo di carne. Sotto la pelle niente, salvo due enormi protesi esteticamente corrette al posto dell’odiosa ghiandola mammaria.

SCRIVE VANESSA

“…di che ti stupisci: non volevamo la parità dei sessi, noi donne??? eccoci accontentate, più di così… si MUORE…”, scrive l’amica Vanessa a proposito di Marisa Bellisario che “è morto”.

Carina la boutade, ma una cosa seria va detta: che essere davvero pari non vuol dire poter stare al mondo, anche le donne, da uomini, ma avere pari opportunità di esistere liberamente, ognuna e ognuno secondo il sesso a cui appartiene. Non dover più diventare uomini, per essere libere, detto alla buona e in sintesi. Ma ci ho messo un libro intero per spiegare ciò che intendo.

Buon sabato a tutte e tutti. Sembra un po’ meno caldo, se Dio vuole.

DARE UNA MANO AGLI UOMINI

Buongiorno a tutti! Sugli uomini: Cristiana si domanda “quando inizierà il noi due?”.  E un’altra -o altro- che non trovo più, cito a memoria, si chiede se le donne non possano dare una mano agli uomini, visto come sono messi.

In generale credo che si possa dare una mano a qualcuno solo quando lui stesso: ha riconosciuto di avere un problema; intende capirne la natura; è determinato a risolverlo. Tre condizioni irrinunciabili, che mi pare non si verifichino così facilmente nel caso di quella che grossolanamente definiamo la “crisi maschile”. Diciamo che al momento siamo fermi al primo stadio: ho un problema. Da cui consegue tutta la rabbia e tutto il dolore che vediamo e patiamo, donne e uomini insieme, anche se ciascuno per conto suo. Alla seconda domanda -che problema ho?- spesso gli uomini rispondono: il problema sei tu. Tu con la tua libertà, la tua autonomia -non posso dominarti più- e il fatto che mostri di non avere più bisogno di me, e vuoi tagliarmi fuori dalla tua vita -non sai più essermi madre-. Siamo incistati e incistate qui, mi pare.

Ma sempre sul dare una mano: anche nei rari casi in cui la domanda di aiuto viene espressa, io ci andrei molto piano. Il territorio maschile non può essere invaso. Non possono essere le donne a dire che cos’è un uomo, e che cosa diventa, privato di quello che è sempre stato il nucleo forte della sua identità, il dominio sulle donne. Le donne possono solo dire sempre meglio che cos’è una donna, praticare intensamente la propria differenza femminile. E’ solo così che la differenza maschile può delinearsi, prendendo il posto di quell’assoluto che l’uomo ha sempre ritenuto di essere.

P.S. Un pensierino sulla maturità: è sempre stata materia di brutti sogni ricorrenti, Andreina. Tocca qualcosa di molto profondo, a quanto pare. Anche se è vero: a cinquant’anni, uno si meriterebbe di fare incubi su qualcos’altro. E invece continuiamo a covare (in-cubare) quella terribile iniziazione, senza che ne nasca finalmente qualcosa di nuovo.