QUESTO SILENZIO

Adesso gli studenti si agitano, e anche gli insegnanti: unici segnali di conflittualità sociale che abbiamo visto, in mesi piuttosto difficili per tutti. E sempre più difficili, a quanto pare. Dove vanno, dove si convogliano tutte le energie che in altri tempi avrebbero dato luogo ad agitazioni e sommovimenti? Per amore di chiarezza: non sono rammaricata del fatto che le piazze non sono piane. Anzi. Per quello che mi riguarda -parlo proprio per me personalmente- le piazze non le ho mai amate. Ma non posso esimermi dal “sentire” questo grande silenzio, dall’interrogarlo e dal chiedermi che cosa ci sta dicendo, che cosa significa e a che cosa prelude. Forse non si crede più alla protesta politica? O a quelle forme della protesta? Come si esprimono e a che cosa danno luogo la fatica, il disagio e la disillusione?

Ascoltando in tv da Marco Travaglio, questa sera, gli impressionanti numeri della cosiddetta “casta”, che ingoia e sperpera una quantità sempre maggiore di risorse pubbliche, una pozzo senza fondo, mentre noi tutti ci contiamo gli euro in tasca, la domanda si è fatta ancora più urgente.